La nostra Autonomia da potenziare

Non è stata inutile la focosa polemica che si è accesa fra diversi competitori attorno al destino dell’autonomia speciale del Trentino. Il tizzone che ha infiammato lo scontro è stata l’opinione del professor Nevola che le radici storiche della specialità trentina si stanno esaurendo. Temo che sia difficile dargli torto. Il Trentino, ove si è sempre parlato l’italiano, per lungo tempo ha fatto parte con il sud Tirolo dell’imperial-regio stato asburgico.
Renato Ballardini, "Trentino", 25 giugno 2017


La fine della prima guerra mondiale, che ha portato il confine al Brennero, ne ha confermato il destino comune con il sud-Tirolo trasformato in Alto Adige. Il ventennio fascista è stato una tortura per i sud tirolesi ma la fine della seconda guerra mondiale, in virtù della fortunata coincidenza di un geniale trentino a capo del governo italiano, Alcide Degasperi, ha ristabilito la coesione fra la storia delle due province. Il primo Statuto, gestito male dalla maggioranza italiana (democristiana), non ha risolto il problema della convivenza in Alto Adige delle due comunità di lingua diversa, tanto da provocare una rivolta terroristica. C’è voluto un decennio e l’impegno illuminato di politici sud tirolesi e trentini per convincere Roma della necessità del secondo statuto. Ho avuto la sorte di vivere intensamente questa drammatica esperienza. Che però ha prodotto il miracolo di una convivenza in Alto Adige fra le due comunità, rispettosa delle rispettive culture. Il Trentino dunque è stato protagonista, nel bene e nel male, di entrambe queste due fasi storiche, ed è per questo motivo che ha mantenuto la specialità della sua autonomia. Ma gli effetti di questa motivazione storica si stanno esaurendo. In provincia di Bolzano a me pare che ora bisogna fare un altro passo avanti. Da una convivenza pacifica fra due gruppi di lingua e cultura diverse bisogna progredire verso un modello di comunità bilingue, nella quale appunto tutti parlino entrambe le lingue e quindi la lingua parlata non sia un motivo di distinzione.

Vi sono esempi nel mondo in cui un tale modello di società è già vigente. Pensate alla Svizzera. Purtroppo però ciò che è accaduto nella Convenzione, la commissione della Provincia di Bolzano incaricata di predisporre il testo del terzo statuto, non promette bene. La maggioranza, composta sa SVP e dalla destra sud tirolese, ha votato un documento finale che accentua una prospettiva separatista del popolo sud tirolese rispetto alla convivente comunità italofona. Non riesco a prevedere quali saranno i risultati del lavoro di questa Convenzione, e della Consulta Trentina. Non mi pare che esista a Roma un clima favorevole a confermare la specialità della autonomia trentina. E per la verità non riesco nemmeno a capire cosa ci sia di nuovo nei propositi riformatori di queste commissioni, salvo il problema della Regione. C’è chi vuole abolirla e che vuole rinnovarla. Ma per affrontare questo problema è necessario guardarlo non dominati dagli eventi del passato, ma con la consapevolezza dell’avvenire che ci aspetta. La storia è importante e ci insegna molte cose. Ci insegna appunto anche che il mondo cambia. Se nel secolo scorso le diversità nazionali (lingua, tradizioni, cultura) erano di grande rilievo ed importanza nell’Europa, oggi con la globalizzazione e protagonisti sul pianeta stati a dimensione continentale (Russia, Cina, India, Brasile e Argentina, Stati uniti), unificare l’Europa in una stato federale è una esigenza urgente che va perseguita senza esitazioni. In tale prospettiva i singoli stati nazionali sono destinati a svanire e l’ordinamento federale sarà articolato su zone territoriali omogenee non corrispondenti ad essi. È in questa prospettiva che va visto ed affrontato il problema dell’autonomia speciale.

Essa non va eliminata o ridotta, al contrario va potenziata ed estesa anche ad altre realtà. Già oggi Lombardia e Veneto la rivendicano, e mi sembra una richiesta fondata. Trentino, Sud Tirolo e Tirolo, l’Euregio di cui tanto si parla, formano una realtà per storia, tradizioni ma anche territorio, cultura e prospettive assai omogenea, quindi dotata di titoli che giustificano una autonomia accentuata in un ordinamento federale europeo che costituisce la nostra prospettiva di salvezza. È giusto pensare sempre alla storia. Ma per costruire bisogna guardare avanti. 


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