Il Trentino rinuncia a 1 milione di euro (dell'Europa) pur di non integrare nessuno. Zeni: ''Condotta criminale a danno di tutta la comunità''

I fondi già intercettati dalla vecchia giunta rifiutati dal dipartimento salute e politiche sociali della Pat. L'allarme arriva da Cnca Trentino Alto Adige, Consolida, Cgil, Cisl e Uil del Trentino e Fondazione S.Ignazio: ''Scelta inconcepibile. Questo solo per pregiudizio, paura elettorale, tornaconto localistico. Si sarebbero potute reimpiegare tante persone''. L'ex assessore: ''Questo è forse l’atto più grave, violento, sprezzante e dannoso che la giunta abbia fatto''.
Luca Pianesi, "Il Dolomiti", 5 settembre 2019

 Rinunciare a 1 milione di euro perché piuttosto che provare a integrare qualcuno meglio perdere i finanziamenti per tutti? A quanto pare la giunta Fugatti c'è riuscita. D'altronde se ai comizi pubblici ci si vanta di non far più fare volontariato a qualche decina di richiedenti asilo che prima andavano nelle case di riposo a fare conversazione con gli anziani, si capisce che è possibile anche rifiutare delle risorse che, magari avrebbero fatto lavorare dei trentini. L'obiettivo, però, sarebbe stato quello di aiutare gli immigrati, quindi: no grazie. Li teniamo comunque sul territorio ma preferiamo non fargli fare niente piuttosto che integrarli. 

 

Sarebbe, infatti, stata firmata la ''Nota di rinuncia al Ministero'' da parte del Dipartimento salute e politiche sociali della Pat rispetto all’attuazione di due progetti già finanziati dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno. Un fondo già stanziato dal ministero per un totale di oltre 60 milioni (il Fami è istituito dal Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014) destinato alla gestione dell'accoglienza dei profughi. Alla Provincia di Trento spettavano due grossi finanziamenti intercettati dalla giunta precedente: uno da 538.000 euro e l'altro da 491.130,7 euro (si veda le tabelle qui sotto).

 

Ma qui arriva l'inghippo: pur di soddisfare la 'pancia' del proprio elettorato l'apparato leghista che guida il Trentino, come risaputo, ha sì tenuto sul territorio i richiedenti asilo (infatti i dati del ministero dell'Interno mostrano chiaramente che i rimpatri durante l'epoca Salvini sono stati inferiori sia a quelli della fase Gentiloni che di Renzi: da giugno 2018 a giugno 2019 Salvini ha fatto 7.286, due anni prima erano stati 7.383 e l'anno scorso 7.981 QUI APPROFONDIMENTO) ma decidendo di smantellare qualsiasi iniziativa civile di integrazione. E allora piuttosto che far loro dei corsi d'italiano, spiegargli qual è la nostra cultura, promuovere iniziative di socializzazione interculturale meglio rinunciare.

 


 

L'allarme arriva da Cnca Trentino Alto Adige, Consolida, Cgil, Cisl e Uil del Trentino e Fondazione S.Ignazio che spiegano come i ''progetti avevano già visto svolgersi precedenti edizioni sul territorio provinciale mediante il coordinamento del Cinformi. Attraverso corsi di insegnamento alla lingua e cultura italiana per le persone straniere, nonché iniziative di dialogo e socializzazione interculturale, avevano trovato ampio riconoscimento e auspicio di prosecuzione presso tutti gli enti coinvolti del territorio (Comuni, Comunità di Valle, Istituti scolastici, Associazioni di promozione sociale e culturale locali…). Sottolineiamo che destinatari delle iniziative sono stati in questi casi immigrati di prima generazione, tra cui prevalentemente donne in situazione di isolamento sociale, che vivono in maniera stabile nei piccoli paesi della nostra provincia, e che hanno usufruito di competenze linguistiche e di cittadinanza preziose mirate alla socializzazione e all’inserimento nella vita sociale della comunità''.

 

''Risulta dunque inconcepibile la rinuncia a tale forma di finanziamento già prevista - spiegano ancora sindacati e associazioni -, se non per prese di posizione aprioristiche, senza alcuna base di ragionevolezza, che nulla hanno a che fare con il bene collettivo e l’utilizzo consapevole dei fondi a disposizione. Non si tratta qui di spostare infatti delle risorse esistenti in altro modo (tesi già ampiamente miope tra l’altro), ma di rinunciare in toto a fondi già stanziati che non verranno quindi erogati. Questo solo per pregiudizio, paura elettorale, tornaconto localistico, che non rendono certo un servizio al nostro territorio''.

 

 

''Questo è forse l’atto più grave, violento, sprezzante e dannoso che la giunta della Lega Salvini ha fatto in questo anno di governo del Trentino - commenta Luca Zeni ex assessore che di questi temi si è occupato nella passata legislatura -. La Provincia di Trento, con la giunta precedente “buonista e comunista”, come direbbero loro, nella gestione dell’accoglienza dei profughi, ha partecipato a dei bandi del ministero dell’interno finanziati dall’Unione europea. In totale 1 milione di euro per attività di formazione e integrazione. La giunta leghista ora che fa? Rinuncia ai soldi''.

 

''Ma maledizione - aggiunge Zeni - lasciamo da parte i dibattiti ideologici, le argomentazioni etiche, stiamo parlando di persone presenti in Trentino. Che in parte più o meno alta ci rimarranno. Più li formi e integri ora, più possibilità di essere lavoratori utili alla comunità avranno poi. Meno fai ora, più saranno un problema a carico della comunità poi, con costi a carico del bilancio della Provincia, voce “attività sociali”. Ma facciamo finta che non si voglia comunque investire, perché preferiamo dire “prima i trentini”: ecco, qui parliamo di soldi europei, che non possono essere usati per nient’altro''.

 

Il tutto, ovviamente, mentre un centinaio di ''trentini'' che prima lavoravano nell'ambito dell'accoglienza curando proprio questi percorsi di integrazione sono rimasti senza lavoro per la scelta tutta politica della giunta Fugatti. ''Tali progetti avrebbero potuto costituire un canale di reinserimento per insegnanti e lavoratori dell’accoglienza - aggiungono sindacati e associazioni - che hanno visto il proprio rapporto di lavoro interrotto o ridimensionato a seguito dei recenti provvedimenti in materia di richiedenti protezione internazionale. Chiediamo dunque di scongiurare lo spreco di un’opportunità a tutti gli effetti già a disposizione del territorio che non comporterebbe alcun tipo di aggravio economico per l’amministrazione locale, ma solo benefici e possibilità anche di implementare nuovi modelli di integrazione per le persone straniere''.

''Questa non è politica - conclude Zeni -. Questa è condotta criminale a danno della comunità trentina e mi assumo pienamente la responsabilità delle mie affermazioni''.