Elezioni comunali e il futuro di una città

Sarebbe interessante conoscere oltre agli orientamenti del voto anche le motivazioni che portano gli elettori a non votare o a votare per qualcuno. Capire ad esempio quanto in un voto amministrativo contino gli orientamenti politici, le scelte di campo a livello nazionale e quanto contino il giudizio sugli amministratori e sui nuovi candidati. Nelle ultime elezioni politiche ad esempio non c'è stata sempre una coincidenza tra le scelte nazionali e quelle amministrative.
Roberto Pinter, 8 agosto 2019

 

I voti della Lega in alcuni casi si sono dimezzati letteralmente e si presume che abbiano inciso i candidati e le liste locali. Penso che in realtà sia una somma di tanti fattori: sicuramente la scelta di campo che prescinde dalla situazione locale porta gli elettori a riconoscersi in quel preciso istante (e può valere solo per quel giorno data l'altissima mobilità elettorale) nella destra o nella sinistra o più probabilmente in Salvini o in Renzi, in Berlusconi o in Bersani.
Poi ci sono quelli che non si riconoscono e che non votano, e sono sempre più; poi ci sono quelli che conoscono i singoli candidati e decidono di dare fiducia alle persone; poi ci sono quelli che sono incazzati per qualcosa, un senso unico, i cestini non svuotati, un albero tagliato, le feste rumorose; poi quelli che vorrebbero dei servizi o delle opere e scelgono quelli che sostengono le sue istanze; poi quelli che esprimono il loro umore o il loro giudizio bocciando l''amministrazione uscente scegliendo l'alternativa che più li convince; e infine chi sceglie rispetto alle proposte e alle idee messe in campo (ma è una sparuta minoranza). Ma tante di queste componenti scompigliano i pensieri di chi si reca alle urne e sarebbe appunto interessante sapere cosa prevale (anche se visti gli exit poll non è detto che chi vota sia disponibile a dirti per chi e perché).
Questa premessa per dire che le prossime elezioni comunali sono un'incognita e l'esito dipenderà dall'aria che tira in quei giorni, rispetto al governo nazionale e rispetto a quello provinciale, ma anche rispetto a chi si candida a governare: tasso di cambiamento, tasso di rassicurazione, tasso di simpatia.
Io rimango dell'avviso che un soggetto politico o un raggruppamento civico debbano misurarsi con la città che vogliono governare e che se hanno una buona idea, forte e chiara, con buoni e credibili candidati, non è detto che gli elettori non siano motivati: prima di tutto ad andare a votare e poi a scegliere la qualità della proposta. Senza sottovalutare il peso dell'immagine, della retorica, dei social...ma è giusto ostinarsi a dare il meglio, cioè a proporre una buona e partecipata amministrazione del territorio.
Non basta quindi collocarsi: al centro che non c'è più come propone Valduga a Rovereto, senza fare alcuna scelta di campo e di valori come insiste il Patt, o rivendicando una rendita elettorale che non c'è più come delle volte sembra fare il Pd con il suo colpevole attendismo. Semmai è importante dire da che parte si sta, rispetto a Salvini e al suo sovranismo distruttivo della umanità, della democrazia e della Autonomia trentina. Ma non basta ancora. Sarebbe bello che oltre a discutere di formule, coalizioni e candidati, si discutesse della città, di Rovereto a Rovereto, di Trento a Trento.
Riguardo a Rovereto ad esempio: se non vogliamo che gli elettori tornino a scegliere in base alla offerta politica nazionale dobbiamo rimettere al centro la città e il suo futuro; ed è qui che i conti non tornano perchè una cosa è vincere le elezioni sfruttando il malcontento per l'amministrazione uscente (salvo poi riproporre le scelte passate: dalle Ztl ai 30 orari, dalle ciclabili alla casa di riposo, dall'ex Alpe alla Valdastico...) e un'altra è governare.
Valduga si è concentrato sull'arredo urbano, ma per quanto possano essere apprezzati i viali alberati non credo siano sufficienti per rilanciare Rovereto.
Oggi vedo che Rovereto conta di meno di ieri nello scenario provinciale, e non mi riferisco ai cantieri: ha fatto la guerra alla Comunità di valle (complice anche il Pd) e oggi non c'è più la Comunità della Vallagarina e Rovereto è ancora più debole perché non mette in rete tutte le risorse della valle; ha perso iniziativa sul tema dell'acqua, dell'energia, della sanità e dei servizi;
ma quello che più preoccupa è che non c'è una visione della città e del suo futuro: nel settore del credito la situazione è drammaticamente preoccupante e le incertezze sui poli della ricerca, della innovazione e della formazione svuotano di risorse la città.
Ho sempre sostenuto la valenza culturale della città e la promozione turistica coniugando territorio, saperi e sapori e anche la qualità della vivibilità che fa sì che ci siano molti che vogliono vivere a Rovereto e in Vallagarina, ma i grandi numeri, quelli che non fanno morire una città e che possono contrastare il calo demografico sono legati alla produzione più che al consumo, all'industria, alle imprese sia tradizionali che innovative, ai servizi, e su questo non vedo una proposta, una visione, una rivendicazione di ruolo nello scenario provinciale.
A che serve discutere di mobilità (con progetti spesso fuori scala e fuori tempo) se la città non sa dove vuole andare, se non lavora per il suo futuro, se lascia le imprese senza certezze e i giovani senza fiducia?
Ecco forse sarebbe importante ripartire da qui e provare a mobilitare risorse umane trascurate, distratte o demotivate, per far sì che il voto esprima la voglia di riprendersi la città e il suo futuro.


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