#Europee2019 - Ecco perché molti trentini potrebbero votare per 'Forza Italia' a loro insaputa

Il prossimo 26 maggio, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, molti trentini potrebbero votare per Forza Italia "a loro insaputa".
Convinti in perfetta buona fede di votare per Südtiroler Volkspartei e Patt.
Giorgio Tonini, 11 maggio 2019

Potrebbero perfino scrivere sulla scheda, dopo aver messo la croce sul simbolo della stella alpina, il nome di Herbert Dorfmann, giustamente stimato europarlamentare uscente del partito di raccolta sudtirolese, senza sapere che, in realtà, stanno votando per Silvio Berlusconi. Naturalmente è del tutto legittimo votare per Forza Italia e Silvio Berlusconi. Purché lo si voglia fare, purché (per citare l'antica formula del catechismo) se ne abbia la piena avvertenza e il deliberato consenso. Affinché queste due condizioni si realizzino, e dunque si sappia bene cosa si sta facendo, è necessario conoscere la legge elettorale per il Parlamento europeo, ossia il meccanismo tecnico che trasforma i voti in seggi. E poiché è improbabile che i cittadini elettori vadano a cercare sulla Gazzetta ufficiale la legge 24 gennaio 1979, n. 18 («Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia»), è essenziale che i mezzi di informazione li aiutino a «conoscere per deliberare», come si raccomandava di fare Luigi Einaudi, il primo presidente della Repubblica italiana.
Cosa dice la legge elettorale 18 del 1979? Al comma 9 dell'articolo 12 si legge testualmente: «Ciascuna delle liste di candidati eventualmente presentate da partiti o gruppi politici espressi dalla minoranza di lingua francese della Valle d'Aosta, di lingua tedesca della provincia di Bolzano e di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia può collegarsi, agli effetti dell'assegnazione dei seggi previsti dai successivi articoli 21 e 22, con altra lista della stessa circoscrizione presentata da partito o gruppo politico presente in tutte le circoscrizioni con lo stesso contrassegno».
L'esistenza di questa possibilità, pensata per consentire alle minoranze linguistiche di ottenere una rappresentanza autonoma, scavalcando la soglia nazionale oggi fissata al 4 per cento, è (per così dire) di pubblico dominio. Non tutti, ma molti sanno che, per scavalcare la soglia, la Svp deve cercare un "partner" nazionale: un tempo era la Dc, l'ultima volta il Pd, stavolta Forza Italia. Ma pochi, per non dire quasi nessuno, conoscono i dettagli di questa operazione, che sono descritti all'articolo 22 della legge 18/1979.
Leggiamolo insieme, questo articolo: «Quando in una circoscrizione sia costituito un gruppo di liste con le modalità indicate nell'articolo 12, ai fini della assegnazione dei seggi alle singole liste che compongono il gruppo l'ufficio elettorale circoscrizionale provvede a disporre in un'unica graduatoria, secondo le rispettive cifre individuali, i candidati delle liste collegate. Proclama quindi eletti, nei limiti dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, i candidati che hanno ottenuto le cifre individuali più elevate. Qualora nessuno dei candidati della lista di minoranza linguistica collegata sia compreso nella graduatoria dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, l'ultimo posto spetta a quel candidato di minoranza linguistica che abbia ottenuto la maggior cifra individuale, purché non inferiore a 50.000». Proviamo a tradurre in lingua volgare il "latinorum" della legge: i voti a Forza Italia e quelli alla Svp si sommano e uno degli eletti spettanti a questo gruppo (Forza Italia - Svp) va comunque al partito delle stelle alpine, purché abbia ottenuto almeno 50.000 preferenze. Attenzione a questo numero: 50.000.

Sono le preferenze di cui ha bisogno Dorfmann per tornare al parlamento europeo. Né una di meno, né una di più. Una di meno potrebbe significare restare a casa, se altri della lista di Forza Italia avessero ottenuto più preferenze. Ma ogni preferenza in più a Dorfmann non servirà ad eleggere Dorfmann, ma ad aumentare la cifra elettorale del gruppo e quindi a dare eletti a Forza Italia. Ripeto, a scanso di equivoci: se lo si vuole fare, è (ovviamente) del tutto legittimo farlo, ma si deve sapere che è questo che si sta facendo.
Ebbene, alle elezioni europee del 2014, alle politiche del 2018 e alle provinciali dello stesso anno, la Svp è stata sempre ampiamente al di sopra dei 100 mila voti, dispone cioè di un bacino elettorale più che doppio rispetto alla cifra necessaria alla rielezione di Dorfmann. Dunque, il voto a Dorfmann, da parte dei trentini, è inutile per eleggere lui ed è di fatto un voto a Berlusconi.
Posto che la (meritata) rielezione di Dorfmann è uno dei risultati più certi delle prossime elezioni europee, i trentini che non vogliano sostenere in modo surrettizio Forza Italia farebbero bene a chiedersi dove indirizzare il loro voto, magari con l'obiettivo di mandare al parlamento europeo, accanto ad un sudtirolese, anche un trentino. La Lega Salvini non ha candidato nessun trentino, a conferma della marginalità del tandem Fugatti-Bisesti nel loro stesso partito. Discorso analogo vale per Cinquestelle, per non dire delle liste minori che rischiano di non superare neppure la soglia nazionale del 4 per cento. Solo il Pd ha qualche chance di riuscire nell'impresa, dopo anni di assenza, di mandare nuovamente un trentino a Strasburgo. Un trentino di valore, conosciuto e stimato ben oltre i confini della nostra provincia: Roberto Battiston, scienziato di fama nazionale e internazionale, apprezzato presidente dell'Agenzia spaziale italiana, rimosso dal governo Salvini-Di Maio in nome di una spietata e grossolana lottizzazione, candidato su esplicita richiesta di Zingaretti, con l'obiettivo di qualificare, con una personalità di indiscussa autorevolezza, la delegazione italiana al parlamento di Strasburgo. Per noi trentini, un'occasione da non perdere.


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