«Il Brennero resterà un ponte, non una barriera»

«Le minoranze come ponte tra diverse nazioni e culture». Per Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, è questo il valore innovativo del trattato Degasperi-Gruber, di cui oggi concorrerà a celebrare i settant’anni.
E. Ferro, "Corriere del Trentino", 4 settembre 2016

Si celebra domani il settantesimo anniversario dell’accordo Degasperi-Gruber. Quale deve essere il ruolo futuro dell’autonomia speciale del Trentino Alto Adige nel contesto italiano ed europeo?

«Settant’anni dopo la sua firma, l’accordo Degasperi-Gruber preserva ancora tutta la sua carica innovativa e di modernità. In un quadro internazionale, europeo e mediterraneo, dove si moltiplicano i conflitti aperti o “congelati”, quell’intesa resta un punto di riferimento per provare a capire come risolvere le crisi che coinvolgono minoranze etniche o linguistiche. È infatti un accordo che ha permesso di trasformare una zona di conflitti e tensioni in un’area di pace e sviluppo, nel quadro del processo di costruzione europea. Oggi, per i principi di cooperazione e integrazione che esprime, l’accordo Degasperi-Gruber incarna anche un monito contro il rischio crescente, in Europa, di un ritorno alla chiusura dei confini e alle logiche nazionaliste».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che «l’autonomia non è un privilegio immeritato ma certo impone un supplemento di responsabilità». Su quali terreni il Trentino Alto Adige può esercitare questo supplemento di responsabilità?

«Non sta naturalmente a me interpretare le parole del Capo dello Stato. Posso solo dire che la frase coglie con efficacia il valore politico dell’autonomia del Trentino Alto Adige. Oltre che riconoscere alle popolazioni alloglotte la completa eguaglianza di diritti rispetto ai cittadini di lingua italiana, l’istituto autonomistico concede loro un esteso potere legislativo ed esecutivo. Il valore innovativo del trattato De Gasperi-Gruber è stato proprio quello di dotare l’autonomia di strumenti efficaci affinché le minoranze possano svolgere una funzione-ponte tra diverse nazioni e culture. Strumenti importanti quindi, da esercitare con responsabilità e nel rispetto dei valori fondanti dell’Unione europea».

Sempre Mattarella ha citato «la proposta politica in senso federale» per la quale Degasperi si è battuto, riconoscendo come il progetto «rimanga l’unico storicamente valido». Quanto si è lontani dall’ obiettivo e cosa deve fare l’Europa di fronte alle sfide di oggi?

«Con grande lungimiranza, De Gasperi definiva un “mito di pace” la costruzione europea. Un progetto che oggi attraversa certamente una fase molto delicata. È chiaro che per uscirne non possiamo limitarci a dichiarazioni retoriche. Dobbiamo piuttosto dimostrare insieme, coi fatti, che l’Unione europea e le nostre democrazie sono capaci di offrire risposte efficaci alle preoccupazioni dei cittadini, anzitutto su sicurezza, immigrazione e crescita economica. Sulla sicurezza abbiamo lanciato la proposta di una “Schengen sulla difesa” e dobbiamo continuare a contrastare insieme il terrorismo di Daesh e l’attrazione simbolica che esercita anche in Europa. Sull’immigrazione, fenomeno destinato a durare a lungo, serve uno sforzo collettivo dell’Ue. Per accogliere chi ne ha diritto e rimpatriare gli altri. Ma serve anche un investimento di lungo periodo sull’Africa, come suggerisce il “Migration compact” che l’Italia ha proposto. Per quanto riguarda la crescita, dobbiamo rilanciare gli investimenti, completare l’Unione bancaria, rafforzare il mercato unico, creare un’assicurazione europea contro la disoccupazione».

Fra meno di un mese in Austria si ripeterà il ballottaggio per le elezioni presidenziali e uno dei due candidati rappresenta la destra nazionalista; in Ungheria i cittadini saranno chiamati a dire se accettano o meno la ripartizione di quote di profughi decisa dall’Unione europea. Due appuntamenti che rischiano di accendere il fuoco nazionalista dopo i momenti quasi drammatici di qualche mese fa, quando l’Austria aveva annunciato la costruzione di un muro al Brennero. Lei è preoccupato? C’è il rischio che l’Austria riproponga questa soluzione?

«Per quanto concerne il ballottaggio per le elezioni presidenziali in Austria, il responso delle urne — qualunque esso sarà — non metterà in dubbio né la proficua collaborazione tra i governi di Roma e Vienna, né l’esigenza di continuare a coltivare insieme i comuni ideali europei. Per il suo peso storico, geo-politico ed economico, l’Austria è e resterà per noi un partner fondamentale, anche sul tema dei flussi migratori. Da questo punto di vista, il Brennero rappresenta per l’Italia un ponte con l’Austria e l’Europa, non certo una barriera. E l’Italia farà di tutto perché continui a essere un simbolo di integrazione».

Sul referendum costituzionale, nel Pd ci sono posizioni caute, in certi casi contrarie, anche in Trentino Alto Adige, poiché si teme che una riforma centralista finisca per indebolire l’autonomia speciale. Qual è il messaggio che lancia ai cittadini in regione?

«L’impianto della riforma non è improntato al centralismo, ma alla semplicità. Stiamo lavorando per costruire un Paese più semplice, capace di decidere in modo più rapido e trasparente. La riforma costituzionale è un passo in questa direzione, se consideriamo che le competenze concorrenti tra Stato e Regioni a statuto ordinario sono state spesso materia di confusione e contenzioso. L’autonomia speciale del Trentino Alto Adige è un importante fattore di sviluppo ed è salvaguardata dalla riforma».


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