Rossi: «Lago di Garda, il futuro è il treno. Manica: «Continuare a investire in un’area così strategica per il turismo»

 «Le riflessioni sul futuro non contraddicono in alcun modo le decisioni adottate nel presente». Il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi, commenta così il dibattito nato dopo le perplessità espresse dall’assessore Carlo Daldoss sull’attivazione dell’arteria stradale del Garda. «Potrebbe trasformare il lago in un grande parcheggio."Corriere del Trentino", 22 novembre 2017

 

Una ferrovia sarebbe stata più utile» — aveva detto Daldoss venerdì scorso intervenendo all’ultimo incontro per il cinquantennale del Pup. «Non c’è alcuna contraddizione — frena il governatore — la strada è fondamentale nell’immediato, la ferrovia ci consente di guardare al domani. In altri termini, se questa è stata la legislatura della Loppio-Busa, nel futuro si potrà andare oltre». Insomma, le due infrastrutture non sono in competizione. Anzi. «Nel 2026 — ricorda Rossi — avremo il tunnel del Brennero e sarà fondamentale capire come collegare Alto Garda e area bavarese.

Un tema su cui l’assessore Gilmozzi ha già iniziato a ragionare con il ministro Delrio». E altrettanto indispensabili saranno le riflessioni sull’attivazione di una mobilità alternativa in loco: «se vogliamo che quell’area non diventi un parcheggio dobbiamo capire come gestire i viaggiatori sul posto, immaginando forme di spostamento sostitutive alle auto, dalle ciclabili ai veicoli elettrici» — afferma il presidente.

Ma contro lo spettro di un Garda ulteriormente congestionato da macchine in sosta, secondo Alessio Manica, capogruppo Pd in provincia, l’unica soluzione è proprio la ferrovia: «Se non faremo questo collegamento — chiarisce — la “situazione parcheggio” peggiorerà». Per il consigliere, per altro, il trasporto su rotaia potrebbe essere uno strumento di sviluppo per tutto il Trentino, coerente con un’impostazione green già condivisa dalla comunità. «Gli ultimi anni hanno aggiunto ulteriori motivazioni per investire su questo progetto: il Garda ha consolidato un turismo legato allo sport, all’ambiente, alla sostenibilità, e la ferrovia sarebbe un completamento coerente di questa visione» — rileva Manica che si definisce un sostenitore di lunga data di questa infrastruttura. «La ferrovia aprirebbe poi un nuovo rapporto con la Vallagarina che oltre a essere un bacino di fruitori pendolari del Garda è anche un territorio che turisticamente deve fare sinergia e connettersi con il turismo del Lago» — continua il consigliere. Questo confermando, al tempo stesso, l’impegno per la Loppio-Busa, una strada che «risolve un intasamento perenne e che non contraddice un futuro investimento su rotaia». «L’Alto Garda — conclude Manica — è un territorio strategico per turismo e per produttività. Ogni ulteriore impegno economico sarebbe pienamente giustificato».

 

Busa, Pacher rilancia il progetto «Un’opera di interesse europeo», "Corriere del Trentino", 22 novembre 2017

 

TRENTO È stato uno dei primi a credere nel ripristino della ferrovia Rovereto – Riva. Così oggi, per l’ex vicepresidente della Provincia Alberto Pacher, la discussione è più che interessante. «È doverosa» — assicura.

Proprio mentre stanno per entrare nel vivo i lavori per la Loppio-Busa, l’assessore Carlo Daldoss, a sorpresa, lancia una riflessione sulla ferrovia. Cosa ne pensa?

«Non voglio entrare in dinamiche politiche che non mi competono, ma riprendere in mano i progetti sul collegamento ferroviario è giusto. La ferrovia sarebbe un’opera straordinaria, un investimento strategico».

Potrebbe essere in contrapposizione rispetto alla strada?

«Assolutamente no. Le due infrastrutture assolvono a compiti diversi: la Loppio-Busa risponde alle esigenze ordinarie di traffico che già erano complesse e che con la riorganizzazione dei servizi sanitari lo saranno sempre di più, mentre la ferrovia intercetta i flussi turistici».

Al momento però, la sostenibilità economica della ferrovia è tutta in salita. La prospettiva europea potrebbe essere una soluzione?

«Certamente. Riconosco che il progetto è molto impegnativo economicamente, ma è di sicuro interesse europeo e che anche a livello italiano potrebbe unire più regioni: oltre al Trentino Alto Adige, la Lombardia e il Veneto».

Del ripristino, però, se ne parla da anni: si riuscirà a passare dalle parole ai fatti?

«Me lo auguro. Sarebbe un grande volano per il Trentino e sarebbe coerente con il modello di sviluppo green scelto dall’Alto Garda. In queste zone, inoltre, arrivano molti turisti nord europei, specie austriaci e tedeschi, che potrebbero trovare attrattiva l’idea del treno».

La nuova strada, secondo lei, potrebbe congestionare ulteriormente il Garda, trasformandolo in un’area di sosta a cielo aperto?

«Purtroppo già adesso tutti arrivano sul lago con auto e pullman e non credo che la Loppio-Busa possa peggiorare la situazione. Se si fosse realizzata l’autostrada, come da progetto originario, invece, il rischio sarebbe stato più forte. In ogni caso, però, non si più prescindere da questo collegamento: chi vive nell’Alto Garda sa quanta sofferenza provochi il traffico. Era giusto dare intanto questa risposta».

 

 

 

 


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