«Io sindaca? Si decida con le primarie»

«Un’investitura da parte di Andreatta? No, non l’ho letta così. E non mi è nemmeno stata chiesta ancora la disponibilità a candidarmi a sindaco nel 2020. Nel caso, valuterò. Ma mi auguro che la scelta della figura più adatta avvenga tramite primarie, all’interno di una rosa di nomi». Mariachiara Franzoia non si scompone: a chi la invita a guardare alle prossime comunali dopo la «promozione» ottenuta dal primo cittadino, l’assessora risponde riportando l’attenzione al presente, sostenendo di volersi concentrare sul lavoro dell’ultimo anno e mezzo di consiliatura («Mi impegnerò per l’unità della coalizione»).
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 2 novembre 2018

E fissando — in una riflessione quasi da sindaca — priorità di intervento e modalità di azione politica.

Assessora Franzoia, da mercoledì è vicesindaca. La prima donna a ricoprire quest’incarico in città.

«Si tratta di una decisione maturata nell’ultima settimana, che mi onora. E in primo luogo ringrazio il sindaco per questa opportunità. Prendo questo incarico come stimolo per fare ancora meglio e come possibilità di avere un occhio ancora più allargato sulla città. Rispetto al ruolo di assessore, quella di vicesindaco è una carica più politica: per me, dunque, è una responsabilità in più per affrontare quest’ultimo anno e mezzo di consiliatura. Con un pensiero a Paolo Biasioli, che ringrazio: con lui ho lavorato bene».

Lo stesso Biasioli ha commentato con molta amarezza il suo «sacrificio». Ha detto che «lealtà e competenza in questa politica non contano». È d’accordo?

«Un momento di sconforto e delusione ci sta. Credo che questo passaggio sia stato molto faticoso anche per il sindaco, che ha agito solo per rendere più compatta la coalizione, da tempo affaticata».

Secondo Biasioli — e non solo — il sindaco non avrebbe dovuto riorganizzare la giunta sulla base dei risultati delle provinciali, visto che il riferimento per il Comune sono le elezioni del 2015. Cosa risponde?

«Le provinciali sono sempre un momento di stop and go. Lo sono state anche nel 2013, quando io e Robol siamo subentrati in giunta a Maestri e Plotegher. È vero che il nostro riferimento sono le comunali, ma è anche vero che siamo in un momento particolare. Non possiamo ignorare i risultati delle politiche e delle provinciali, così come non possiamo non considerare che il prossimo anno ci saranno le Europee. Uno spazio temporale di cinque anni, in questo contesto, è troppo ampio: le cose cambiano troppo in fretta. E Andreatta non poteva non tenerne conto. Mi auguro, a questo punto, che al di là delle delusioni di questi giorni prevalga la volontà di costruire».

Torniamo alle delusioni: qualcuno non ha digerito l’ingresso in giunta di persone che hanno attaccato duramente l’esecutivo. Qualcuno dice che vince chi urla di più. È davvero così?

«Non voglio crederlo, anche se potrebbe sembrare. I consiglieri di Insieme Trento sono usciti dal Pd e hanno manifestato posizioni critiche. Ma sono sempre stati leali e non sono usciti dalla maggioranza. Ora li vedremo all’opera: in giunta entrano persone competenti».

E di Salvatore Panetta presidente dell’Aula cosa dice?

«Anche in questo caso ci sono state fratture nel Cantiere. Ma non voglio entrare nel merito e preferisco che i toni si abbassino: lavorerò per l’unione della coalizione. Del resto, al di là di arrabbiature e delusioni, sulle questioni importanti abbiamo sempre dimostrato di esserci».

Sarà un anno e mezzo difficile.

«Sì, sarà in salita. Ma vogliamo chiudere alcune partite importanti — la revisione del Prg, ma non solo — e tenere alti i valori del centrosinistra».

Con il Patt che rapporto ci sarà in Comune? In Provincia la coalizione si è rotta.

«Il Patt deciderà nelle proprie sedi la linea da tenere. Finora gli autonomisti hanno portato le loro istanze nella coalizione e abbiamo dimostrato di essere capaci di stare insieme. Del resto, abbiamo visto cosa succede a spaccarsi. Non tanto numericamente: la gente non capisce il perché di queste rotture. E succederebbe anche in città».

Un anno e mezzo di consiliatura con in mezzo le Europee. Una campagna elettorale continua.

«Non abbiamo mai avuto anni tranquilli, in realtà. Mi auguro che ci lascino la possibilità di fare la nostra parte senza chiedere elezioni anticipate».

Sindaco e vicesindaco ora sono dello stesso partito: non è usuale.

«Mi sono meravigliata anch’io. Ma Andreatta lo ha motivato: spero che non diventi un motivo per sottolineare ulteriori distinguo. Io lavorerò per smussare gli angoli».

E c’è chi la vede già candidata sindaca.

«Non ho preso la nomina a vicesindaca come un’investitura, ma come una responsabilità in più. Io candidata sindaca? Nessuno me l’ha chiesto. Se me lo chiederanno valuterò, ma intanto lavoro».

In molti però invocano un sindaco donna.

«Donna, uomo: non è quello il punto. Certo, le donne portano più concretezza e una sensibilità diversa. Ma il sindaco deve essere scelto per la sua capacità di unire e per la sua visione di città. Mi auguro che la scelta del candidato avvenga con le primarie, tra una rosa di persone. Senza che sia per forza donna».

 

 


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