Noi trentini non vogliamo respingere il mercato globale, ma neanche subirlo

Nel suo editoriale di domenica il direttore Pierangelo Giovanetti propone alcune considerazioni critiche sui rapporti fra Trentino e Alto Adige, che vertono sostanzialmente sui processi di espansione nel nostro territorio di imprese sudtirolesi. Apprezziamo il valore di stimolo delle riflessioni proposte e «accettiamo la sfida», ma in un'ottica un po' più ampia e diversificata.
Ugo Rossi - Alessandro Olivi, 18 gennaio 2017


Pensiamo si debba oggi andare al di là del confronto statistico e anche di singoli episodi, pur significativo, guardando piuttosto alle opportunità che l'Autonomia può generare, in una dimensione di cooperazione regionale. Sappiamo che di questi tempi non è facile cooperare e fare sistema.
Non è facile cooperare e fare sistema in momento in cui sembra prevalere anche sul piano del confronto politico la logica degli egoismi territoriali e corporativi. Proprio per questo però crediamo che lavorare in squadra, costruire partenariati, «fare sistema» siano, alla lunga, i comportamenti più premianti, in linea del resto con un'attitudine che qui da noi ha radici profonde. 
Il tema della dinamicità dei territori, della loro propensione ad investire, ad innovare, anche a rischiare investe oggi sia la dimensione dell'impresa privata sia quella della politica. In Trentino, in particolare, si avverte da tempo l'esigenza di un rinnovamento del tessuto imprenditoriale.
La politica deve accompagnare ed insieme stimolare questo processo, mettendo le imprese nella condizione di liberare le energie e i protagonismi presenti al loro interno, ovvero agendo sulle condizioni di contesto: infrastrutturali e tecnologiche, in primo luogo, ma anche quelle relative agli asset fondamentali del capitale umano, quindi della formazione ad ogni livello, della ricerca & sviluppo e così via. Tenendosi al tempo stesso lontana da ogni tentazione dirigista.
In questo quadro, la mobilità delle imprese, all'interno di un unico distretto territoriale, è un fenomeno di per sé auspicabile, e non va letto attraverso le vecchie «lenti» della sola sottrazione reciproca di valore. È semmai indice di complementarietà, e ci aiuta ad affrontare meglio i processi che la globalizzazione porta con sé. Come trentini il mercato globale non vogliamo né respingerlo né subirlo. Crediamo che per navigare nelle sue acque, spesso agitate, serva apertura e anche disponibilità alla «contaminazione», ma conservando quelle qualità, quell'«impronta», che ci rendono unici e che al tempo stesso ci consentono di fare squadra con coloro che condividono con noi la responsabilità dell'Autonomia
Il fatto che alcune imprese altoatesine, come quelle citate nell'articolo del direttore, abbiamo deciso di investire in Trentino, rientra in questa visione d'insieme, e testimonia della capacità del nostro territorio di attrarre semmai investimenti in ragione della presenza di condizioni competitive di sviluppo. Anzi, vorremmo aggiungere addirittura qualche bell'esempio. Dr. Schär, azienda con casa madre a Postal, leader mondiale nella produzione di alimenti senza glutine, ad esempio, grazie alle azioni di accompagnamento della Provincia, ha trovato a Borgo Valsugana condizioni più favorevoli di quelle che avrebbe trovato in Germania o nello stesso Alto Adige, mentre Seppi, azienda leader nella meccanica di precisione, per ragioni analoghe ha spostato azienda e sede legale da Caldaro a Mezzolombardo e la stessa Menz&Gasser, storica azienda di Lana e più grande produttore italiano di confetture, marmellate e conserve di frutta, ha reinsediato la sua attività a Novaledo.
Un accorto mix di quei fattori a cui accennavamo poco sopra - presenza un network di soggetti che supportano la conoscenza come fattore di sviluppo, di ricercatori e personale specializzato, un uso accorto della leva fiscale, disponibilità di spazi e infrastrutturazione di prim'ordine - ha inoltre fatto sì che il Trentino venisse scelto come sede di importanti realtà extraregionali, come Fly o Bonfiglioli.
Infine, l'investimento sulla conoscenza e gli incentivi alla creazione di nuova impresa sono all'origine di inedite alleanze come quella nata recentemente fra un colosso delle tecnologie per la montagna e la neve come la Leitner e una start up trentina «allevata» da Trentino Sviluppo, su un progetto innovativo in tema di innevamento artificiale a basso impatto ambientale. In questo come in altri casi, vediamo fra l'altro come l'iniziativa imprenditoriale si coniughi con l'identità e le vocazioni del territorio, un elemento, questo, fondamentale, al fine di ritagliarsi uno spazio all'interno del mercato globale. 
Le misure di sostegno alla nuova imprenditorialità messe in campo, in particolare rivolgendosi ai giovani, costituiscono un altro segno distintivo del Trentino, considerato la provincia più innovativa d'Italia grazie all'altissima presenza di start up e alla capacità di innovazione delle sue piccole e medie imprese, come risulta dal Rapporto Cerved Pmi (la pubblicazione annuale dedicata all'analisi dello stato di salute economico-finanziaria delle società italiane). I dati confermano che dalla fine del 2015 ad oggi gli incentivi rivolti alle nuove imprese si indirizzano al sostegno di oltre 500 iniziative. In questo modo mettiamo in moto naturalmente un processo rigenerativo del tessuto economico locale. A volte i risultati arrivano velocissimi. Alte volte, bisogna dare tempo al tempo. Ma investire nello sviluppo qualitativo significa questo: puntare non solo sul breve, anche sul medio-lungo periodo.
Ci sono poi ambiti in cui l'innovazione è meno percepibile, a volte anche dall'occhio attento dei media. In particolare quello dell'innovazione sociale. L'evoluzione dell'Autonomia del Trentino ha sempre camminato lungo un doppio binario: da un lato lo sviluppo economico, dall'altro le politiche di welfare. Oggi per iniziativa della Provincia di Trento si sta costruendo un welfare territoriale universalistico, costituito da nuovi strumenti quali il reddito di garanzia, il fondo di solidarietà, il reddito di attivazione e in prospettiva l'assegno unico provinciale, quali elementi costitutivo di un territorio che vuole crescere nei diritti e nell'equità.
Tutto questo è il frutto di una intensa e prolungata fase di negoziazione con il Governo centrale, di cui potrà beneficiare lo stesso Alto Adige, posto che la cornice disegnata dalle intese con lo Stato è una cornice volutamente regionale e autonomistica. 
Un'ultima considerazione riguardo ad alcune partite strategiche per il futuro della regione e della stessa euroregione. Scommesse come quella della A22 o del tunnel del Brennero vedono il Trentino in prima fila. Ma il Trentino c'è anche sul versante della banda larga, ad esempio. O su quello del sostegno alle famiglie che, nonostante la crisi si sia sicuramente fatta sentire anche nei loro bilanci, decidono di investire sull'istruzione universitaria dei propri figli. O ancora, su quello del trilinguismo, perché una classe imprenditoriale capace di guardare al di là dei confini, di andare ad investire in Alto Adige, ma anche in Germania o altrove, di accedere ai bandi europei, di sviluppare partnership con imprese geograficamente lontane, crediamo la si costruisca anche così, mettendo nelle mani dei giovani strumenti come la conoscenza della lingua tedesca, accanto a quella inglese.
Tutte queste sono scelte di investimento sul futuro che testimoniano di una volontà di fare, e di sperimentare, che del resto ci è stata riconosciuta, nell'anno appena conclusosi, anche da autorevoli nostri ospiti, fra i quali ci piace ricordare il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente della Bce Draghi.


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