Decreto Dignità, mille precari a rischio in regione. Le stabilizzazioni restano un miraggio

Sono circa mille i precari del Trentino-Alto Adige che dal prossimo 1 gennaio, con l’entrata in vigore del decreto Dignità, rischiano di perdere il lavoro, perché raggiungeranno il limite di 24 mesi oltre i quali non sarà più possibile rinnovare i contratti a termine. Il dato in queste ore circola tra i sindacati e le associazioni di categoria, che si dicono preoccupate per le ripercussioni che l’entrata in vigore della norma potrebbe avere sul mercato del lavoro. A lanciare l’allarme è Assolavoro.
V. Iorio, "Corriere del Trentino", 9 dicembre 2018

Secondo l’associazione a cui fa riferimento l’85% delle agenzie di somministrazione, in tutta Italia i lavoratori a rischio sarebbero almeno 53mila.

«Si tratta di una stima prudenziale, approssimata per difetto — spiegano —Nonostante le ripetute manifestazioni di disponibilità non c’è stato ancora nessun riscontro sull’interpello relativo proprio alla circolare n.17 del 31 ottobre 2018. Ribadiamo la necessità di “correggere il tiro” a tutela dei lavoratori». Malgrado lo scopo del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, fosse quello di disincentivare l’uso dei contratti a termine per favorire quelli a tempo indeterminato, questo risultato, nella realtà, potrebbe non realizzarsi mai.

«Gli imprenditori locali ci hanno più volte manifestato la loro preoccupazione, come Provincia faremo delle valutazioni per capire come intervenire», dice l’assessore al lavoro trentino Achille Spinelli.

«Quello che accadrà— spiega Benedetta Dalbosco, referente per il Trentino dell’associazione italiana per la direzione del personale — sarà un aumento del turn over dei lavoratori a termine, che con le vecchie regole potevano lavorare fino ad un massimo di 3 anni con la possibilità poi, dell’assunzione a tempo indeterminato, mentre con le nuove regole, lavoreranno solo due anni e verranno poi sostituiti con altri lavoratori».

Inoltre secondo l’Aidp, il combinato tra decreto Dignità e la flat tax per le partite iva che fatturano un massimo di 60mila euro renderà molto conveniente, sia per il lavoratore che per l’impresa, il ricorso a questa formula. La conseguenza? Un boom di «finti» lavoratori autonomi, meno tutelati di quelli con contratto a tempo determinato o a somministrazione.

Unica eccezione: gli stagionali. Per loro infatti non valgono né il limite massimo dei 24 mesi, né l’obbligo di causale per ogni rinnovo. In virtù d questa deroga la Confcommercio del Trentino ha siglato un accordo con Cgil, Cisl e Uil, che consente alle imprese che operano nei comuni a prevalente economia turistica di superare le limitazioni del decreto Di Maio, avendo la possibilità di riattivare contratti a termine con lavoratori con cui hanno già lavorato nelle precedenti stagioni.

 

 


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