Gli incentivi alla ricerca una priorità della Provincia: per innovazione e sviluppo più selettività e qualità

Nuova fase per gli incentivi provinciali alla ricerca applicata. Al Polo Tecnologico di Rovereto si è tenuto stamani un workshop organizzato dall'Assessorato allo sviluppo economico e lavoro nel corso del quale sono state esaminate le esperienze e gli strumenti già messi a punto negli anni scorsi, a partire da quanto previsto dalla legge 6/99, e si sono messe a fuoco le prospettive e gli orientamenti per il prossimo futuro.
Ufficio Stampa Provincia, 15 giugno 2017

 

Fra gli obiettivi, condivisi anche dai rappresentanti di Confindustria Trentino, Associazione Artigianii e sindacati confederali, meno frammentazione, più selettività e più negoziazione.
Il vicepresidente Alessandro Olivi, in chiusura dell'incontro, ha parlato della necessità di migliorare l’analisi predittiva delle ricadute della ricerca. "La ricerca applicata rimane una priorità assoluta dell'ente pubblico - ha però aggiunto - per stimolare i processi di innovazione, sostenere la competitività delle nostre imprese ma anche produrre le attese ricadute sociali, in particolare sul fronte dell'occupazione".

Sandra Cainelli, dirigente dell’Agenzia provinciale per l’incentivazione delle attività economiche (APIAE), ha aperto i lavori presentando dati e riflessioni sugli incentivi alla ricerca in Trentino, previsti da due strumenti normativi fondamentali come la Legge 6 del 1999 e il Regolamento europeo 651/2014. La ricerca si divide in ricerca industriale (per migliorare o inventare prodotti e processi) e di sviluppo sperimentale (che arriva fino alla prototipazione). La Provincia riconosce le percentuali massime di contributo previste a livello europeo. le procedure di valutazione sono diverse: per gli importi più bassi quella "automatica" (ora solo in compensazione fiscale), quella valutativa, per progetti più complessi, con istruttoria tecnico-economico-finanziaria), e  infine la procedura negoziale, prevista per incentivi superiori a 1,5 milioni di euro, per newco e centri di ricerca. Negli ultimi 15 anni sono stati presentati 800 progetti, dei quali 600 approvati, con una spesa ammessa di oltre 600 milioni. I principali destinatari sono i settori dell'industria e dell'artigianato, anche se gli altri non sono affatto esclusi. per ambiti produttivi, in particolare la meccanica (35%) e la informatica (19%).

Al workshop sono quindi intervenuti due imprenditori trentini che hanno fruito di incentivi alla ricerca. Massimo Bertoldi, della SolidPower di Mezzolombardo, che oggi ha 70 dipendenti e un fatturato di 6 milioni di euro, nata come start-up nel campo dei cogeneratori e delle celle combustibili, e Silvano Tononi, della Georeporter, attiva da 6 anni nel settore delle banche dati cartografiche e catastali. 

"Non sempre la ricerca crea crescita, e ricerca e innovazione non sono sinonimi, la prima è un input, la seconda un output". Il professor Mario Calderini, presidente del Comitato per la ricerca e l’innovazione (che comprende Assessorato, Dipartimento Sviluppo economico e lavoro, APIAE, Trentino Sviluppo, Confidi, Unicredit), ha smitizzato quello che a volte è un facile slogan per precisare: "La ricerca crea innovazione e sviluppo se è buona ricerca, se c’è un sistema industriale atto a recepirla, se c’è un territorio strutturalmente adeguato".

Tuttavia è anche vero che "il sistema degli incentivi in Trentino è guardato con invidia» ha detto ancora Calderini "ed è basato su un’elevata capacità amministrativa e finanziaria, su un ottimo know-how scientifico, un capitale umano di qualità che hanno portato ad un’alta reputazione e attrattività territoriale".

Tuttavia si può fare meglio, muovendosi su due assi: maggiore discrezionalità e negozialità e un percorso di rendicontabilità sociale. 

Il dirigente generale del Dipartimento Sviluppo economico e lavoro della Provincia, Claudio Moser, ha tratteggiato le linee di evoluzione futura degli incentivi provinciali al settore, ricordando innanzitutto come l’ente pubblico trentino abbia sempre scelto la massima intensità agevolativa nel quadro delle norme comunitarie. Le procedure a sportello sono poco favorevoli allo sviluppo di qualità e perciò sono destinate a rivestire un ruolo sempre più residuale (bandi minori). È invece allo studio una riforma della legge 6 che  determinerà anche una rimodulazione dell’incentivazione valutativa in conto capitale e un uso più oculato delle risorse di Provincia e FESR. La nuova disciplina prevederà costi standard per i dipendenti e obblighi occupazionali in capo ai beneficiari per le procedure valutative.

La tavola rotonda che ha completato la mattinata ha visto protagonisti l’imprenditrice Giulia Manica, presidente della sezione chimica di Confindustria, Nicola Svaizer, vicepresidente vicario degli Artigiani trentini, e il segretario generale della CISL trentina Lorenzo Pomini, in rappresentanza dei sindacati confederali. Giulia Manica ha osservato che anche se si sviluppa un prodotto innovativo, poi bisogna saperlo vendere. "La mia impressione – ha aggiunto – è che sia spesso l’impresa a rivolgersi alle fondazioni e ai centri di ricerca per il trasferimento tecnologico; più raro il contrario". "Spesso nelle piccole aziende artigiane la ricerca si fa nel retrobottega e non si conoscono in tutte le loro potenzialità gli incentivi a disposizione, così come è difficile prevedere i risultati della ricerca stessa, che pure concorrono a formare il contenuto delle procedure negoziali" ha sottolineato Svaizer, che ha aggiunto: "L’iter burocratico e i tempi di risposta a volte disincentivano gli artigiani che si avvicinano con entusiasmo e progetti agli incentivi".

Per Lorenzo Pomini è auspicabile ripetere almeno una volta l’anno un incontro come questo, per fare il punto sul quadro provinciale degli incentivi alla ricerca, alla luce delle linee di politica del lavoro e della necessità di allineare ad esse anche le iniziative per la formazione e riqualificazione dei lavoratori. "Un’economia che gira – ha concluso Pomini – garantisce anche un maggiore gettito fiscale alla nostra autonomia".

Un assist, questo, per l’assessore provinciale allo sviluppo economico e vicepresidente della Giunta Alessandro Olivi: "I soldi spesi in ricerca non sono mai troppi o mal spesi - ha detto - . L’importante è prefissare degli obiettivi e misurare i risultati. In Trentino non c’è alternativa agli investimenti in conoscenza. Così, come, attenzione, non c’è contrapposizione tra infrastrutture 'tradizionali', come le strade, e investimenti in ricerca e sviluppo. La ricerca produce strade che non si vedono immediatamente ma che servono ugualmente». Olivi ha ribadito la valenza dei progetti Manifattura e Meccatronica proprio a Rovereto: operazioni di politica industriale e volano per ricerca, sviluppo e innovazione. infine ha rimarcato la bontà del ruolo di stimolo svolto da parte dell’Ente pubblico. Va costruito un network ancora più robusto con le fondazioni trentine di ricerca, e va migliorata l’analisi predittiva delle ricadute, dando alla negozialità un contenuto più vasto. La revisione della legge 6 terrà conto di tutte queste esigenze.


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