Vaccini, scoppia un nuovo caso Baratter

Rientro pirotecnico per Lorenzo Baratter nel gruppo del Patt. I colleghi di Pd e Upt non avevano ancora smesso di criticare la scelta dei colleghi autonomisti che l’ex capogruppo delle Stelle Alpine è tornato a mettere in difficoltà la maggioranza. Motivo del contendere l’obbligatorietà delle vaccinazioni che il centrosinistra difende e che Baratter ha messo in discussione con un’interrogazione che, in sostanza, equivale a una mozione.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 22 giugno 2017

 

Un’interrogazione in dissonanza su altri temi non avrebbe sollevato un caso politico. Il tema vaccinazioni, però, è giudicato tra i più sensibili: mentre, in aula, si discuteva l’interrogazione, fuori si svolgeva una manifestazione di genitori, per lo più mamme, contrari alle vaccinazioni obbligatorie. Sul tema, i capigruppo di maggioranza si erano già riuniti venerdì. Informato dell’interrogazione, lo stesso Ugo Rossi aveva chiesto al capogruppo del Patt, Lorenzo Ossanna, di far tornare Baratter sui suoi passi.

Non solo la missione deve essere fallita, ma domenica sulla stampa un altro consigliere del Patt, Luca Giuliani, prendeva posizione contro i vaccini obbligatori. Un secondo vertice, ieri mattina, per fare desistere il consigliere è fallito. Baratter ha spiegato di essersi informato e di dubitare della bontà di alcuni vaccini. A quel punto, i colleghi di Pd e Upt non ci hanno visto più, anche perché l’opinione diffusa in maggioranza è che il consigliere abbia già avviato una sua personale campagna elettorale per tornare in sella dopo la nota vicenda del finanziamento elettorale agli Schützen. La controprova sarebbe il disegno di legge in materia di contratti di solidarietà espansiva che presenterà domani e che ha già irritato l’assessore competente, Alessandro Olivi. «Forse ignora che da noi ci sono già» ha fatto notare il vicepresidente ai suoi.

«Ma ti rendi conto che stai sconfessando il tuo presidente?» gli hanno praticamente urlato Gianpiero Passamani e Mario Tonina (Upt). «La maggioranza non è una messa» ha replicato il consigliere del Patt rivendicando il suo pensiero «laico». In aula, Luca Zeni ha replicato a lui e Maurizio Fugatti (Lega) con gli stessi argomenti che, poco più tardi, diventeranno una nota della maggioranza. In sintesi: «Le istituzioni hanno il dovere di basare le proprie valutazioni su evidenze scientifiche, non è compito o competenza della politica mettere in dubbio le indicazioni scientifiche e si riconosce la competenza dello Stato in materia di vaccini applicando la normativa anche in provincia». Unica concessione: «Pur condividendo obbligatorietà e adozione di sanzioni,le misure individuate nel decreto-legge hanno sollevato diffuse perplessità e pertanto si invita il Parlamento a valutare se tutte le misure sanzionatorie siano le più appropriate ed efficaci al raggiungimento di valori di copertura vaccinale soddisfacenti».

Netta la posizione di Ugo Rossi: «Non solo condivido il documento, ma ho lavorato con Zeni per impostarlo».

Intanto, a Roma, Franco Panizza ha sottoscritto con i colleghi della Svp una serie di emendamenti tesi a mitigare le sanzioni — da settemila a mille euro — ed eliminare la possibilità che agli inadempienti venga tolta la patria potestà.


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