Dal "Rapporto Sanità - Provincia autonoma di Trento" i numeri di un'eccellenza

Sala piena al Centro congressi Interbrennero per la presentazione del «Rapporto sanità - Provincia autonoma di Trento» realizzato dal Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea Sanità) dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma. Lo studio presentato analizza le caratteristiche e le dinamiche del sistema sanitario trentino, contestualizzandole con l’andamento nazionale.
Ufficio Stampa Provincia, 2 luglio 2018

 

 

Nel corso del pomeriggio, professionisti della salute e autorità provinciali hanno condiviso e discusso le principali risultanze emerse dall’analisi, che saranno un valido supporto per sostenere e orientare le future decisioni di politica sanitaria.

Una collaborazione, quella con il prestigioso centro di ricerca, che nasce da un preciso mandato della Giunta provinciale che, nel 2017, ha affidato all’Apss l’incarico di produrre un’analisi approfondita, quantitativa e qualitativa, sulle dinamiche della spesa e dei livelli di servizio, evidenziando le peculiarità dell’offerta rispetto ad altri contesti regionali e i conseguenti riflessi sulla spesa sanitaria.

«C’è un dato che ci conforta – ha esordito il presidente Ugo Rossi, nell’aprire i lavori del convegno – ed è il fatto che la qualità di vita sia unanimemente riconosciuta e percepita sul nostro territorio. Gli indicatori ci dicono che il nostro sistema sanitario funziona e, al contempo, ci pongono in cima alle classifiche nazionali, in linea con le migliori performance europee. Dobbiamo trarre da questo Rapporto prospettive di miglioramento per chi verrà dopo di noi. Per una Provincia autonoma – ha proseguito il presidente – avere garanzia e certezza che le politiche messe in atto per welfare e sanità siano sostenibili nel tempo è necessario. Non possiamo contare su investimenti dello Stato e, sebbene questo sia stato un vantaggio, abbiamo altresì l’obbligo di mantenere il tutto all’interno di una traiettoria di sostenibilità anche in futuro. Al contempo dobbiamo capire se il maggiore costo per la sanità, in termini di spesa procapite, sia associato a una risposta qualitativa, soddisfacente e sostenibile. Ebbene, il Rapporto ci dice che questi due percorsi, qualità ed efficienza dei costi, nella sanità trentina sono ampiamente sotto controllo. Voglio quindi esprimere soddisfazione – sono state le conclusioni del presidente - e anche sostegno e impegno concreto nelle azioni di miglioramento che verranno indicate alla Giunta, insieme a un grande ringraziamento a tutti voi per il vostro impegno quotidiano».

«Questo strumento è un punto di partenza – sono state le parole dell’assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni – dal quale partire per ulteriori approfondimenti e per proposte concrete. Si tratta di una fotografia della situazione attuale della sanità trentina, che mostra i prossimi cambiamenti da tenere in considerazione per la progettualità futura. Il Rapporto – ha proseguito l’assessore Zeni – ci dice che abbiamo un sistema con fondamenta solide, ma mostra anche una volontà politica, consolidata negli anni, che ha investito con forza nella sanità, intesa a 360° come concetto di salute, di qualità di vita complessiva. Vengono poi approfondite le riforme in atto, da quella che ha investito l’Azienda sanitaria riformando il rapporto fra l’ospedale e il territorio, alla riforma anziani con lo “spazio argento”, dal tema della prevenzione all’utilizzo delle tecnologie, fra cui la cartella clinica del cittadino TreC e la recentissima App “TrentinoSalute+”. Si tratta di impostazioni fondamentali – ha concluso l’assessore Zeni – sulle quali proseguire nei prossimi anni, per garantire anche in futuro una qualità elevata dei servizi in una società in continua evoluzione».

Nel corso del suo intervento Paolo Bordon il direttore generale dell’Apss ha sottolineato: «L’Apss è in continuo movimento per garantire un’elevata qualità dell’assistenza e la miglior risposta alle esigenze della popolazione. La riorganizzazione per processi, l’attivazione dei posti letto di cure intermedie, l’avvio delle aggregazioni funzionali territoriali, l’attivazione di percorsi e reti, come il percorso nascita, il percorso fast track, le reti emergenza-urgenza, cure palliative per adulti e bambini, la rete demenze e la rete breast unit, sono solo alcuni degli esempi delle attività che stanno impegnando l’azienda sanitaria per garantire efficienza, efficacia e qualità del nostro servizio sanitario provinciale. Per capire se questa è la direzione giusta è indispensabile analizzare il nostro sistema e confrontarsi con realtà analoghe, perché il confronto permette di diventare maggiormente consapevoli di cosa facciamo bene e di cosa possiamo migliorare. Inoltre, è uno strumento importante per uscire dall’autoreferenzialità, che troppo spesso diventa un ostacolo interno alle organizzazioni e rallenta il percorso verso l’eccellenza».

«Il rapporto presentato oggi – ha proseguito Paolo Bordon – potrà essere un valido supporto alla programmazione sanitaria trentina, una fotografia del nostro sistema sanitario ma anche del contesto socio-economico e demografico della nostra provincia che, attraverso l’analisi dei punti di forza e debolezza del sistema, potrà fornire una solida base per permettere ai decisori politici, ma anche aziendali, di delineare i futuri assetti della sanità provinciale».

Federico Spandonaro e Daniela D’Angela rispettivamente presidente e responsabile dell’area Hta, Pdta e dispositivi medici di C.R.E.A. Sanità dell’Università degli studi Tor Vergata di Roma hanno poi illustrato nel dettaglio il Rapporto sanità relativo alla provincia di Trento.

«Il servizio sanitario della Provincia autonoma di Trento, – hanno detto i ricercatori – è rappresentabile, in sintesi, con 5 fattori caratteristici:

  1. favorevoli condizioni socio-economiche, con una popolazione in media più giovane, istruita e benestante di quella media italiana, ma anche in miglior stato di salute: condizioni che, in futuro, dovranno confrontarsi con un rapido invecchiamento ed una crescita in termini numerici
  2. un finanziamento del settore salute pubblica significativamente maggiore della media nazionale e orientato a promuovere l’integrazione socio-sanitaria, realizzando livelli di tutela superiori a quelli garantiti dai LEA a livello nazionale
  3. livelli di offerta, specialmente nell’ambito riabilitativo e residenziale, estremamente più alti della media nazionale
  4. una spesa sanitaria, sia pubblica che privata, superiore al quella media nazionale, ma coerente sia con l’equilibrio finanziario pubblico, sia con i livelli di sviluppo economico della Provincia
  5. in generale, una buona efficienza nell’erogazione dei servizi, con punte di eccellenza come quella dell’assistenza farmaceutica, ed un elevato grado di tutela pubblica della salute, dimostrata dai limitati impatti sui bilanci delle famiglie.

I trentini hanno una speranza di vita alla nascita e a 65 anni superiore alla media nazionale di, rispettivamente, 6,7 e 1,1 anni e in progressivo miglioramento.

Anche in termini di disabilità si delinea un quadro migliore di quello nazionale: la speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane, a 65 anni, è pari a10,9 anni, superiore sia a quello della Provincia autonoma di Bolzano (9,5 anni) che a quello nazionale (9,8 anni). Nel 2016, un trentino può sperare di vivere in assenza di malattie invalidanti sino a 65,5, ben 6,7 anni in più rispetto alla media degli italiani, con un incremento di 3,1 anni negli ultimi quattro anni.

Dal punto di vista economico, tra il 2013 ed il 2016, il finanziamento pro-capite per la sanità trentina è aumentato in termini reali di € 377,4: una crescita assai più sostenuta di quella che è possibile evidenziare in tutte le altre aree del Paese. Tale incremento, a partire dal 2015, può essere largamente ascritto al Fondo per l’assistenza integrata (Fai), quindi a una precisa scelta di politica sanitaria deputata a sviluppare il settore dell’integrazione socio-sanitaria, realizzando una estensione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) garantiti a livello nazionale. Si delinea un modello assistenziale ad elevata intensità infermieristica: 1,4 unità di personale infermieristico per posto letto nelle strutture di ricovero pubbliche, a fronte delle 1,2 della media nazionale; pari alla media nazionale è il numero di unità di personale medico per posto letto (0,5 medici per posto letto).

Gli elevati livelli di servizio erogati descritti, in particolare nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, sono anche uno dei principali determinanti degli elevati livelli di spesa sanitaria provinciale, insieme a fattori specifici come quelli legati alle caratteristiche orografiche del territorio.

La spesa sanitaria pubblica pro-capite è pari a 2.160,2 euro, il 16,8% in più della media nazionale, il 13,9% in più di quella della ripartizione di appartenenza e il 6,4% in meno di quella della Provincia autonoma di Bolzano. Si aggiunga, inoltre, che la spesa sanitaria privata, pur se elevata, risulta minore di quanto ci si potrebbe aspettare sulla base dei livelli medi di reddito delle famiglie trentine. Risultato che conferma come il livello di tutela pubblica della salute è alto, salvaguardando anche i bilanci delle famiglie. Infatti, il Trentino Alto Adige, registra la più bassa quota di famiglie che si sono impoverite a causa delle spese sanitarie out of pocket, così come la più bassa quota di famiglie con disagio economico per sostenere queste spese». (rc; at)

 

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«Tanti soldi rispetto alle altre regioni, ma ben spesi» ha stabilito l'Università Tor Vergata di Roma, chiamata dalla Provincia autonoma di Trento a valutare le performance della sanità trentina, in particolare dal punto di vista della spesa. Ma dal rapporto (una fotografia di 260 pagine della sanità trentina) emerge anche un caldo consiglio per le politiche sanitarie: «La vera sfida è demografica, in particolare sull'assistenza agli anziani, che in Trentino sono in aumento più che altrove». E sui servizi territoriali: «Sbagliato puntare sulla sanità sotto casa, le prestazioni specialistiche (a differenza dell'assistenza socio-sanitaria) devono essere centralizzate all'interno di strutture che garantiscano una sufficiente casistica». E dai dati emerge che proprio la casistica, almeno per le prestazioni prese in considerazione, è proprio uno dei punti deboli della sanità trentina, dove il dibattito politico è tutto concentrato sui "tagli alla sanità nelle valli" mentre le autorità sanitarie (non solo quelle locali) caldeggiano la concentrazione.

Il rapporto - curato da Federico Spandonaro e da Daniela d'Angela di Crea, il Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità di Tor Vergata - di fatto promuove la linea scelta da Provincia e Azienda sanitaria che hanno da tempo avviato una riorganizzazione della sanità trentina puntando proprio sui servizi socio-sanitari sul territorio, aggregando le prestazioni specialistiche a Trento e Rovereto, mantenendo comunque alcune specialità negli ospedali di valle. Facile obiezione: che promozione è quella stabilita da un pool di esperti incaricati proprio dalla Provincia? Il rapporto comunque dà risposte ad alcuni temi forti della nostra sanità.Partiamo dalla spesa. In Trentino la spesa pro capite per i servizi sanitari è di 2.160 euro all'anno, cioè il 16,8 per cento in più rispetto alla media nazionale, un dato secondo solo all'Alto Adige. È troppo? Gli esperti di Crea-Tor Vergata hanno sottolineato che in questa spesa pesano gli investimenti socio-sanitari (che altrove sono in carico ai Comuni), ma anche i livelli di assistenza (Lea) più "generosi" rispetto al resto d'Italia e infine la spesa per il personale che è più numeroso e meglio retribuito rispetto alle altre realtà. Un livello di spesa - si legge nel rapporto - che è comunque equilibrato rispetto al Pil del Trentino.Si può spendere meglio? Sì, a partire dalla diminuzione dell'ospedalizzazione, dei posti letto e da una razionalizzazione dei servizi. Che ancora una volta significa concentrazione dei servizi, anche in un territorio complicato come il Trentino: esattamente la pillola (amara) che le comunità di montagna (non solo quelle trentine)non vogliono ingoiare.

Ma attenzione - ribadiscono ancora gli esperti - non è una questione di tagli, ma anche di qualità delle prestazioni, perché c'è differenza tra un reparto dove si garantiscono 10 interventi al giorno e un altro dove se ne fanno 10 alla settimana.Le buone notizie? In Trentino si vive più che altrove (la speranza di vita alla nascita è di 81 anni per i maschi e 86 per le femmine) ma soprattutto ci sono maggiori probabilità di diventare anziani in buona salute. Per questo motivo (assieme al fatto che ancora nascono bambini) la popolazione trentina sarà in netto aumento nei prossimi cinquant'anni. Ma saremo sempre più vecchi: ecco l'emergenza. Altra buona notizia? Secondo Tor Vergata sul fronte dell'assistenza agli anziani (dati alla mano) il Trentino è un'eccellenza. Chi non è d'accordo si dovrà consolare con il confronto rispetto alla media italiana dove i posti letto per gli anziani sono la metà. Dal rapporto emerge l'avanzatissimo livello raggiunto nei servizi sanitari informatici e nella gestione dei farmaci. Ma i trentini sono soddisfatti? «Possiamo dire di sì - hanno detto gli esperti di Tor Vergata - sulla base di una spesa per la sanità privata tutto sommato contenuta.

L'assessore Luca Zeni (che nel pomeriggio ha partecipato a un convegno per presentare i dati ad amministratori e operatori sanitari assieme al governatore Ugo Rossi e al direttore generale dell'azienda sanitaria Paolo Bordon) ha garantito che il livello di spesa non è verrà toccato: «Ma bisognerà spendere in modo sempre più oculato». Insomma: sempre meno esami inutili. E poi ha chiesto aiuto (anche) ai giornalisti: «Il livello dei servizi sanitari in Trentino è molto buono, aiutateci a farlo passare per quello che è».


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