Se non cresce, il Trentino crolla

Lo dico da avversario politico, sconfitto un anno fa. Il Trentino non può permettersi il fallimento della giunta Fugatti sul decisivo terreno della politica economica e sociale. Tra quattro anni si ritroverebbe davvero più piccolo e più solo. Forse in modo irreparabile.
Giorgio Tonini, 26 novembre 2019


Perché questo non accada, tutti devono fare la loro parte, in modo propositivo e costruttivo. Anche l'opposizione, che non può limitarsi, come troppe volte è accaduto nelle precedenti legislature, a paralizzare il Consiglio con migliaia di emendamenti ostruzionistici, finalizzati solo a strappare qualche concessione particolaristica.
A sua volta, la Giunta provinciale deve mostrare capacità di governo, superando la fase infantile dell'opposizione a chi c'era prima. E capacità di ascolto e di dialogo: con le parti sociali, i sindaci, le minoranze consiliari. Soprattutto, il presidente deve dare prova di coraggio e di ambizione.

Perché non viviamo tempi ordinari. Siamo nel pieno di una grande trasformazione e nel giro di pochi anni potremmo ritrovarci più forti, o invece drasticamente indeboliti, a seconda delle scelte che sapremo compiere oggi. A cominciare dalla manovra di bilancio 2020-22, attualmente all'esame del Consiglio provinciale. Una manovra importante: perché è la manovra della legislatura, quella che darà l'impronta al lavoro di un quinquennio.
Dalla prima fase del confronto in Consiglio, devo dire di essere uscito con sentimenti contrastanti. Per un verso, confortato dall'accuratezza e dall'onestà intellettuale dell'apparato previsionale. Per altro verso, devo dirlo con franchezza, preoccupato per la debolezza, la frammentazione e la rassegnata modestia degli impegni programmatici.

Il quadro tendenziale dell'economia reale e della finanza pubblica del Trentino, inserito nel più ampio contesto nazionale e internazionale, è descritto, dalla Nota di aggiornamento al Documento provinciale di economia e finanza (NADEFP), con grande lucidità e realismo. Si lamentano, con parole tutt'altro che scontate per un documento ufficiale di una Giunta a guida leghista, gli effetti perversi sugli scambi internazionali delle politiche protezionistiche della amministrazione Trump e della Brexit. Mentre si trae motivo di sollievo dal drastico calo dello "spread", reso possibile dal cambio di governo che ha "dissolto" "le preoccupazioni in merito alla collocazione internazionale del Paese e alla tenuta dei conti pubblici". E tuttavia, le previsioni restano pessimistiche, per l'Italia e ancora di più per il Trentino. Se nel 2018, certifica la Giunta Fugatti, la nostra provincia è cresciuta il doppio dell'Italia (1,6 contro 0,8), nel 2022 si prevede che il differenziale positivo col resto del Paese si ridurrà, fino quasi ad azzerarsi (1,1 contro 1,0). E poiché l'1 per cento dell'Italia è la media tra Nord e Sud, l'1,1 del Trentino collocherebbe la nostra provincia in coda alla classifica delle regioni del Nord. D'altra parte, è difficile attendersi performance stabilmente migliori da un sistema produttivo nel quale permangono gravi elementi di arretratezza strutturale. Il 79 per cento dei beni e servizi prodotti in Trentino, si legge nella NADEFP, ha come destinazione il mercato locale, solo il 14 per cento quello italiano e il 7 quello estero. Risultato: "la quota di valore aggiunto attivata dalle esportazioni", per il Trentino si ferma al 10 per cento, lontana dall'Alto Adige e dal Veneto e inferiore perfino alla media nazionale (11,2).

Se l'economia reale piange, la finanza provinciale non ride. Tutt'altro. Per effetto dell'esaurirsi degli arretrati dovuti dallo Stato, dice la Nota, il bilancio della Provincia perderà nel 2022 circa 370 milioni, passando dagli attuali 4,7 a 4,3 miliardi. A meno che, dice sempre la NADEFP, non si verifichi una "significativa ripresa della dinamica dell'economia del territorio". In altre e crude parole, senza una più forte crescita dell'economia, a fine legislatura non potremo più permetterci gli attuali livelli di servizi pubblici e gli standard di benessere sociale che sono il vanto del nostro autogoverno.
Naturalmente, delle nubi che oscurano l'orizzonte e anche delle debolezze strutturali della nave trentina, non può essere chiamata a rispondere una Giunta provinciale che governa la nostra autonomia speciale da appena un anno. Ma al capitano della nave si può e si deve chiedere di indicare una rotta che ci consenta di evitare la tempesta e di trovare vento buono per le nostre vele. Altrimenti, la manovra pluriennale di bilancio non sarà una manovra, ma un lasciarsi andare alla deriva, limitandosi a confidare nella buona sorte.

Per come è uscita dalla Commissione, purtroppo la manovra è, in effetti, una deriva. Non c'è un solo obiettivo programmatico tradotto in un impegno numerico. Non c'è, in particolare, un obiettivo di crescita che si discosti dal preoccupante dato tendenziale. La nave trentina fa rotta verso la tempesta, ma non è prevista alcuna esplicita correzione. A chi dall'opposizione ha chiesto spiegazione di questo vuoto programmatico, il presidente ha risposto con un elogio del pragmatismo. Anche a me piace il pragmatismo. Ma in politica economica, pragmatismo significa numeri, non parole. Al Trentino serve un obiettivo numerico di crescita a fine legislatura, per sfuggire alla dispersione impotente dei micro interventi di corto respiro, anno su anno, e per costruire invece, attorno ad un traguardo unificante, le necessarie coerenze di medio termine da parte di tutti gli attori: gli assessorati provinciali, i comuni, le parti sociali.
Qual è l'obiettivo programmatico di internazionalizzazione delle nostre imprese e quello di incremento del loro valore aggiunto? Qual è l'obiettivo programmatico di valorizzazione del capitale umano oggi costretto ad emigrare per carenza di sbocchi occupazionali in particolare di terziario avanzato? Qual è l'obiettivo programmatico di impiego di manodopera immigrata compatibile con tassi di crescita più vivaci? Quali sono gli obiettivi programmatici di ristrutturazione della forza lavoro provinciale che ci consentano di non sprecare l'occasione dell'attuale elevato turn over per innalzare significativamente il livello di produttività del nostro sistema pubblico?
Per il bene del Trentino, mi auguro che il presidente si presenti in Consiglio forte di risposte puntuali a domande come queste. In caso contrario, la manovra rischierà di assomigliare al famoso "facite ammuina": una pittoresca usanza della Marina borbonica, basata su un gran movimento a vuoto da parte di tutti. Divertente da vedere quando si è al sicuro nel porto, inquietante in mare aperto con una tempesta all'orizzonte.


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