Gilmozzi: «Un collegio ai civici? Mossa inopportuna del presidente»

 Italo Gilmozzi non si fa illusioni. Sa che alla gara per accaparrarsi i favori dei sindaci civici il Pd non è invitato. Il segretario, però, non pare dolersene più di tanto. «L’esperienza degli amministratori, anche ad un livello provinciale, è importantissima, ma il Pd di sindaci ne ha molti e preparati. Condivido quanto ha detto Mosaner sul vostro giornale a proposito dell’esigenza di andare oltre il perimetro del proprio territorio».
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 20 agosto 2017

 

Segretario, che giudizio dà dell’offerta di un collegio fatta da Ugo Rossi ai civici?

«Mi pare che questo gruppo di amministratori venga un po’ tirato per la giacchetta. La loro è una proposta interessante per tutti i partiti. Hanno prodotto un documento che è difficile non condividere».

Difficile non condividerlo forse anche perché non va oltre un’elencazione di principi comuni a quasi tutte le forze politiche?

«Appunto, come non essere d’accordo? Ad esempio, anch’io sono convinto che l’amministrazione provinciale debba fare tesoro dell’esperienza degli amministratori comunali, il primo contatto tra la politica e i cittadini. Il Pd, infatti, non sottovaluta affatto l’apporto dei propri amministratori. Da Riva ad Arco, da Nomi a Volano, da Bieno a Mori passando per Trento e molti altri Comuni sono donne e uomini del Pd a confrontarsi direttamente con i problemi dei cittadini, che spaziano dall’integrazione imposta dalla globalizzazione al marciapiede da rifare. Ma prima di pensare ai prossimi candidati alle politiche, o alle provinciali, mi permetto di dire che la vera priorità di tutti i partiti è recuperare credibilità nei confronti della gente, non fare la conta dei voti, che rischia di essere fallace».

Mi perdoni l’insistenza, ma che giudizio dà dell’offerta di Rossi?

«Inopportuna, anche perché fatta non dai partiti, ma dal presidente della giunta. Non si tratta di “aggiungere un posto a tavola” come qualcuno (Dellai, ndr ) ha già osservato. Se posso permettermi, anche questa idea di inserire nelle liste dei partiti i civici non mi pare la migliore. Ognuno faccia ciò che crede, per carità, ma credo sarebbe più proficuo un confronto programmatico con questa forza che pure non si è costituita in partito. In altre parole, prima di arruolare la singola personalità, perché non proviamo a vedere se abbiamo un disegno comune per il Trentino?».

Non le pare sia in corso una sorta di gara tra Patt e Upt a chi si aggiudica quel pacchetto di voti?

«Io non la metterei così. Preferisco guardare in casa mia. Diciamo che noi abbiamo fatto all’Upt un’offerta alla luce del sole che era quella di costituire insieme un soggetto territoriale. L’Upt ha optato per un percorso diverso, autonomo. Noi andiamo avanti lo stesso con l’idea certamente di aprirci al civismo e con l’obiettivo di radicare maggiormente a livello territoriale un partito forte sul voto di opinione ma, soprattutto nelle valli, non sempre visto come adatto ad amministrare la realtà di paese. Ciò non significa che l’idea di un Pd confederato con il livello nazionale voglia dire separato da Roma. Anche in questo, condivido quanto ha detto Mosaner. Aggiungo un altro elemento: come la coalizione giustamente si interroga sull’opportunità di aprirsi al mondo civico, così deve cominciare a pensare a come rapportarsi con i soggetti che stanno nascendo a sinistra del Pd».

Nella prospettiva di un Pd territoriale, anche Alberto Pacher si è detto disponibile a tornare a dare una mano.

«Non può che farmi e farci piacere. Come dicevo, la priorità della politica è oggi riguadagnare terreno in termini di credibilità nei confronti dei cittadini e credo che Ale offra proprio questa credibilità».

Si parla di Giorgio Tonini sia come possibile candidato presidente, sia con l’idea di concedergli una deroga al limite dei mandati parlamentari.

«Di nomi non parlo e credo che chi ha citato (Borgonovo Re e Nicoletti, ndr ) quello di Giorgio non gli abbia fatto un favore. Avrò forse poca fantasia, ma credo che prima di cominciare a fare nomi e bruciarli dovremmo decidere quale programma politico offriremo nel 2018 ai trentini. Anche in questa chiave, a breve costituiremo il coordinamento regionale del Pd, in modo da rafforzare il dialogo con la Svp».

Secondo lei politiche e provinciali vanno affrontate separatamente, o come un’unica grande partita?

«Coerentemente con quello che ho detto, credo si debba fare un unico grande ragionamento imperniato sul futuro di questa terra. La logica non può essere quella del “vediamo come vanno le politiche e poi pensiamo a come posizionarci per le provinciali”».

 


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