Gilmozzi: «Il Pd deve parlare ai giovani»

Il Pd trentino si organizza per darsi un’eventuale forma federata nel medio periodo ma l’analisi del segretario Italo Gilmozzi, contenuta nella relazione letta lunedì sera in assemblea, si focalizza al presente: con due punti in agenda segnati con la matita rossa.
"Trentino", 10 maggio 2017

La distanza tra i giovani ed i partiti ed i costi della politica. «In Trentino il calo alle primarie è stato maggiore rispetto al nazionale, e su questo dovremo, come peraltro già facciamo, continuare ad interrogarci. Ma il vero problema è stata la partecipazione dei giovani, ridotta ai minimi termini. La politica, non solo il Partito Democratico, ha bisogno di loro, e loro al momento sono irraggiungibili. Significativa a riguardo la scelta di Renzi di cooptare 20 giovani in Direzione Nazionale. Comunque, in un contesto simile, 10.000 persone che ancora credono nel partito Democratico del Trentino sono sempre tante, e da queste dobbiamo partire, ricordandoci che lo scorso anno alle primarie per la segreteria provinciale erano venute a votare meno di 4.500 persone».

Morale? Non condivido, quindi, nemmeno qualche giudizio completamente negativo di alcuni. Il Partito viene da diversi anni di grande difficoltà, che non si superano in quattro e quattr’otto. Sicuramente non si superano in quattro e quattr’otto con questo segretario provinciale». Ma Gilmozzi ha in mente un’altra, tra virgolette, “emergenza” con cui il Pd dovrà letteralmente fare i conti: «Un tema non è stato toccato da Renzi, ma posso assicurare che qui è sentito fortemente, anche tra gli iscritti del Pd, ed è quello dei costi della politica. Diversi circoli del Pd del Trentino hanno manifestato il loro malumore per come abbiamo gestito il confronto sul ddl delle Acli. Dobbiamo continuare col lavoro delle commissioni di lavoro. Prima delle ferie estive dovrebbe portare ad alcune proposte per definire il Trentino che vorremmo».


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