Intervista a ELISA FILIPPI - «Profughi, i timori dei trentini vanno compresi»

Per chi le vuole bene, dentro il Pd, è una fedelissima di Matteo Renzi. Per chi non la ama, sempre all'intero dei Dem, è una fedelissima di Matteo Renzi. Tant'è: la roveretana Elisa Filippi, si candida, proprio come accadde 5 anni fa, sul listino regionale bloccato alla Camera, da capolista stavolta.
G. Tessari, "Trentino", 8 febbraio 2018

 

 

 

La volta scorsa (si dice che la manina fu di Bersani) nel Pd la fecero slittare dal terzo al quarto posto nel listino. E la Filippi rimase a casa. Questo nonostante la roveretana avesse partecipato alla primarie per le parlamentarie e fosse stata la donna più votata della regione. A Roma nel 2013 entrarono (ma con questa legge vale il primo, forse il secondo posto) Bressa, Nicoletti e Gnecchi.

Lei Filippi riparte dal proporzionale, da capolista. Posto molto buono ma non blindato.«Non esistono posti blindati questa volta. È una collocazione che offre un riconoscimento politico importante ed è una responsabilità notevole. Non è sicuro che io venga eletta: è un risultato possibile ma va conquistato».

Come si sta approcciando a questa, breve, campagna elettorale?«Io sto cercando di lavorare anche in campo regionale. Sono già stata a Bolzano un paio di volte...».

Ah, si prospetta un ticket con Maria Elena Boschi?«Beh, sì ci siamo viste. È anche vero che lei ha già una agenda bella fitta ed io pure. Ma è probabile che si faccia qualche cosa con la sottosegretaria, per ora non abbiamo fissato».

Torniamo a lei.«Ho deciso di non fare comizi classici, ma piccoli incontri, andando a parlare con gruppi interessati a determinate tematiche. Mi concentro molto sul confronto e sull'ascolto. Voglio trovarmi con gente che mi chiede di informarsi, perché magari è indecisa. Io incontro anche chi mi dice di non essere intenzionato a votare Pd. E voglio girare tutto il Trentino. Per aprire ufficialmente la mia campagna elettorale, sabato, ho scelto una località che si porta appresso alcuni significati...»

Così ci rende curiosi. Da dove inizierà?«Lo faremo sabato mattina alle 11, a Segno di Predaia, in val di Non. Lanciamo lì la lista per dare due segnali. Il primo: è una località baricentrica tra il Trentino e l'Alto Adige. Equidistante per tutta la regione».

Il secondo motivo?«La campagna parte in quella località non per fare un evento mediatico ma per dare ascolto al territorio. Quindi non da una città ma da una valle».

Quali sono i temi che le stanno più a cuore?«Le risposte per i nostri territori dovranno arrivare sia da Roma che, anche e soprattutto, dall'Europa. Il tema principale è quello di trovare opportunità di crescita e di lavoro, soprattutto per i più giovani. Lo si dovrà fare investendo soprattutto in innovazione. E per me questa è principalmente formazione. Un bambino che oggi a va alle elementari si troverà, quando avrà 20 anni, a fare un lavoro che noi ora non siamo magari nemmeno in grado di immaginare. Ci saranno nuove tecnologie ed un mondo molto diverso: i ragazzi dovranno essere accompagnati nelle loro possibilità di costruire il futuro».

In queste settimane il tema dell'immigrazione, della gestione degli arrivi degli stranieri, è centrale. Qual è il suo pensiero su questo tema, visto che anche in Trentino metà Comuni fanno orecchi da mercante sull'accoglienza?«Io questo tema lo vivo, letteralmente, da vicino visto che abito a 300 metri dal campo profughi di Marco. Bisogna anche evitare di dare facili giudizi su chi esprime una sensazione di insicurezza, di paura. Poi il tema è molto complesso: il Governo ha lavorato bene, visto che, rispetto ad un anno prima, gli sbarchi sono calati del 34%. E' un fenomeno da gestire a livello europeo. Va superato l'accordo di Dublino e tutti gli stati europei debbono rispettare le quote di assegnazione dei profughi. E chi sgarra si deve vedere bloccata l'erogazione dei fondi strutturali».

E sul nostro territorio?«Credo si debba lavorare per trovare delle formule di federazione che siano veramente efficaci. Quindi serve una distribuzione che sia più capillare di quella che sta avvenendo ora. Sia per i migranti che per la gente la situazione ora è difficile. Queste persone che sono qui debbono anche essere impiegate. Penso ai lavori socialmente utili ma ci sono altre possibilità. Di sicuro come è ora non funziona».


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