Università, Trento corre

 L’università di Trento produce più occupati e meno disoccupati rispetto alla media degli altri atenei italiani. Anche livello retributivo e contratti a tempo indeterminato sono superiori al resto del Paese. Questo dicono i dati di AlmaLaurea, che confermano un trend ormai consolidato. Il campione statistico è misto e comprende 1.897 laureati triennali e 1.285 magistrali intervistati a un anno dal titolo.
F. Barana, "Corriere del Trentino", 7 settembre 2018

 

 

Per i triennali il dato occupazionale di Trento è del 74,9% contro il 71,1 italiano, quello di disoccupazione dell’11,9 contro il 17,4; per i magistrali l’occupazione sale a 81,6 contro il 73,9 nazionale e la disoccupazione a 9,4 contro il 16,4. I contratti a tempo indeterminato per i triennali sono quasi il 30 per cento (il 23,5 in Italia), per i magistrali il 37,3 (contro il 26,9). Lo stipendio medio di un triennale uscito da Trento è di 1.190 euro rispetto ai 1.107 di un suo «collega» nazionale, mentre un magistrale trentino sale a 1221 euro contro i 1153.

Almalaurea a Trento registra anche un alto grado di utilità del titolo di studio: più di un terzo (31,5%) dei triennali intervistati e quasi la metà (45,3%) dei magistrali giudica efficace o molto efficace la sua laurea per il suo lavoro. E addirittura il 40% dei magistrali dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi.

«Dati positivi e sostanzialmente in linea con i nostri di Economia» dice Flavio Bazzana, direttore del Dipartimento di Economia. «Confortano — sottolinea — in particolare i dati delle lauree triennali, che inizialmente dopo la riforma del 2001 non erano percepite dalle imprese. Oggi invece vengono riconosciute. Darei risalto anche al dato che attesta l’efficacia del titolo di studio, perché significa che non solo molti trovano lavoro, ma che lo trovano qualificato e in linea con il loro percorso di studi. Credo che questo sia proprio merito della riforma 3+2, che permette strada facendo di aggiustare il tiro scegliendo una specializzazione in linea con le proprie caratteristiche».

Ma perché Trento ha dati migliori della media nazionale? «Credo — spiega Bazzana — incida molto il prestigio di cui godiamo mediaticamente, in particolare nella pubblicistica di settore. E ovviamente è merito della didattica e dello stretto rapporto che l’ateneo ha creato con le imprese».

Giuseppe Nesi, direttore della facoltà di Giurisprudenza, condivide: «Il fatto è che bisogna andare nelle università giuste per trovare occupazione. A Trento e anche qui a Giurisprudenza negli anni abbiamo creato un forte legame con il mondo del lavoro e delle professioni, e continuiamo a rinnovarci nella didattica. Da poco abbiamo inaugurato un corso di laurea triennale in inglese e per 50 posti disponibili abbiamo avuto più di trecento domande, molte anche dall’estero. Siamo un unicum in Italia». Nesi smonta un altro luogo comune: «Non è vero che in Italia ci sono troppi laureati. Anzi, rispetto agli altri Paesi occidentali sono ancora troppo pochi. Il fatto è che nel nord molti sono “distratti” dalla relativa facilità di trovare un lavoro meno qualificato, mentre al sud molti si iscrivono all’università, ma poi pochi si laureano».

Il problema semmai, dice Marco Tubino, direttore di Ingegneria, è che «l’università italiana produce target di laureati troppo elevati per il mercato del lavoro del nostro Paese, che ancora oggi rispetto all’Europa e al mondo occidentale offre tipologie di lavoro spesso poco qualificate. I laureati italiani vanno sempre più all’estero, dove sono molto apprezzati, in particolare gli ingegneri».

«Il fatto — conclude Tubino — è che le imprese cambiano. Prenda ingegneria, che dopo medicina resta l’indirizzo di studi più competitivo: oggi l’ambito civile è in crisi ed è molto ricercato quello industriale».

 

 


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