Strappati alle bombe dalla solidarietà

La vita ricomincia per 29 siriani, undici adulti e diciotto bambini arrivati ieri a Trento con il"corridoio umanitario" Nel lunghissimo viaggio i profughi sono stati accompagnati dal consigliere Mattia Civico e da alcuni volontari trentini: «Hanno vissuto anni terribili, hanno perso tutto. Ricominceranno da qui. Da noi. Una comunità che accoglie è una comunità che mette al sicuro la propria stessa umanità». 
U. Cordellini, "Trentino", 1 marzo 2016

 

Non hanno dovuto salire su un gommone mezzo sgonfio già alla partenza, non hanno dovuto stringersi su un fazzoletto di plastica che era l’unica cosa che li avrebbe separati dal mare in tempesta, non hanno dovuto vedere il terrore negli occhi dei loro figli alla primo accenno di mare mosso, non hanno dovuto pregare che quei giubbotti salvagente arancioni funzionassero, non hanno dovuto accamparsi per giorni alle frontiera tra Grecia e Macedonia al freddo e alla pioggia.

Per fortuna, loro sono arrivati in aereo, ieri mattina alle 8 a Fiumicino, portati in Italia con il progetto «Corridoi Umanitari» reso possibile da un accordo tra il nostro governo, la Comunità di Sant Egidio, la Federazione delle chiese Evangeliche e la Tavola valdese. Un progetto che mira a portare in Italia mille profughi che scappano dalle guerre, 750 siriani e 250 somali rifugiati in Etiopia. Quando l’aereo proveniente da Beirut si è posato sulla pista gli occhi dei bambini si sono sgranati manco fosse Disneyland. Era la prima volta che quegli occhi grandi per lo stupore vedevano un aeroporto. Forse la prima volta che vedevano una grande città. Molti di quei bimbi, infatti, sono nati in un campo profughi, il campo di Tel Abbas, una piccola tendopoli sorta in territorio libanese e gestita da volontari italiani, molti trentini, che fanno parte dell’Operazione Colomba. Vivevano in quel campo da quattro anni, da quando le bombe e la guerra li hanno costretti a scappare da casa loro, a Homs, la grande città che sorge a poche decine di chilometri dal confine con il Libano.

Su quell’aereo che li ha strappati a una sorta di vita di mezzo, sospesa tra un passato fatto di bombe e un futuro fatto solo di speranza, erano in 93, 41 dei quali bambini. 93 persone che non dovranno conoscere i rischi e la paura di una traversata che è costata, e costerà ancora troppe vite. Per loro è stato attivato quello che dovrebbe valere per tutti: un diritto a non morire per scappare dalle bombe. A loro è stato riconosciuto questo diritto, ma a tutti gli altri, a milioni di persone, no. Ad aspettarli all’aeroporto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che li ha accolti e ha detto che i corridoi umanitari come questo dovrebbero essere un modello virtuoso per tutta l’Europa e per i paesi di Schengen che, invece, pensano di barricarsi dietro alle barriere di filo spinato. Anche il deputato trentino Lorenzo Dellai tira l’Europa all’Europa timorosa che non ha saputo avere il coraggio di impedire il viaggio dei profughi, quel viaggio per la terra promessa che ha preteso un tributo troppo alto di vite. Dellai si è detto anche orgoglioso per il fatto che tra le prime comunità che hanno accolto questi pellegrini della speranza ci sia il Trentino.

In 29 sono subito partiti per Trento, in autobus, con loro c’era il consigliere provinciale Mattia Civico che era partito due giorni fa per andarli a prendere a Tell Abbas dove era già stato un paio di volte. I profughi saranno ospitati in due case della tenuta di San Nicolò, a Ravina, di proprietà della Curia. Un tempo era la residenza estiva del vescovo, d’ora in poi ospiterà ventinove persone che hanno dovuto lasciare la propria casa . Si tratta di sette famiglie, con 18 bambini, 14 che hanno meno di 7 anni. Molti di loro sono nati nel campo di Tel Abbas e non hanno mai dormito in luoghi diverse dalle tende. Adesso avranno un tetto sulla testa. La Diocesi ha ristrutturato le due case in cui vivranno. Si tratta di due foresterie immerse nel verde. Saranno seguiti dai volontari di Operazione Colomba e di Fare Comunità. La Provincia sosterrà i costi per il mantenimento e organizzerà attività per cercare di inserirli in Trentino. Come detto, il progetto prevede che con il corridoio umanitario arrivino in Italia un migliaio di persone. Non è escluso che qualcuno venga in Trentino.

 

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«Hanno vissuto anni terribili, hanno perso tutto. Ricominceranno da qui. Da noi. Una comunità che accoglie è una comunità che mette al sicuro la propria stessa umanità. Sarò con loro nel momento della traversata, con nel cuore la gratitudine e la fierezza verso la mia comunità. Pensando al fatto che "l'ultimo che passa vale come il primo"». Scriveva così due giorni fa sul proprio sito il consigliere provinciale del Pd Mattia Civico. Ieri ha affrontato il lungo viaggio insieme ai profughi siriani. «Per queste persone - ci ha detto mentre era in pullman - si è trattato di ventiquattro ore molto forti e difficili, sia dal punto di vista emotivo sia da quello fisico: ci sono bambini molto piccoli, che hanno affrontato un viaggio molto lungo. Con loro genitori e parenti, tutti molto giovani. Basti pensare che c'è una nonna di 46 anni, mentre mamme e papà ne hanno circa 25. E non va dimenticato che i loro ultimi quattro anni sono stati molto difficili: dal 2012, infatti, hanno vissuto nel campo profughi in una situazione di paura e insicurezza». L'arrivo a Trento rappresenta una chance per una nuova vita, ma non bisogna pensare che sarà tutto facile. «La partenza era carica di attese ma anche di profonda tristezza: salire su quell'aereo, su quel volo offerto da Alitalia, per loro voleva dire la certezza che non sarebbero mai più tornati nella loro casa, nel loro paese, nella loro patria. Per queste persone in Siria non c'è più un futuro, ma nonostante questo continuavano a sperare che qualcosa sarebbe potuto cambiare. L'unica soluzione per salvare la vita era quella di fuggire: adesso, dopo quattro anni "in bilico", arrivando a Trento possono sognare di avere una prospettiva». «Sui corridoi umanitari si è registrato un grande e convinto consenso - ha concluso Civico - e anche i più ostili e i più scettici hanno alla fine ammesso che questa soluzione è senza dubbio valida».


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