Parchi, un quarto di «quote rosa»

Via libera alla gestione provinciale per la parte trentina del Parco dello Stelvio. Con 21 voti a favore, 5 astenuti e un solo contrario (Filippo Degasperi, M5S), ieri il consiglio provinciale ha approvato il disegno di legge Gilmozzi che dà attuazione all’accordo del 2015 tra lo Stato, le Province di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia.
C. Bert, "Trentino", 14 luglio 2016

Una riforma, quella dello Stelvio, che ha suscitato dure proteste del mondo ambientalista, rilanciate ieri dal consigliere Degasperi, contro la distruzione dell’unitarietà del parco nazionale. «Per noi questa è invece un’opportunità», ha rivendicato l’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi, «lo Stato è garante dell’unitarietà e del rispetto da parte dei territori delle linee guida che saranno approvate entro dicembre. Con questo disegno di legge si conferma l’impegno del Trentino a mettere l’ambiente al centro delle proprie strategie di sviluppo.

I parchi hanno come scopo primario tutelare la biodiversità e lo sviluppo sostenibile». Il presidente del comitato di coordinamento e di indirizzo sarà espresso dai Comuni, mentre l’assessore ha accolto le richieste ambientaliste di alzare a due i posti per le associazioni nel comitato, dove entrerà anche un rappresentante del comitato scientifico delle aree protette. Una novità inserita nella legge riguarderà non solo lo Stelvio ma tutti i parchi (Adamello-Brenta e Paneveggio), gli unici enti senza obblighi sulla rappresentanza di genere. Mancanza denunciata recentemente da alcune donne a proposito della giunta del Parco Adamello Brenta, composta di soli uomini.

L’assessore Gilmozzi ha proposto di garantire al genere meno rappresentato un terzo dei posti di competenza degli enti pubblici (Provincia e Comuni) nei comitati di gestione: «Serve ragionevolezza». Un emendamento Pd chiedeva un terzo di tutte le nomine, comprese quelle delle associazioni: «Tutti devono sentirsi responsabili di garantire la parità di genere». Dopo una trattativa si è arrivati ad una mediazione e da un terzo si è scesi al 25% sul totale delle nomine: per lo Stelvio significa 17 su 66 membri del comitato.

Di preferenze di genere si è discusso invece ieri in Consiglio delle autonomie, dove la consigliera Lucia Maestri (Pd) ha presentato il suo ddl sulla doppia preferenza e liste al 50% di uomini e donne. Tra i contrari la sindaca di Stenico Monica Mattevi («I cittadini devono avere la libertà di scegliere a prescindere dal genere e chi è deputato a formare la lista deve poter scegliere le persone basandosi sulle competenze migliori»), quella di Cavedine Maria Ceschini («Non serve una legge, deve essere una questione di cultura e di educazione»), Mattia Gottardi (Tione), Walter Forrer (Folgaria), Ugo Grisenti (Baselga di Piné). Favorevoli i sindaci Alessandro Andreatta (Trento), Francesco Valduga (Rovereto), Adalberto Mosaner (Riva), Laura Ricci (Croviana), Clelia Sandri (San Michele), Cristian Comperini (Besenello), Claudio Soini (Ala), Fabrizio Inama (Denno). 

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Il de profundis per la gestione unitaria del «parco nazionale» dello Stelvio, almeno per l’iter in Trentino, risuona in un consiglio provinciale privo di voci ambientaliste (se si esclude il lavoro di sponda dei 5 stelle con Degasperi) e con una maggioranza impegnata in un’unica mediazione: quella sulla quota di genere per la governance di tutte le aree protette trentine (da un terzo a un quarto dei componenti per il sesso meno rappresentato). Questo il dato relativo all’approvazione, con 21 sì, del disegno di legge provinciale proposto dall’assessore Mauro Gilmozzi.

Il centrosinistra autonomista ha ratificato, ottenendo l’adesione di Progetto Trentino e di Massimo Fasanelli, quanto prevede la norma di attuazione sul parco. Il percorso è a sua volta frutto dell’accordo politico sulla provincializzazione dell’area statale ottenuto tra Roma, l’Alto Adige (soprattutto per la parte tedesca, che non ha mai gradito l’istituzione in epoca fascista, nel 1935), il Trentino e gradito anche alla Lombardia. È stato lo stesso Gilmozzi ad ammettere le difficoltà operative del consorzio introdotto nel 1993 tra gli enti competenti. «Bolzano e Lombardia avevano evidenziato la necessità di un assetto diverso per garantire l’impegno dei territori» ha ricordato l’assessore ottenendo l’assenso di Degasperi.

L’Aula ha quindi licenziato i passaggi che normano, riguardo al territorio provinciale, la delega sulla gestione del «parco nazionale». Quella che per i critici è lo «smembramento» dell’area protetta. Gilmozzi ha difeso l’impianto, citando anche l’intervento giudicato «infelice» del ministro Galletti a Trento. «Il ministro ha creato un po’ di confusione, ma la giunta vuole confermare l’impegno del Trentino a sostenere l’idea che i parchi hanno lo scopo di promuovere sia la biodiversità sia lo sviluppo economico sostenibile del territorio». Per l’assessore la nuova norma non è al ribasso rispetto a prima. Il Trentino anzi ha l’occasione per ribadire «la sua capacità di tutelare l’ecosistema, creando sviluppo sostenibile e contrastando l’abbandono dei territori». La gestione unitaria sarà secondo la giunta garantita dalle linee guida di azione: pronte in bozza entro settembre, dovrebbero essere approvate entro fine anno per essere operative nel 2017. La governance locale si attua tramite il «comitato di coordinamento» con capofila gli enti pubblici territoriali e un organismo «di partecipazione» da definire.

Riguardo agli emendamenti, sono stati respinti quelli di opposizione fra i quali i testi di Degasperi che contenevano le proposte delle associazioni (come i requisiti di competenza per far parte del comitato). Sì a tutti i dispositivi proposti dall’assessore, compreso quello per assegnare un posto alla Sat e uno agli ambientalisti nel comitato. La maggioranza ha avuto un piccolo incidente d’Aula. Per errore è stato approvato (13 sì e 12 no) un emendamento di Maurizio Fugatti (Lega nord) abrogativo dell’articolo 17, una norma tecnica di scarso rilievo.

La mediazione interna al centrosinistra si è focalizzata sulla quota di genere per tutti i parchi, compreso Adamello-Brenta (diventato un caso perché privo di donne nella governance) e Paneveggio. Il Pd chiedeva «almeno un terzo» per il genere meno rappresentato negli organismi di vertice. Gilmozzi, più per la fattibilità tecnica dell’armonizzazione delle nomine, suggeriva di assegnare la soglia solo per le nomine pubbliche. L’accordo si è trovato su «un quarto».

Se la delusione per l’impianto della legge delle associazioni non tarderà a farsi sentire, ieri in consiglio è giunta quella dell’unico contrario in Aula (5 gli astenuti). «Un compromesso al ribasso che smembra il parco nazionale — dice Degasperi —. Ora il territorio è come un giacimento da sfruttare. Quanto al Pd, ha fatto scena muta, mettendo solo una bandierina sul genere».

Sempre in tema di quote di genere, è stato presentato al consiglio delle autonomie il ddl Maestri-Bezzi sulla doppia preferenza di genere alle elezioni provinciali. Sindaci divisi fra perplessi e favorevoli.


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