Assistenza, maggioranza cauta

Una condivisione sull’obiettivo della riforma — la ricerca di un nuovo modello per far reggere il sistema nel lungo periodo — e l’invito alla cautela su alcuni punti «caldi», dal ruolo del privato sociale agli accorpamenti delle Rsa. È la valutazione dei colleghi di maggioranza sull’intervento in tema di assistenza agli anziani. Luca Zeni, assessore alla salute, ha illustrato brevemente il lavoro preparatorio, rimandando all’incontro più approfondito di mercoledì nella sede del consiglio delle autonomie, alla presenza dei consulenti dell’ateneo Bocconi.
S. Voltolini, "Corriere del Trentino", 14 maggio 2016

 

Alcuni consiglieri hanno manifestato le proprie preoccupazioni, ad esempio Giuseppe Detomas (Ual), Donata Borgonovo Re (Pd) e Mauro Gilmozzi (Upt). L’assessore ha ribadito le rassicurazioni sul metodo. Il confronto, ha detto, è solo all’inizio e coinvolgerà tutti gli interlocutori, compreso Consolida.

Davanti a consiglieri e assessori riuniti nella sala Fedrizzi, nel palazzo della Provincia, Zeni ha spiegato a grandi linee l’impianto della riforma, difendendone la spinta innovativa. Sul tavolo c’è lo studio preparatorio curato dalla Bocconi (Corriere del Trentino di martedì), che apre a due alternative per la razionalizzazione delle aziende pubbliche di servizi alla persona. Una prevede il mantenimento di tutti i cda, con economie di scala sui servizi, la seconda, più drastica, la riduzione a un solo cda per ambito territoriale. Le Apsp, ridotte di numero, otterrebbero però una centralità sulle scelte per i servizi, potendo gestire i finanziamenti che oggi sono in capo alle Comunità di valle. Per questo le cooperative sociali temono una marginalizzazione. I nodi sono destinati ad alimentare il dibattito fissato mercoledì alle 18 in consiglio delle autonomie. Alle 20 la riunione si protrarrà con il vertice di maggioranza sul tema.

Nella sala Fedrizzi sono intervenuti fra gli altri Gilmozzi, Borgonovo Re, Detomas. Quest’ultimo, vicino al mondo del privato sociale, aveva già chiesto pubblicamente attenzione al settore. «Siamo stati tranquillizzati» dice il consigliere della Ual, che allude sia alle precisazioni sul ruolo delle cooperative che al metodo di lavoro per l’elaborazione della riforma. «Su aspetti come i trasferimenti in capo alle Rsa, per le decisioni socio-assistenziali, la discussione è aperta» precisa. L’assessore ha accettato la richiesta di venire in audizione presso la quarta commissione del Consiglio, presieduta proprio dal consigliere.

Dal partito di Zeni è arrivata una condivisione sulle finalità. Violetta Plotegher si è mostrata d’accordo sull’impostazione, rivolta a scelte innovative che possano permettere al sistema di reggere nel lungo periodo, con il raddoppio previsto in 30 anni del numero di anziani. Giusto quindi secondo la consigliera pensare a forme diverse da quelle attuali. Donata Borgonovo Re ha posto alcune questioni nel merito. Gilmozzi, esponente dell’Upt, ha chiesto cautela, sottolineando il fatto che le scelte su una riforma di tale importanza devono essere politiche. Non devono quindi limitarsi alle valutazioni tecnico-economiche. Mario Tonina si è detto d’accordo sull’impostazione e sul metodo adottato. Per parlare in concreto delle scelte sulle Rsa il consigliere attende di leggere i documenti preparatori con i dati.

Nella riunione è stato accennato anche il tema dei punti nascite. Sulla richiesta di deroga la risposta del ministero non è ancora arrivato. Zeni tuttavia è apparso fiducioso.

 

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Anziani: un nuovo ruolo per le Apsp, D. Sartori, "L'Adige", 14 maggio 2016

In attesa della presentazione ufficiale dei risultati del «tavolo di lavoro» che saranno illustrati mercoledì prossimo al Consiglio delle autonomie e ai presidenti delle Comunità di valle, emergono ulteriori particolari sulle linee operative del futuro welfare per gli anziani. Linee su cui l'assessore alla salute, Luca Zeni , avvierà presto il confronto, territorio per territorio. E solo alla conclusione del percorso la «rivoluzione» potrà tradursi in atti amministrativi e normativi.
Di «rivoluzione» si tratta, soprattutto nell'approccio. 


Un unico soggetto per gli accessi. 
Dall'analisi compiuta dal «tavolo» coordinato da Giovanni Fosti , il ricercatore del Cergas della Università Bocconi incaricato dalla Provincia, emerge un criterio guida. È necessario puntare su un unico soggetto per governare gli accessi e tenere sotto controllo i costi che generano. Ecco dunque il ripensamento (vedi l'Adige del 12 maggio, ndr) del ruolo dei Pua, i Punti unici di accesso distribuiti sul territorio, che saranno coordinati dalle Apsp, le Aziende pubbliche per i servizi alla persona che gestiscono le Rsa. Non più, i Pua, solo centri di «smistamento» dove gli operatori (sociali, sanitari, educativi) orientano e indicano a chi rivolgersi: ai servizi sociali per l'assistenza domicilio, per la fornitura pasti, etc; all'assistenza domiciliare integrata, attraverso l'Azienda sanitaria o alla Rsa, dopo la procedura dell'Uvm (Unità valutativa multidisciplinare). Pua, invece, con un ruolo attivo, che prende direttamente in carico chi ha bisogno, definisce un percorso individualizzato e fornisce la migliore risposta possibile, integrando tutti i soggetti e le risorse del territorio: assistenti sociali, operatori di Rsa, la nuova figura, appena presentata, dell'infermiere a domicilio, realtà del terzo settore e pure private, come le badanti con cui le famiglie oggi si arrangiano. Un Pua dotato di un proprio budget. Perché le Apsp, in parte accorpate, quali soggetti coordinatori, anziché l'Azienda sanitaria o la Comunità di valle? Perché, per il mix di competenze sanitarie e sociali che offrono e la copertura del servizio 24 ore su 24, paiono il soggetto più in grado di garantire la governance del nuovo welfare per gli anziani. Un passaggio non facile, perché carica le Apsp di ulteriori responsabilità: saranno loro a metterci la faccia nei confronti delle famiglie prese in carico.


Numeri che allarmano.
Bisogni crescenti e risorse limitate: tra questi due poli si delinea il ripensamento del welfare per gli anziani. Gli over 65 non autosufficienti sono, in Italia, il 18,5%. In Trentino, la stima è che siano il 15,8%. Ma sono destinati a raddoppiare entro quindi anni. A riguardo degli over 75 non autosufficienti, la previsione è che saranno 20.698 nel 2031. E le risorse non aumenteranno, anzi. Oggi, il sistema Rsa (41 case di riposo) costa 200-210 milioni all'anno: 130 milioni coperti dalla Provincia; 70-80 milioni a carico delle famiglie, solo in parte (20 milioni) supportate dagli assegni di accompagnamento, cui si aggiunge una quota di integrazione dei Comuni. Per le circa 6 mila badanti, la spesa è stimata è di 90 milioni all'anno. Se a queste voci si sommano quelle per l'assistenza sociale (assistenza a domicilio, centri servizi, pasti a domicilio, etc) e quelle per gli assegni di cura, si arriva a oltre 300 milioni l'anno. Che non aumenteranno. Ecco l'obiettivo, quasi una missione impossibile, del nuovo welfare: agli stessi costi, per le famiglie e per l'ente pubblico, garantire nel tempo la tenuta del sistema di assistenza. Nelle regioni migliori, come l'Emilia Romagna, il pubblico ha una capacità di copertura della non autosufficienza che arriva al 25%. Il Trentino fa di più, perché la copertura è tra il 30 e il 35%. Ma non può reggere a medio-lungo termine.


I punti critici della riforma.
La riforma presuppone alcuni passaggi, non scontati: primo, che ogni soggetto (Provincia, Comuni, Azienda sanitaria, Apsp, cooperative del terzo settore, già in allarme per il timore di essere sminuite nel loro ruolo) sia disponsibile a mettersi in discussione, per condividere un approccio unitario; secondo, la definizione dei bacini di utenza. Si pensa al bacino della Comunità di valle, però in modo flessibile: da un lato vi sono Comunità molto estese, come le Giudicarie; dall'altra Comunità, come la Paganella, prive di Apsp-Rsa; terzo, l'unicità del soggetto responsabile. Che vuol dire: o aggregare per fusione Apsp, per zona omogenee (ad esempio le due della Val Rendena); o puntare su un coordinamento, una gestione associata dove una Apsp ha un ruolo di capofila. Una o l'altra soluzione, purché non ci siano costi aggiuntivi.


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