#TRENTO, Andreatta: «Rimpasto bis, nessun anticipo. Ma non fermeremo il lavoro»

«Sento che c’è ancora tanta voglia di politica: è un buon segno». Alessandro Andreatta sorride. Di fronte a ambizioni e scenari tratteggiati in questi giorni in vista del rimpasto bis che lo impegnerà a fine estate, il sindaco del capoluogo chiarisce subito un concetto. Il più scontato. Per ora, avverte il primo cittadino, nomi non se ne possono fare.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 5 gennaio 2018

 

«Nessun assessore ha ancora ufficializzato la propria candidatura alle Provinciali» spiega Andreatta. Che però anticipa qualche indicazione sul metodo. Fissando due termini chiave («Servono prudenza e lungimiranza») e un messaggio altrettanto strategico: «Chi richiama la maggioranza a un’attenzione sul progr amma mi trova d’accordo».

Sindaco Andreatta, eppure a far discutere, in questi giorni, non è il programma della coalizione, ma il rimpasto bis di giunta collegato alle candidature per le Provinciali. Cosa ne pensa?

«Dico innanzitutto che siamo reduci da una discussione molto lunga sul bilancio. Nella mia replica, durata un’ora, ho toccato tutti i temi strategici del capoluogo. Ma vedo che l’anno inizia con un desiderio di confronto politico. Va bene».

Del resto il 2018 non sarà un anno «normale». Anche per il Comune.

«Certo, l’ho sempre detto. L’anno appena iniziato sarà segnato dai due passaggi elettorali, quello nazionale e quello provinciale, che non potranno lasciarci indifferenti. Chi fa politica, del resto, non può avere una visione solo locale e localistica, ma deve avere uno sguardo più largo. Nello specifico, per quanto riguarda il Comune, è evidente che le elezioni provinciali potranno influire sull’assetto della coalizione cittadina di centrosinistra autonomista, sia per quanto riguarda la giunta che per la composizione del consiglio. A presentarsi alle elezioni, infatti, potrebbero esserci non solo assessori, ma anche consiglieri».

Cambiamenti che la costringeranno comunque a rimescolare le carte un’altra volta. Come affronta questo anno elettorale?

«Devo dire che da quando ho iniziato il mio impegno in Comune è la quinta volta che vivo un passaggio di questo tipo. Ormai ci sono abituato e so che si può convivere con un anno elettorale».

In che senso?

«Si può continuare a lavorare al programma come in un anno normale. Il passaggio elettorale non porta necessariamente a uno stop o a un rallentamento dell’azione amministrativa. Anzi: chi in questi giorni richiama l’attenzione sul programma mi trova assolutamente d’accordo. Tra l’altro, entro la fine di gennaio presenteremo il nostro bilancio dei primi due anni e mezzo di consiliatura, con tanto di interventi, progetti e numeri».

Nel frattempo si continuerà a tenere gli occhi puntati sulle candidature. Si è già fatto un’idea?

«Finora nessun assessore mi ha comunicato ufficialmente l’intenzione di candidarsi. Ma è ragionevole pensare che qualcuno lo farà. Il quadro, del resto, è chiaro a tutti. I tre assessori del Pd sono al terzo mandato e quindi è probabile che qualcuno decida di provare la sfida elettorale. E anche nel Cantiere non escludo candidature. Gli unici che hanno già chiarito di voler rimanere in Comune sono gli assessori del Patt».

Quindi quali saranno le regole per il rimpasto?

«Se qualche assessore manifesterà l’intenzione di candidarsi, il sindaco dovrà essere innanzitutto molto prudente. Generalmente le candidature maturano durante l’estate ma la formalizzazione delle liste avviene attorno al 20 settembre. Ed è il deposito delle liste che fa testo. Solo quando avrò la sicurezza della candidatura potrò accelerare la riflessione. Tenendo conto del fatto che ho chiesto le dimissioni dalla giunta, non dal consiglio. E considerando anche un altro fattore».

Quale?

«La lungimiranza. È chiaro che anche prima del deposito delle liste qualche idea la maturerò, in modo da essere pronto a ufficializzare il nuovo assetto della giunta e della maggioranza all’indomani della formalizzazione delle candidature».

L’intenzione, quindi, è di non perdere tempo. Vanni Scalfi (Insieme) suggerisce di anticipare il rimpasto a primavera. Cosa risponde?

«Impossibile. Non si può sostituire una persona prima dell’ufficializzazione delle candidature».

A proposito di Insieme: potrà entrare nel rimpasto bis?

«Non entro nel dettaglio dei singoli partiti ma faccio un ragionamento generale, che vale per tutti. E per tutte le cariche in ballo. È chiaro che dovrò tener conto sia dei rapporti di forza del consiglio al momento delle elezioni del 2015 sia di quanto maturato nel corso della consiliatura».

Il Patt, con il capogruppo Pattini, non è ancora certo che non si candiderà. Cosa risponde?

«Se ne faranno tutti una ragione. La mia decisione l’ho presa e lo ribadisco: in politica bisogna dare degli esempi».

 

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Gli scenari sono molti. E diversi fra loro: del resto, a dieci mesi dalle elezioni provinciali, non potrebbe essere altrimenti. Ma in vista del rimpasto bis che impegnerà il sindaco Alessandro Andreatta probabilmente dopo l’estate per far fronte alle candidature di qualche assessore ( Corriere del Trentino di ieri), le forze politiche del centrosinistra autonomista indicano già qualche direzione da seguire. Sia sul piano politico che su quello amministrativo.

A tenere d’occhio i movimenti dei componenti dell’esecutivo di Palazzo Thun è soprattutto il Pd, i cui tre rappresentanti in giunta (Italo Gilmozzi, Andrea Robol e Maria Chiara Franzoia) sono tutti papabili candidati. «Ufficialmente — spiega il capogruppo Paolo Serra — non abbiamo notizie di alcuna candidatura da parte dei nostri. Vedremo. Non credo che tutti e tre decideranno di presentarsi alle urne». Con un’incognita in più: si dovrà capire, in sostanza, se chi si candiderà deciderà di lasciare solo la giunta (rimanendo in consiglio) o di dimettersi anche dall’Aula. «Nel caso di rimpasto — prosegue il capogruppo dem — sarà comunque il sindaco a decidere come muoversi». Anche per la carica di vicesindaco, se Paolo Biasioli lascerà libera la poltrona: «Vedremo come si schiereranno le varie forze politiche». L’eventuale candidatura di Biasioli, fa notare Serra, potrebbe inoltre cambiare lo «status» di Chiara Maule, oggi assessora esterna ma in futuro forse componente «interno» (è infatti la prima dei non eletti in casa Cantiere). Il capogruppo del Pd, però, prova a guardare oltre i confini della coalizione, gettando le basi per un dialogo più ampio. A partire dalla possibile «poltrona» assegnata al gruppo guidato da Vanni Scalfi. «Insieme Trento — osserva — è una forza numericamente importante. Se si parla di una loro collaborazione propositiva, non credo ci sia nulla di male nel coinvolgerli». Non solo: «Sarebbe importante riuscire a lavorare, a livello locale, con Liberi e Uguali». Intanto però, conclude Serra, la maggioranza deve proseguire nel proprio lavoro, «senza guerriglie interne».

E a chiedere meno litigiosità è anche Massimo Ducati. «Non si può continuare a sparare gli uni contro gli altri» avverte il capogruppo del Cantiere civico democratico. Che prosegue: «Qualcuno dimentica che la maggioranza è composta da giunta e consiglieri. Criticare è lecito, ma nelle sedi opportune. E dopo il confronto deve arrivare anche il momento della decisione». Un messaggio al Patt? «Gli autonomisti — risponde Ducati — a volte sono sopra le righe. Ma il mio invito è rivolto a tutti». Poi il capogruppo guarda all’anno appena iniziato. E scuote la testa: «Questo sarà un anno frizzante da un punto di vista politico. E problematico: questa maggioranza ha già avuto un rodaggio difficile. Ora si prospetta un nuovo rimpasto: in questo quadro è difficile fare una programmazione lineare. Sono preoccupato».

Richiama a un dibattito sui temi, infine, Alberto Pattini. Che non ci sta a parlare di «fantapolitica» a dieci mesi dal voto. E allontana ogni interesse del Patt alla carica di vicesindaco. «Siamo la seconda forza politica della coalizione — dice Pattini — da quando Salvatore Panetta e Paolo Castelli hanno lasciato il Cantiere. Se avessimo voluto una carica, l’avremmo già rivendicata. Altri ragionamenti sono assurdi: rifiutiamo queste logiche». Meglio, continua il capogruppo, pensare «alle altre questioni che abbiamo sul tavolo». Tenendo presente, conclude, che ancora non è stato sciolto del tutto il nodo della candidatura del sindaco Andreatta: «Lui dice che non si candiderà, ma così avevano fatto anche Pacher e Dellai. Poi la storia è andata in modo diverso. In questo momento il Pd ha bisogno di persone in grado di portare voti. E Andreatta può garantire un certo consenso. Non so se i democratici potranno permettersi di non tenere conto di questo fattore».

 

 

 

 


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