Doppia preferenza, mediazione lontana. Maestri: «Io non cederò alla terza preferenza»

Torna da domani in aula (per tre giorni) la legge Bezzi-Maestri sulla doppia preferenza di genere alle elezioni provinciali, che prevede che su due preferenze espresse, la seconda debba essere di genere diverso dalla prima (pena la sua invalidità). Maestri:  «Non ho alcuna intenzione di cedere, né di votare una legge che non preveda la doppia preferenza di genere. Fedele, come sempre, ad un impegno». 
C. Bert, "Trentino", 3 ottobre 2016

 

Contro il disegno di legge pendono 5.377 emendamenti: 2.251 sono firmati da Rodolfo Borga (Civica Trentina), 1.728 da Filippo Degasperi (M5S), 511 da Maurizio Fugatti (Lega Nord), 410 da Claudio Civettini (Civica), 366 da Claudio Cia (Misto), 101 da Walter Viola (Progetto Trentino). La maggioranza, al di là delle dichiarazioni ufficiali e dei richiami alla compattezza del governatore Ugo Rossi (la doppia preferenza è nel programma di legislatura), non è granitica: nell’Upt c’è chi, come l’assessore Mauro Gilmozzi, ha detto chiaramente che preferirebbe le tre preferenze perché «la pluralità di scelta è un valore». E anche nel Patt c’è chi guarda con insofferenza al ddl. Ecco perché l’attenzione è puntata sull’emendamento proposto da Gianfranco Zanon (Pt) che prevede (come nella legge per le prossime Europee) di mantenere tre preferenze purché nel caso di preferenze plurime siano rappresentati entrambi i generi. Una soluzione però seccamente bocciata dal Comitato Non Ultimi e anche dai due promotori del ddl (Bezzi si è detto addirittura pronto a ritirare la sua firma). Un compromesso che in ogni caso potrebbe non bastare a superare l’ostruzionismo di Borga.


 «Non ho alcuna intenzione di cedere, né di votare una legge che non preveda la doppia preferenza di genere. Fedele, come sempre, ad un impegno». Questo il commento postato da Lucia Maestri, consigliera provinciale del Pd e prima firmataria (insieme a Giacomo Bezzi, Forza Italia) del disegno di legge sulla doppia preferenza di genere, sul suo profilo Facebook.

Consigliera Maestri, nessuno spazio dunque per una mediazione in aula? Io personalmente non voterò una legge che non preveda la doppia preferenza. I voti ci sono in aula su questa legge, che passerebbe se non ci fosse l’ostruzionismo.

Ma l’ostruzionismo c’è: 5377 emendamenti. La maggioranza è pronta a fare le notti in aula per difendere la doppia preferenza? Parte dell’Upt si è già smarcata... Bisogna andare in aula, io finora non ho parlato con nessuno, anche perché c’è un leader della maggioranza che deve riunirci per decidere come si va avanti. L’accordo di maggioranza è che si discuta in aula. Perché è vero che sui giornali si è discusso molto, ma in consiglio siamo stati tre ore, non abbiamo bloccato l’aula per sei mesi...

Perché un compromesso sulla terza preferenza di genere non la convince? Perché pur essendo obbligatoria la seconda preferenza di genere, la terza preferenza consentirebbe comunque l’«operazione biscotto», ovvero le cordate al maschile, con una donna in mezzo da comprimaria.

Anche se c’è chi osserva che i numeri dicono che la media delle preferenze espresse si ferma a 1,2. Anche un accordo sulle tre preferenze (l’emendamento Zanon) non garantirebbe comunque il via libera alla legge... Esattamente. Il problema è che se anche qualcuno mediasse sull’ipotesi Zanon, che poi è l’emendamento fotocopia della legge 2019 per le Europee, Borga i suoi oltre 2 mila emendamenti li manterrebbe perché vuole tenere tutto com’è. Quindi sì, quella mediazione non sarebbe esaustiva, non eliminerebbe l’ostruzionismo, lo ridurrebbe un po’.

Se non si trova un accordo ritirerete la legge? Certamente prima di rientrare in aula il prossimo mese bisognerà riflettere.


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