Assegno regionale al nucleo familiare: via libera alla sperimentazione dei buoni di servizio

Erogare una parte dell’assegno regionale al nucleo familiare nella forma di buoni servizio, così da sperimentare un nuovo modello di incentivazione all’utilizzo di beni e servizi pubblici qualificati per i bisogni delle famiglie. 
Ufficio Stampa Provincia, 4 agosto 2016


E’ quanto prevede un protocollo d’intesa sulle politiche di sostegno alle famiglie con figli, firmato oggi dal vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi e dai i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti. 
L’obiettivo principale è quello di supportare la condizione economica e sociale delle famiglie con figli attraverso interventi di natura generativa e servizi sempre più qualificati, in grado, da una parte di sostenere la partecipazione attiva al mercato del lavoro dei membri dei nuclei familiari e dall’altra di favorire il pieno e armonico sviluppo di bambini e ragazzi fin dalla prima infanzia. “D’intesa con i sindacati – ha spiegato Olivi – lavoriamo per costruire un welfare più moderno e avanzato, capace di andare oltre la mera erogazione di denaro e di incentivare le famiglie ad avvalersi dei servizi pubblici. Riusciamo così a perseguire alcuni obiettivi di interesse generale, subordinando l’utilizzo del sussidio pubblico a consumi socialmente responsabili, come quello di fornire ai ragazzi un sano regime alimentare e occasioni di maggiore socializzazione e quello di ridurre il trasporto privato". Le risorse disponibili, confermate, ammontano a 34 milioni all'anno ed interessano circa 28 mila famiglie. "Ci troviamo a firmare un accordo - hanno detto i tre segretari confederali - che conferma a tutto tondo l'impegno della Provincia verso le famiglie con figli senza che vi sia una riduzione delle risorse messe a disposizione".

 Il nuovo sistema, che sarà introdotto in via sperimentale a partire dal 1° gennaio 2017, prevede che l’importo mensile dell’assegno regionale venga scomposto in due quote: la “quota libera”, che continuerà ad essere erogata in forma monetaria, senza alcun vincolo di destinazione e una quota, pari al 30%, che sarà erogata in forma monetaria una volta verificato che il genitore/beneficiario dell’assegno regionale abbia consumato/acquistato per i propri figli alcuni servizi, in una prima fase, relativi all'ambito scolastico, come mensa e trasporto pubblico alunni, in una fase successiva estesi a servizi di tipo formativo, educativo, sportivo, sanitario o di conciliazione.
Saranno esclusi dalla sperimentazione i nuclei familiari con figli disabili e quelli esclusivamente con figli in età prescolare o esonerati dall'obbligo scolastico, nonché i nuclei in cui sono presenti contestualmente figli di età inferiore e superiore all’obbligo scolastico. Il protocollo prevede, inoltre, che saranno puntualmente monitorati gli effetti della sperimentazione sulla spesa complessiva per l’assegno regionale al nucleo familiare, garantendo che ogni risorsa non trasferita alle famiglie in virtù del nuovo meccanismo di condizionalità sia reinvestita in analoghe politiche di sostegno al reddito delle famiglie. Saranno anche adottate, tempestivamente, opportune forme di comunicazione sulle novità previste dalla sperimentazione ai nuclei familiari beneficiari e saranno concordati eventuali correttivi finalizzati a migliorarne il grado di equità grazie all’analisi dei dati raccolti nel corso dei primi mesi di attuazione. 
Contestualmente alla sperimentazione, sarà attivato un tavolo di confronto tra Provincia autonoma di Trento, APAPI e CGIL CISL UIL del Trentino sul complesso dei sostegni al reddito delle famiglie con figli, per definire un’articolazione delle misure che non penalizzino le famiglie con massimo uno o due figli e per armonizzare i regimi tariffari dei servizi educativi alla prima infanzia tra asilo nido, tagesmutter e scuole per l’infanzia. (fm)


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