L’impatto sul Trentino dell’accordo Italia – Cina

Il governo salvinian-leghista trentino sostiene che per creare sviluppo basta qualche cantiere stradale.
E a Roma intanto spiana la strada ai commerci cinesi. Sia chiaro, la conseguenza per noi potrebbe essere devastante in termini di impatto di traffico, se le merci portate dalle navi cinesi in cima all’Adriatico passeranno dal Brennero su gomma.
Luca Zeni, 25 marzo 2019

 

L’impatto sul Trentino dell’accordo con la Cina Con una degnazione cortese, che tanto ricorda certa tradizione delle dinastie imperiali cinesi del passato, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping si è rivolto agli italiani con un articolo-manifesto celebrante la grandezza dei ruoli storici dell’Italia e della Cina nella formazione della cultura occidentale per la prima ed orientale per la seconda. Al contempo ha inneggiato alla costruzione di nuovi e saldi legami sui quali far poggiare quel progetto cinese di espansione commerciale universale, ormai noto come “via della seta”.

Si tratta, senza dubbio, di un intervento colto, acuto e, per alcuni versi, del tutto originale; un intervento al quale pare far da interlocuzione il balbettio confuso ed ossequiente di un governo nazionale sempre più capace di isolarci dal contesto internazionale e sempre meno in grado di comprendere la necessità di un coinvolgimento europeo in una così complessa vicenda e nel trattare con un partner potente, lungimirante e scaltro. Un partner, quello cinese, che utilizza la politica dei rapporti bilaterali e del “dividi et impera” per favorire, in ultima istanza, il bisogno crescente di dilatazione dei suoi mercati che altrimenti rischiano un’implosione da eccesso di produzione. Non vogliamo qui addentrarci nel delicato terreno delle valutazioni politiche e dei bilanci economici di un progetto destinato a durare decenni ed a subire continui e costanti adeguamenti alle trasformazioni ed alle esigenze del commercio mondiale. Ma è forse opportuno richiamare l’attenzione sull’impatto enorme che una simile ipotesi potrebbe avere, qualora realizzata, sul territorio trentino e sulla crescita esplosiva del trasporto di merci che è, in realtà, il cuore stesso della “via della seta”.

Come noto, da anni la Cina sta investendo cifre colossali nel controllo delle vie trasportistiche, siano esse porti, rotte, infrastrutture e percorrenze, con lo scopo evidente di potenziare, in ogni forma, la propria rete distributiva. Dalle navigazioni del Mar Rosso e dalla gestione del Canale di Suez per giungere più rapidamente ai porti del Mediterraneo all’acquisto del Pireo ateniese, la Cina sta dilagando nell’economia europea, come una macchia d’olio su di un pavimento scuro: silente e con effetti non immediatamente visibili, ma potenzialmente pericolosissimi. E’ in questo contesto che porti come quelli di Trieste e Venezia acquistano un’appetibilità straordinaria, perché sono vie d’accesso verso il cuore dell’Europa centrale, attraverso lo strategico asse stradale del Brennero. Non è storia di oggi. Anzi. La “via del Brennero” è sempre stata al centro delle attenzioni politiche nel vecchio continente, per la sua centralità e per la sua immediata penetrazione nel mondo e nell’economia tedesca e francese “in primis”. Va da sé che oggi qualunque scelta politica venga a comporsi sul versante infrastrutturale non può non tenere conto dei rischi connessi al progetto italo-cinese in discussione.

Qualunque arteria stradale – che si tratti del potenziamento della Valsugana, della costruzione della Valdastico, della terza corsia autostradale dell’A22 – faciliterebbe il trasporto su gomma delle enormi quantità di merci cinesi scaricate a Venezia, ed il Trentino sarebbe ridotto a un enorme incrocio viabilistico internazionale, con inimmaginabili ricadute in termini di vivibilità, di tutela dell’ambiente e di sostenibilità per le nostre popolazioni. Non si tratta di catastrofismi. Infatti, se la politica ha un compito essenziale, esso è quello di sforzarsi di prevedere il domani per governare l’oggi e per orientare le scelte complessive. Attenzione quindi all’idea che nuove strade possano portare qualche immediato guadagno (tutto da dimostrare), senza tener conto del contesto complessivo e delle conseguenze sul lungo periodo. La vera partita strategica per il Trentino riguarda la necessità urgente di accelerare e potenziare ulteriormente la costruzione del tunnel del Brennero, per poter caricare le merci in transito su rotaia in pianura padana e scaricarle ben oltre il confine, elaborando al contempo politiche capaci di rendere il sistema ferroviario sempre più competitivo, tecnologicamente ed economicamente, rispetto al trasporto su gomma.

Quello che dovrebbe impegnarci, anche al di là delle singole posizioni politiche, è il richiamo che i giovani hanno fatto alla politica con la manifestazione mondiale dei giorni scorsi in difesa dell’ambiente, sapendo che plaudere all’iniziativa delle giovani generazioni, senza poi essere conseguenti in alcun modo è solo bassa piaggeria elettoralistica, della quale dobbiamo fare, da subito e senza dubbio, a meno.


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