Da Nomi al Dolomiti Pride, il sindaco in fascia tricolore

Al corteo con la fascia tricolore. Tra le 10 mila persone che sabato scorso hanno preso parte al Dolomiti Pride c'era anche il sindaco di Nomi, Rinaldo Maffei, con tanto di fascia tricolore addosso. Il primo cittadino del paese della destra Adige ha voluto scendere in strada e schierarsi al fianco dei manifestanti per dare un messaggio di normalità e tolleranza alle famiglie di tutti quei ragazzi e ragazze alle prese con il difficile compito di dichiarare la propria omosessualità ai propri cari.
P. Trentini, "Trentino", 14 giugno 2018

 

Un tema molto delicato che crea molti disagi nelle case e che Maffei vuole arginare: "Innanzitutto - spiega il sindaco di Nomi - voglio dire che il corteo è stato molto composto, senza tutto quell'esibizionismo paventato alla vigilia. Al contrario c'è stata una grande tolleranza, e nessun problema di ordine pubblico. Ho visto un popolo pieno di energia vitale di cui c'è molto bisogno, sono stato contento di aver partecipato. Detto questo ho sfilato assieme all'Agedo, Associazione genitori di omosessuali, un sodalizio che lo scorso autunno mi ha invitato a una serata dove è stato proiettato un filmato in cui si rappresentava la difficoltà nelle famiglie dei ragazzi e ragazze omosessuali che non sanno come dirlo ai genitori o come dire ai genitori di farsene una ragione.

Da genitore ho fatto uno più uno rapportandomi alla mia realtà e la cosa è di una violenza infinita ed è devastante per le famiglie. Penso che un sindaco deve essere sensibile a queste tematiche e i dati dicono che il 70% dei ragazzi non fa outing in famiglia. Una cosa terribile perché trasforma la famiglia in un campo di battaglia per questioni legate a un senso malinteso di normalità."Un supporto alle famiglie per una questione che fatica a rientrare nella normalità: "Lo slogan che si cantava al corteo - prosegue Maffei - ed era ben chiaro sullo striscione era "etero o gay sono tutti figli miei" e penso sia difficile affermare il contrario per un genitore. E purtroppo ci vuole un'associazione per affermare ciò che dovrebbe essere normalità. Anche noi sindaci dobbiamo fare la nostra parte: si dice che la famiglia è il nucleo vitale della società. Ebbene, i sindaci devono guardare al benessere della società e il benessere della società è la sommatoria del benessere delle singole persone, non è pensabile che i primi cittadini non ci siano su una questione del genere. Capisco che ci possano essere posizioni per partito preso o tattiche politiche, ma a me non interessano. Ho avuto dei casi qua in paese e me ne sono occupato per appianare o dare una mano ad appianare se possibile i rapporti tra figli e genitori. Abbiamo tanti altri problemi che affliggono la società, ma è più facile occuparsene e trovare disponibilità nelle persone a mettersi in gioco e aiutare se il sindaco è la prima persona a dare una mano. Per cui saputo della presenza dell'associazione al Dolomiti Pride mi sono detto "io ci vado, ci metto la faccia".

Assieme a lui e al padrone di casa Alessandro Andreatta sindaco di Trento, in veste ufficiale era presente anche il sindaco di Santa Cristina, Moritz Demetz: "Le mie motivazioni sono diverse da quelle di Demetz - conclude Maffei - ma non sono più normale di lui o degli altri. Anche lui si è presentato lì legittimamente con la sua fascia e ci ha messo la faccia. Come me lui è stato votato ma come il sottoscritto non può essere giudicato circa il suo orientamento sessuale o il colore dei capelli, dovrà essere giudicato sulla sua capacità di fare il suo mestiere che è quello di far vivere la sua istituzione e il suo comune. Sarà su quel terreno lì che si discuterà, altrimenti dovremo rendere conto anche su un principio di razza che ricorda temi, tempi e soluzioni finali di quasi un secolo fa che non vanno per niente bene. Gli altri sindaci? Un'occasione mancata, ma diventerebbe un'occasione sprecata se anch'io mi fermassi qua. Quel filmato visto lo scorso novembre, lo porterò in Comune, alle famiglie, faremo delle assemblee pubbliche per infondere un minimo di consapevolezza e tolleranza"


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