Le donne nei parchi non sono specchietti per le allodole

Abbiamo letto in questi giorni alcune dichiarazioni fortemente critiche sulla mediazione raggiunta in Consiglio provinciale riguardo alla presenza femminile negli organi di governo dei parchi trentini. Il tema mi è caro, e non solo perché ho contribuito a costruire la mediazione contestata, ma perché tocca uno dei tasti più sensibili e dolenti della nostra democrazia.
Donata Borgonovo Re, "Corriere del Trentino", 16 luglio 2016

 

Una democrazia incompiuta, secondo ormai vecchie analisi dell’allora Comunità europea, perché le istituzioni italiane (e quelle trentine, naturalmente) non rispecchiano l’eguale presenza di donne e uomini che caratterizza invece la società. Deficit di rappresentanza, lo chiamano; e benché ancora qualcuno non lo ritenga un problema, per la comunità nella quale viviamo lo è.

La presenza femminile è diversa e complementare a quella maschile; porta diverse sensibilità, moltiplica i punti di vista sui problemi e sulle loro possibili soluzioni, arricchisce le analisi e amplia le capacità di visione. Come non vedere che, dove donne e uomini, insieme, costruiscono politiche e assumono decisioni pubbliche, la qualità della vita sociale è migliore? Pensiamo al nord Europa: i Paesi che hanno inventato le misure per le pari opportunità sono gli stessi ai quali guardiamo spesso con malcelata invidia per le pregevoli caratteristiche dei loro servizi e per il solido senso civico che li distingue. Non è anche questo un segnale interessante?

Ma torniamo al tema attuale. Nel discutere la legge che disciplina il Parco dello Stelvio, ci siamo rese conto (anche grazie alla segnalazione di cittadine attente ai problemi della rappresentanza paritaria) che mancava una norma di garanzia per una significativa ed efficace presenza di donne all’interno degli organi di gestione dei parchi provinciali. La situazione attuale è da manuale: tra gli 11 componenti effettivi della giunta esecutiva del Parco Adamello Brenta non c’è una donna (l’unico nome femminile si trova tra gli 11 supplenti…) mentre tra i 66 componenti del comitato di gestione le donne sono 6; andiamo un po’ meglio nel parco di Paneveggio-Pale di San Martino perché in giunta le donne sono 3 su 11 mentre nel comitato di gestione sono 7 su 33.

Se volessimo dare un’occhiata alla situazione nazionale — per un doveroso raffronto — avremmo qualche difficoltà: non esistono dati ufficiali sulla presenza femminile negli organi di governo delle aree tutelate. In attesa che la lacuna venga colmata da qualche ricercatrice interessata al tema, osservo soltanto che non siamo proprio i peggiori: nel Parco dei Monti Sibillini (siamo nell’Appennino umbro-marchigiano) le donne sono 2 tra i 27 componenti della Comunità del parco e mancano completamente tra i 13 consiglieri dell’ente di gestione.

Scrivere una legge significa cercare il miglior punto di mediazione possibile tra visioni diverse (certo, purché non troppo lontane tra loro, altrimenti la mediazione diviene impossibile), salvaguardando l’obiettivo che si intende raggiungere ma accettando, nel contempo, di condividerlo con altri. Magari meno motivati e disponibili, ma necessari alla buona riuscita del percorso. Abbiamo dunque condiviso la necessità di rafforzare la presenza femminile anche negli organi di governo dei parchi e abbiamo individuato tre strumenti: i Comuni che designano due componenti devono indicare una donna e un uomo; un quarto dei membri dei comitati di gestione deve appartenere al genere sottorappresentato (significa 17 donne nell’Adamello Brenta e 8 nel Paneveggio San Martino); nelle giunte devono essere rappresentati entrambi i generi (senza limiti minimi o massimi). Certo, sarebbe stato bello fare di più e ci abbiamo anche provato. Ma siamo consapevoli che questo percorso richiede pazienza e cautela perché — come scriveva Keynes, se non sbaglio — «la difficoltà non sta nel credere alle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie»: l’azione politica sulle misure di parità necessita di un lavoro culturale parallelo, capace di aiutare le persone a maturare la convinzione che le donne, nei parchi come in politica, sono una splendida risorsa di competenze e di capacità. E non specchietti per le allodole.


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