PD Trentino baricentro di un nuovo centrosinistra

La democrazia rappresentativa e il diffuso tessuto istituzionale che l'ha finora sorretta è resa oggi più debole, quasi sfibrata, dalle crescenti diseguaglianze economiche e sociali. Le Comunità sono sempre più letteralmente spaccate in due: da una parte i molti sempre più poveri e dall'altra i pochi sempre più ricchi.
Alessandro Olivi, 6 gennaio 2017

 

La classe media scivola verso una marginalità evidente, le elite si specchiano nella loro stantia autoreferenzialità e la fascia di coloro, dai giovani agli anziani, che faticano, si allarga a macchia d'olio.Sono i risultati della globalizzazione? In parte si, dato che si tratta di un processo che non ridistribuisce la ricchezza, come sarebbe giusto, ma prevalentemente la "sposta" e spiazza intere classi sociali.

Ma è la politica, le istituzioni, che diventano le prime responsabili della perdita di sicurezza, di una prospettiva di futuro, provocando l'"indifferentismo" come lo chiamava Calamandrei e sempre più spesso la protesta contro il sistema.

C'è il rischio che si saldino, in momenti così, le pulsioni populiste e più retrograde con l'inquietudine di un disagio sociale dilagante. È adesso che serve un cambio di rotta netto e coraggioso della politica europea e nazionale affinché non si faccia strada l'idea per cui l'arretramento dei processi democratici di integrazione sia la soluzione giusta e più rapida per ristabilire o difendere le (poche) posizioni acquisite.

E questi fenomeni, questo clima, attraversa anche noi, il Trentino.L'onorevole Dellai parlando su questo giornale di un'Autonomia dinanzi ad un bivio tra recupero di coesione e rischio di un aumento della conflittualità sociale pone una questione su cui è giusto riflettere: la capacità dell'Autonomia stessa di "fare insieme" e, aggiungo io, di una Autonomia che non confonda il bene comune con la semplice sommatoria di tanti interessi particolari.

Che il Trentino sia permeabile alla più lunga crisi economica e sociale moderna, e che nessuna norma o scudo istituzionale è tale da preservare la nostra realtà dalle intemperie delle crescenti diseguaglianze mi pare persino banale, salvo mettere nel conto le posizioni di qualche paladino di un anacronistica idea di Trentino che si isola per difendersi dal cambiamento.

La realtà è che invece ci serve un colpo d'ala, una scossa rigeneratrice che muova proprio dalla politica intesa come capacità di generare pensiero e nuove idee.

Non basta una buona amministrazione, bisogna rimettere in moto il Trentino dei saperi, dell"operosità, della responsabilità sociale, delle migliori tradizioni cooperativistiche della cultura dei beni comuni.Per affrontare questa svolta non è più neppure sufficiente il centrosinistra autonomista come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, pur con tutti i suoi meriti e le sue conquiste, ma cristallizzato nello schema di coalizione tripartitica in cui ognuno si prende cura della sua parte di campo.È cambiato il mondo attorno a noi. Soprattutto è venuto il momento di riprogettare una fase di innovazione politica, che metta da parte l'egoismo dei singoli partiti, e dei singoli nei partiti, per costruire un centrosinistra nuovo e più largo, senza abdicare ai valori fondanti di questa esperienza.

Non è un problema di persone, né di formule astratte e men che meno di una revisione di accordi tra gruppi dirigenti.

Partendo dal patrimonio di buona politica che questa coalizione ha prodotto è necessario prima di tutto mettere a fuoco nuove priorità e chiamare a partecipare alla sfida del cambiamento tutti coloro che si vogliono impegnare per un Trentino più aperto, dinamico, solidale e giusto.

Le grandi questioni che ci devono occupare in questo ultimo tratto di legislatura sono: i giovani e il lavoro; la formazione e la conoscenza; la buona impresa che investe sul territorio e garantisce occupazione; una pubblica amministrazione più efficiente; un nuovo patto tra pubblico e privato che sposti le risorse dalla rendita alla produzione di valore diffuso; un welfare territoriale e solidaristico dove al pubblico non si può solo chiedere ma anche restituire impegno e responsabilità; una sanità che oltre alla qualità dei servizi punti all'eccellenza; la valorizzazione non solo economica ma anche sociale e civile della montagna.

Sono alcuni dei temi su cui si deve misurare un centrosinistra nuovo, capace di alimentare la spinta riformatrice e modernizzatrice dell'Autonomia.

Un progetto capace di mettere insieme energie diverse e che, mutuando un concetto espresso recentemente dal Ministro Maurizio Martina, sappia unire il riformismo dei diritti e della partecipazione con il riformismo delle opportunità.

A chi spetta costruire questa nuova via?A tutti quelli che ci credono purché l'obiettivo sia quello di innovare davvero e non di restaurare qualche vecchia prassi politica mediante manovre di mero tatticismo elettorale per spostare un pò di voti da un partito ad un altro.

Di certo un ruolo fondamentale spetta al Partito Democratico del Trentino, oggi ancora troppo schiacciato tra gli estremi di una cultura del minoritarismo da un lato e l'eccessivo conformismo coalizionale dall'altro.La stagione del partito a vocazione maggioritaria si è conclusa. Ora, soprattutto in Trentino, al Partito Democratico il compito di mettere in campo un'iniziativa che lo veda soggetto federatore di un centrosinistra nuovo che aggreghi le sensibilità, le esperienze, le intelligenze oggi presenti anche al di fuori dei partiti e in grado di di produrre un alto tasso di civismo e cultura della buona amministrazione.

Un centrosinistra federato, quindi corale ed inclusivo, può rappresentare, un pò come è avvenuto per il modello Milano, un laboratorio territoriale utile anche a ricomporre il disgregato quadro nazionale.


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