Presidenza A22, Olivieri: «Io vado avanti»

Come sa bene chi lo conosce, l’avvocato Luigi Olivieri - nominato la scorsa settimana dalla giunta provinciale nel cda dell’A22 - non ha pensato nemmeno per un minuto di poter restare fuori dalla corsa per la presidenza a causa di una incompatibilità.
C. Bert, "Trentino", 16 aprile 2016

Il problema (come evidenziato ieri dal Trentino) nasce dal decreto legislativo 39 del 2013 sugli incarichi di amministratori di ente di diritto privato in controllo pubblico, che stabilisce che «non possono essere conferiti incarichi di amministratore (presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di altro organo di indirizzo delle attività dell’ente) a coloro che nei due anni precedenti siano stati consiglieri o assessori provinciali, di Comuni o forme associate sopra i 15 mila abitanti. Olivieri è stato fino a luglio 2015 assessore in Comunità di valle delle Giudicarie. Ma l’ex deputato e noto esponente del Pd ieri ha sfornato una lunghissima nota in punta di diritto, in cui sostiene innanzitutto che la norma non si applica perché l’Autobrennero è sì a prevalente capitale sociale pubblico ma soggetta ai controlli delle spa, e in secondo luogo l’A22 «non è una società regionale».

Nel merito, per Olivieri il conflitto d’interesse non si pone: «Che conflitto può sussistere con la carica di assessore di Comunità e l’incarico di amministratore di una società titolare di una concessione di esercizio autostradale di livello nazionale?». Non ultimo, l’avvocato osserva che «non è prevista nell’organigramma di A22 la figura di un presidente con deleghe operative». E in ogni caso «l’inconferibilità non può essere retroattiva», per incarichi assunti prima dell’entrata in vigore del decreto, e lui è stato nominato assessore nel 2011. Fin qui i cavilli giuridici.

Ma la partita nomine è oggi quantomai politica, con un braccio di ferro in atto tra il governatore Ugo Rossi, che per la presidenza ha indicato l’avvocato Andrea Girardi, suo uomo di fiducia, e il Pd che - spiazzato nei tempi - ha proposto Olivieri. Tra i due litiganti c’è chi pensa che alla fine lo scenario possa mutare, e a spuntarla possa essere l’ingegner Antonio Armani, indicato dall’Upt. Sempre tenendo conto che la prossima settimana, in vista dell’assemblea dei soci del 28 aprile, andrà affrontata e risolta la questione delle quote di genere: su cinque donne che per legge devono essere nominate nel cda, ne mancano all’appello due; o arriveranno dai soci del sud, oppure dovranno essere riviste le nomine già fatte.

Nello stesso Pd c’è chi chiede un cambio di metodo. Elisabetta Bozzarelli, candidata alla segreteria del partito, lo ripete: «Ho già espresso il mio parere e le motivazioni si sono rafforzate. Questa dell’A22 era e rimane l’occasione per tentare un colpo d’ala, per sperimentare un metodo nuovo nelle nomine, che riesca a garantire un equilibrio tra competenza, rinnovamento, rappresentanza di genere, assumendosi una responsabilità che non è solo del sistema dei partiti, ma che deve prendere in considerazione il rapporto con gli altri livelli istituzionali - non scaricando su altri, ad esempio, la necessità dell’equilibrio di genere – e soprattutto con l’intera comunità. Non ho nulla contro l’avvocato Olivieri, che ha svolto bene i suoi passati incarichi politici - precisa Bozzarelli - ma il fatto stesso che dobbiamo fare cavillose interpretazioni giuridiche per valutare questa nomina è un segnale di per sé significativo. Guardare al futuro significa avere il coraggio di investire in competenze: questo ci si aspetta dalla politica, soprattutto in un momento complicato come quello che stiamo attraversando». 


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