Autonomia non è localismo egoista

La prima fase del nuovo governo provinciale leghista è stata caratterizzata dal tentativo comunicativo di appropriarsi del tema dell'autonomia.
A tal fine il presidente Maurizio Fugatti è arrivato a utilizzare le figure di Degasperi e Kessler.
Luca Zeni, 21 dicembre 218


Estrapolando alcune loro citazioni decontestualizzate, le ha inserite in maniera impropria e scorretta nel Pantheon leghista salviniano (perché il nome ufficiale del gruppo di maggioranza che governa oggi la nostra provincia è proprio «Lega Salvini Trentino»).
I numerosi comunicati ufficiali che ostentano il grande presenzialismo di Fugatti, il quale sopperisce ad una giunta fino ad ora quasi totalmente assente per capacità di proposta, si richiamano in maniera ossessiva alla retorica della comunità felice ed autonoma, ribaltando il messaggio kessleriano del «piccolo e solo», che ora diventa «bello perché piccolo». Poco importa la prospettiva di sviluppo e di reali opportunità, conta il valore simbolico della comunicazione. Ma l'operazione mostra già la sua insostenibilità.
Innanzitutto c'è alla base una incongruenza concettuale. Trasferire lo slogan leghista «prima gli italiani» al nostro territorio, facendolo diventare «prima i trentini» (e a cascata «prima quelli di Lavis», «prima quelli dei Sorni», «prima me stesso»), fa esplodere la logica individualistica che ne sta alla base, e che è antitetica al concetto di autonomia. Perché autonomia significa confronto, relazione, osmosi, consapevolezza delle proprie prerogative di autogoverno, ponte all'interno di un contesto più ampio, nazionale ed europeo. Con l'obiettivo di promuovere sviluppo e possibilità di emancipazione personale, in una prospettiva relazionale, non individualistica.
Se autonomia è semplice rivendicazione localista, le fondamenta diventano deboli, e si rimane in balia di scelte nazionali, soprattutto se si è politicamente vassalli del leaderino nazionale.
Questo cortocircuito - politico, istituzionale, ideologico e comunicativo - è ormai evidente nel quotidiano ed ossequioso rapporto con Roma, tanto che uno dei personaggi più in vista della «Lega Salvini» si è fatto promotore della proposta, assai originale sotto il profilo costituzionale ed altrettanto preoccupante sotto quello politico, di cancellazione di un collegio senatoriale in provincia di Trento e uno in provincia di Bolzano.
Come inizio di una nuova era a difesa dell'autonomia sembra perfetto. È cioè il volto bifronte del leghismo più confuso quello che si staglia sul nostro orizzonte: a Trento proclami e dichiarazioni altisonanti (e ben poco altro, almeno in termini di concretezza e di progetti) ed a Roma azione costante di demolizione ed erosione.
Va da sé che in tutto questo poi si inserisce perfettamente quella soppressione, inspiegabile al buon senso, del Dipartimento Affari istituzionali della Provincia, ovvero dello strumento di contrattazione e difesa effettive delle prerogative autonomiste anche in sede romana, il quale diventa semplice unità di missione strategica. Una scelta molto rischiosa, che diminuisce la solidità di una struttura che grazie all'autorevolezza istituzionale ci ha a lungo garantito di fronte alle cicliche forzature nazionali. Lasciare soltanto al confronto interno di partito tra Fugatti e Salvini il rapporto tra Provincia e Stato non ci fa dormire sonni tranquilli, perché il segretario nazionale della Lega ha ampiamente dimostrato chi comanda in casa sua. E adesso? Cosa ci attenderà nei prossimi mesi? La lista delle possibili abolizioni delle nostre particolarità, a ben vedere, è lunghissima e qui siamo soltanto all'inizio.
Grazie al Presidente Fugatti ed al governo leghista per un regalo di Natale del quale avremmo fatto volentieri a meno.


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