«Io, rifugiato, accolto e salvato dal Trentino»

Fino al 2014 Pablo era uno studente di giurisprudenza. Ma anche un attivista politico di opposizione al governo di Nicolas Maduro. Picchiato, torturato, tenuto per giorni in isolamento senza cibo né acqua, la sua vita e quella della sua famiglia sono ben presto state messe in pericolo, tanto da costringerlo a lasciare il Venezuela. Adèle, invece, è camerunense.
"Corriere del Trentino", 20 giugno 2018

 

Anche lei, tuttavia, è dovuta scappare dalla sua terra per motivi politici: il padre era il principale rappresentante di opposizione al partito del presidente (ancora in carica dal 1982) Paul Biya. La sua odissea ha toccato il Gabon, la Tunisia, la Libia, attraverso il deserto e il mar Mediterraneo. Entrambi, oggi, studiano all’università di Trento.

A consentirglielo, oltre alla loro dedizione e motivazione, un protocollo d’intesa stipulato fra l’ateneo e la Provincia di Trento nel 2016, nel pieno dell’emergenza umanitaria che ha portato consistenti flussi di persone ad arrivare anche nel nostro territorio. Insieme a loro altri cinque studenti, iscritti nell’anno accademico 2017/2018 e altrettanti se ne aggiungeranno il prossimo: è per questo che l’università, in concomitanza con la Giornata internazionale del rifugiato indetta il 20 giugno di diciassette anni fa dalle Nazioni unite, lancia una campagna di fundraising per sostenerli. Cinquemila euro per affiancarli nelle loro piccole spese quotidiane, come comperare il necessario per mangiare, per l’igiene personale, i libri o un giornale ad esempio.

«L’iniziativa è nata su sollecitazione di studenti e docenti dell’ateneo – evidenzia la prorettrice alle politiche di equità e diversità Barbara Poggio – il protocollo non era sufficiente a garantire la copertura di tutti i costi necessari per un’esistenza dignitosa e per il proseguimento degli studi, per questo abbiamo ideato “Adotta uno studente”».

«Qui ho avuto l’accoglienza per cui non smetterò mai di ringraziare le persone e le istituzioni che mi hanno dato una mano, che ancora mi sostengono, che credono in me e rendono possibile la mia integrazione – afferma Adèle, il cui nome, per esigenze di protezione, è di fantasia – questo mi sta permettendo di studiare, nella coscienza che mi è stata tolta questa opportunità nel mio Paese». Era ancora minorenne nel 2008 quando, durante una manifestazione, fu arrestata insieme al padre: lui fu ucciso, lei violentata dai poliziotti. Da sola, incinta, senza diritti e perseguitata dalle autorità trovò rifugio in Gabon per quattro anni dove il figlio che aveva nel frattempo partorito fu dato in affido, tornò in Camerun, dovette scappare di nuovo, prima in Tunisia, poi attraverso il deserto, nell’inferno della Libia e dei barconi. «Il mio obiettivo era arrivare in uno Stato che rispettasse veramente i diritti dell’uomo, l’alternativa sarebbe stata morire».

Adèle, Pablo e gli altri «hanno accesso ai servizi garantiti a tutti gli studenti in difficoltà economiche – sottolinea il rettore Paolo Collini – l’assegnazione di vitto e alloggio tramite l’Opera universitaria vincolata al possesso di requisiti di merito». Chi volesse aiutarli a sostenere le piccole spese quotidiane connesse alla frequenza dei corsi può effettuare una donazione (quelle a favore dell’università di Trento sono deducibili dal reddito) dalla pagina web dedicata www.unitn.it/studenti-rifugiati.

 

PER TUTTE LE INFORMAZIONIhttps://www.unitn.it/ateneo/69656/adotta-uno-studente 

 

 


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