Olivi: «Ora la priorità è la Finanziaria. Poi la verifica sul candidato presidente»

Si mostra soddisfatto Alessandro Olivi. L’idea di una area civico-progressista lanciata a fine agosto, che era stata inizialmente stroncata dal segretario dell’Upt Tiziano Mellarini, è diventata realtà. Almeno sulla carta: Pd e Upt hanno siglato un patto i cui contenuti sono ancora tutti da scrivere, ma che testimonia la volontà di elaborare una proposta politica comune da sottoporre, in un secondo momento, al Patt.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 20 ottobre 2017

 

Un tentativo di riportare il baricentro della coalizione su un’alleanza tra popolari e progressisti che potrebbe avere conseguenze anche sulla futura guida del centrosinistra autonomista. Olivi mostra di avere meno fretta di Lorenzo Dellai circa la possibile conferma della leadership di Ugo Rossi, ma è questione di pochi mesi: «Il primo impegno da rispettare è quello preso con i trentini» dice. Approvata l’ultima manovra della legislatura, però, «una verifica prima delle elezioni politiche si rende necessaria».

Vicepresidente, poco meno di due mesi fa lei lanciò dalle pagine di questo giornale la proposta di un’area politica che avvicinasse Pd e Upt con il possibile innesto del civismo disponibile a dialogare con voi. Considera l’obiettivo raggiunto?

«Chiarito che non si tratta né di una fusione, né tanto meno di un’annessione, posso dirmi soddisfatto del fatto che questa idea non sia caduta nel vuoto. Il centrosinistra è nato dall’incontro di due grandi culture politiche, quella popolare e quella progressista. È utile, io credo, che con un approccio che definirei ulivista i partiti facciano un piccolo passo a lato, aprendo così uno spazio politico da cui possa derivare un rinnovato slancio per la nostra autonomia».

Lei parlò di una proposta programmatica comune. Questo aspetto nel documento è stato un po’ limato. Il rischio non è quello di ottenere, alla fine, poco più di un accordo elettoralistico che stabilisca solo quale personalità si candida e dove?

«Guai a noi se ciò accadesse, sarebbe l’errore più grande che potremmo commettere. Mentirei se dicessi che un simile rischio è inesistente. Tuttavia, io credo che questo accordo rappresenti proprio il migliore antidoto per scongiurare un accordo di coalizione basato sui personalismi e non sulle proposte politiche. Mi spiego: in uno schema con tre forze, intendo le tre principali che costituiscono la coalizione, si rischia che la ricerca del consenso si riduca in travasi da una forza all’altra. Noi, invece, apriamo uno spazio politico nuovo in cui la competizione tra Pd e Upt si sviluppa all’interno di una cooperazione».

In concreto, cosa potete fare per evitare il rischio di cui sopra?

«La mia idea è che, insieme, noi si apra da subito un dialogo con le organizzazioni sociali che costituiscono l’ossatura della comunità trentina. Penso alla cooperazione, ai sindacati, all’associazionismo in genere, a tutte quelle forme dello stare insieme che permettono a una comunità di essere tale. Sul fatto che la cooperazione debba interrogarsi sul suo futuro, ad esempio, mi pare ci siano pochi dubbi, sarebbe utile affiancarla in questa riflessione. Un percorso così strutturato credo possa interessare anche chi non milita in uno dei due partiti interessati. Mi pare l’unica novità politica oggi sul terreno».

Si riferisce ai civici?

«Anche, ma non tanto come l’arruolamento di singole personalità. Come dicevo, si tratta di siglare un nuovo patto con la società trentina. Il civismo ne è una parte, ma ci sono diversi corpi intermedi con cui dobbiamo confrontarci per elaborare una nuova proposta politica».

Francesco Valduga ha aperto decisamente al dialogo con il centrosinistra.

«La cosa non può che farmi piacere e ha ragione quando ricorda la necessità di una collaborazione trasversale che vada al di là degli steccati dei partiti per recuperare i valori istituzionali dell’autonomia. Non condivido, però, l’idea che questa collaborazione possa diventare una proposta di governo. Per intenderci, io sono sicuro di poter collaborare con Rodolfo Borga su un piano istituzionale, ma questo non significa che noi si possa elaborare una proposta politica comune. Per fare questo, occorre condividere l’appartenenza a una comunità politica fatta di valori condivisi che non possono essere solamente quelli delle istituzioni. In altre parole, non basta dividere il panorama politico in populisti e non populisti».

In una sua recente intervista al Corriere del Trentino, Lorenzo Dellai ha invocato una rigenerazione dell’offerta politica, condivide?

«Condivido l’idea che la coalizione di centrosinistra autonomista ha nel coraggio di innovare una sua caratteristica fondante. La buona amministrazione è un elemento necessario ma non sufficiente. Non possiamo limitarci ad affrontare i problemi uno alla volta, dobbiamo affrontarli all’interno di una cornice complessiva».

E condivide anche l’urgenza con la quale Dellai ha chiesto di decidere se ricandidare Ugo Rossi come presidente, oppure no?

«Il centrosinistra autonomista è chiamato a decidere per tempo quale proposta politica intende proporre ai trentini nel 2018 e di certo non possiamo limitarci a procedere per inerzia, magari contando sulla debolezza dei nostri avversari. Il mondo, fuori dal Trentino, cambia alle volte in modo preoccupante, come ci insegnano le elezioni austriache e anche da noi temi come l’integrazione, o il lavoro giovanile, rischiano di produrre inquietudini, solitudini e disagio. Inoltre, l’approssimarsi delle elezioni politiche non ci concede tempi ampi. Ciò detto, il primo impegno da rispettare è quello preso con i trentini nel 2013. La nostra priorità è ora definire e approvare l’ultima manovra di bilancio della legislatura. Fatto questo, una verifica prima delle politiche si rende necessaria. Intendo, come credo di aver spiegato, prima di tutto una verifica sulla proposta politica che vogliamo portare avanti, ma è evidente che la scelta sul prossimo candidato presidente sarà una conseguenza».

Rossi, su l’Adige, ha affermato che se avesse perso le primarie, non avrebbe fatto il vicepresidente. Come commenta questa affermazione?

«Non la commento. Fino ad ora, abbiamo discusso di politica e di questo a me interessa discutere».


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