Kessler rimosso dai vertici delle Dogane: «Sono stato vittima di pulizia politica»

Era stato chiamato a dirigere l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli appena ad ottobre 2017 dall’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Neanche un anno dopo viene destituito. E lo scopre sui social network. «Abbiamo azzerato i vertici dell’Agenzia delle Dogane e dell’Agenzia del Demanio. Dove c’erano un ex Sindaco del Pd e un ex Parlamentare del Pd ora ci sono Benedetto Mineo e Riccardo Carpino» scrive il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook.
S. Pagliuca, "Corriere del Trentino", 10 agosto 2018

 

Un duro colpo per Gianni Kessler, abituato ad avere sempre il vento in poppa. Magistrato molto attivo nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, è stato pubblico ministero, deputato, vice-capo della Kosovo Verification Mission dell’Osce, Alto Commissario per la lotta alla contraffazione, presidente del consiglio della Provincia autonoma di Trento e direttore generale dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode. Già all’atto della sua nomina alle Dogane — dove era subentrato a Giuseppe Peleggi — aveva provocato non poche polemiche nel Movimento 5 Stelle. «Mettere a capo dell’Agenzia un uomo che ha fatto carriera politica nei Ds e poi tra i dem è un affronto alle tante professionalità che lavorano in un organismo strategico» avevano denunciato i deputati M5S depositando un’interrogazione in Parlamento. Oggi il cerchio si chiude e Kessler deve lasciare il suo posto a Mineo.

Gianni Kessler, si aspettava un trattamento simile?

«Onestamente? No. So di non essere stato valutato per il lavoro svolto, anche perché su quello non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Quella effettuata ai miei danni è stata una pulizia politica».

Quando l’ha saputo?

«L’ho scoperto, come tutti, dal post su facebook del vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio. Lì ho letto di essere stato sostituito, anzi “azzerato”. Ma ciò che più mi infastidisce è che questo azzeramento è avvenuto, come lo stesso Di Maio dichiara, per una mia presunta appartenenza politica».

Fu parlamentare del centrosinistra per l’Ulivo e fu chiamato a dirigere le Dogane dall’allora governo Renzi.

«Sì, ma questo non ha niente a che vedere con la mia carriera. Basta leggere il mio curriculum. Non sono uno che non ha altro da fare».

All’Agenzia di cosa si stava occupando?

«C’erano dossier molto importanti da portare avanti, eravamo nel bel mezzo di una riforma. Avevo avviato la riorganizzazione interna dell’Agenzia per renderla più efficiente ed efficace nell’azione amministrativa, avevo iniziato a rilanciare il ruolo delle Dogane, essenziali per la sicurezza e il controllo delle merci che entrano in Italia, e stavo rafforzando il presidio dei Monopoli. Il lavoro all’Agenzia è molto delicato ed è penalizzante interromperlo così» .

Lo spoils system è un sistema che tocca tutti, prima o poi.

«Si, ma non dovrebbe essere usato per agenzie tecniche dello Stato. Ne danneggia l’indipendenza e l’imparzialità. Senza nulla togliere a chi verrà dopo di me, questo modo di procedere favorisce il conformismo, l’opportunismo e l’inazione. Non si arriva a dirigere un’Agenzia importante e strategica come quella delle Dogane e dei Monopoli solo per appartenenza politica. Se la pubblica amministrazione è trattata in questo modo, non stupiamoci poi dei risultati».

Cosa pensa dei provvedimenti che il Governo sta prendendo in materia di lavoro e di economia? Si è deciso che il bonus Renzi sarà rottamato per finanziare il primo modulo della flat tax per le persone fisiche ed è stato convertito in legge il decreto Dignità.

«Preferisco non entrare nel merito delle misure, ma mi limito a una riflessione generale: sono azioni fatte per propaganda, come nel mio caso. Questo è il governo dei proclami. Agisce per poter sbandierare un messaggio, ma a lungo andare non è una formula sostenibile».

Adesso lei cosa farà?

«Fino a settembre resterò all’Agenzia, poi tornerò alla magistratura e al mio incarico in Europa».

In autunno ci sono anche le elezioni provinciali. Potrebbe valutare una candidatura?

«Non è una cosa di cui mi sto interessando al momento».

 

 


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