#TRENTO - L’affondo di Andreatta: «Non si fa sicurezza sulla pelle dei bisognosi»

 «Alcune forze politiche e alcune componenti sociali hanno ritenuto di poter far coincidere il tema della sicurezza con una sorta di rito esoterico, dapprima amplificando la percezione di insicurezza, poi identificandola in termini causali con una caratteristica distintiva della popolazione straniera in quanto tale e, infine, proponendo azioni coerenti con queste strumentalizzazioni e con questi pregiudizi».
E. Ferro, "Corriere del Trentino", 5 dicembre 2018

Con queste parole Alessandro Andreatta ha introdotto ieri in consiglio comunale uno dei temi chiave della sua relazione al bilancio, la sicurezza. Pur senza mai nominarla esplicitamente, il sindaco ha ricordato alla Lega che non è possibile «scaricare le nostre preoccupazioni, e anche le nostre paure, sulle persone più deboli e meno in grado di far valere i propri diritti» e che non si può «perseguire la sicurezza urbana aumentando l’emarginazione sociale». E non si è sottratto nemmeno dallo stigmatizzare il comportamento di alcuni esponenti dei Cinque stelle: «Sono sgomento – ha detto – di fronte a prese di posizione di figure istituzionali di spicco della politica nazionale che hanno atteggiamenti strafottenti nei confronti di altre istituzioni, dei magistrati, delle leggi o che arrivano a insultare un’intera categoria (quella dei giornalisti, ndr)».

Per il sindaco la parola chiave sicurezza si affianca a quelle di territorio e innovazione. Secondo Andreatta «il passaggio cruciale è quello della variante al Prg» (fra le partite «indilazionabili» le aree dismesse, ex Italcementi su tutte, lo studentato di Piedicastello e l’ampliamento della sede universitaria di Povo). Fra le sfide future individua «lo Spazio Argento e la costituzione di un distretto dell’Ict». «Non si può perseguire la sicurezza urbana aumentando l’emarginazione sociale — ha ricordato poi Andreatta — nè rafforzare la nostra identità soffocando valori come la tolleranza o rinunciando ad alcuni diritti».

Il programma degli investimenti per il triennio 2019-20 prevede 55,3 milioni di euro nel 2019, poco più di 50 nel 2020 e 19,7 nel 2021. «È un bilancio di conferma e prosecuzione delle scelte di questo mandato» spiega Italo Gilmozzi. E infatti vi rientrano i 12 milioni di euro per la realizzazione del nuovo complesso natatorio nell’area sportiva Ghiaie, i 5,2 per la scuola media di Mattarello (già approvati), i 3,7 per la riconfigurazione dell’ex facoltà di Lettere (più quasi 2 milioni per gli spazi aperti). 3 milioni saranno destinati alla riqualificazione dell’area ex Atesina, 2,5 al restauro dell’ex mensa Santa Chiara (opera finanziata con il fondo di riqualificazione urbana delle periferie), 1,8 per i lavori alla Blm group arena, 1,5 per il lido esterno al centro Manazzon di via Fogazzaro.

Ci sono poi i lavori in piazza della Mostra (1,4 milioni di euro) e la costruzione del magazzino dell’Azienda forestale (800.000 euro). Inoltre, quasi 4,8 milioni di euro per altri interventi, dalla pista ciclabile Povo-Villazzano alla sistemazione di marciapiedi, aree verdi e fognature. Per la manutenzione straordinaria, infine, sono previsti 5,5 milioni nel 2019, 4,9 nel 2020 e 4,7 nel 2021. Nulla di fatto, infine, per quanto riguarda la lottizzazione di via dei Castori: l’argomento torna in aula nella seduta di questa sera.

 

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In 22 pagine di relazione al bilancio davanti al consiglio comunale, Alessandro Andreatta non pronuncia mai la parola «vigilantes», le guardie giurate che il governatore Maurizio Fugatti vuole mettere a presidio delle chiese e delle zone più esposte della città.
C. Bert, "Trentino", 5 dicembre 2018

 

Secondo il sindaco di Trento il controllo delle zone a rischio si può realizzare in tempi brevi «grazie ai nuovi agenti della polizia municipale, debitamente formati e addestrati, che entreranno in servizio nei primi mesi del prossimo anno e opereranno d'intesa con le forze di polizia dello Stato». Ma il degrado, avverte Andreatta, si combatte anche «attraverso un rinnovato impegno per il rispetto delle regole che coinvolga anche i cittadini nel segnalare comportamenti scorretti e violazioni delle norme di convivenza». Se dalla relazione di bilancio del sindaco ci si attendeva una risposta al tema caldo del momento, le guardie giurate a S.Maria Maggiore, S.Lorenzo e S.Pietro, la risposta è arrivata.

È infatti sul tema caldo della sicurezza che Andreatta marca la distanza, profonda, dal nuovo inquilino di Piazza Dante. Sicurezza ma anche stranieri, razzismo, emarginazione sociale, laicità dello stato: nella relazione al bilancio - l'ultimo bilancio "pieno" della consiliatura a palazzo Thun - il sindaco propone una visione di società e di città «alternativa» a quella della maggioranza a trazione leghista che governa a Roma e ora anche in Provincia.

Parla di «differenze irriducibili che ci contrappongono ma che non sono estraneità»: «Il nostro compito è quello di trovare gli spazi e i modi per collaborare, senza derogare ai nostri principi, per il bene della città». E richiama un'idea di città e di convivenza che - a meno di non voler considerare del tutto indifferente da quale parte stare davanti a questi temi - non sono venuti meno rispetto alle intenzioni che avevamo condiviso nel 2015. Andreatta critica quelle forze politiche che «amplificano la percezione di insicurezza identificandola con gli stranieri», che «scaricano le paure sui più deboli»: «Non si può perseguire l'obiettivo, peraltro condivisibile, della sicurezza urbana, aumentando l'emarginazione sociale. Né possiamo rafforzare la nostra identità soffocando valori come la tolleranza o rinunciando ad alcuni diritti». E dunque, incalza il sindaco, «l'emergenza sicurezza non è rappresentata da furti e rapine», ma piuttosto «dagli oltre 100 femminicidi all'anno che si consumano dentro contesti familiari». Ancora: «Non è solo lo strumento penale che può permetterci di risolvere questioni legate al disordine e al degrado». La distanza dal nuovo governo leghista in Provincia emerge in molti altri passaggi dell'intervento.

Quando Andreatta lancia l'allarme sul «riemergere di atteggiamenti apertamente razzisti e xenofobi». E quando, da cattolico praticante, senza citare crocifissi e presepi che la Lega ha chiesto alle scuole di esporre, avverte che «la nostra democrazia è un costrutto fragile che si basa su alcuni presupposti non negoziabili: su tutti la sovranità della legge e la separazione dei poteri e - aggiunge - perché oggi questo valore mi sembra revocato in dubbio, la laicità dello Stato». È una distanza politica che il sindaco riassume così: «È sempre più fragile e precario il patto tra istituzioni e cittadini, l'opinione pubblica crede che sia possibile avere tutto e subito e certa politica glielo lascia credere». «È - dice - una politica che si pone l'obiettivo di massimizzare il bottino elettorale, che fornisce risposte semplificate a domande complesse, che in una fase di grande incertezza ci insegna ad avere paura». «Non è la politica nella quale mi posso riconoscere. Questa non è politica. E se è vero che in democrazia l'elettorato ha sempre ragione, dobbiamo anche ricordare - specie in un momento di scetticismo antieuropeo e di crescente sovranismo - che le peggiori esperienze totalitarie del Novecento hanno avuto un suffragio popolare molto ampio». 


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