#UnBRENNEROcheunisce, la rassegna stampa

BRENNERO - Il gesto simbolico è stato forte, qualcuno ha azzardato perfino storico. Ma, appunto, questo sarà la storia a dirlo. Quello che è certo è che la politica trentina, ma anche dell'Alto Adige e del Tirolo, ha dato un segnale importante. Un segnale di unità prima di tutto: rappresentanti di Pd, Patt, Upt e Verdi insieme, senza bandiere, mano nella mano, con esponenti del mondo sindacale e delle associazioni, singoli cittadini e gruppi. 
M. Lunelli, "L'Adige", 21 febbraio 2016


Insieme dicevamo, per fare vedere, anche fisicamente, che un Euregio c'è, esiste, è vivo e ha voglia di dire la sua su un tema tanto delicato quanto attuale: i confini. Chi pensava che fosse un argomento ormai superato, antico, consegnato alla storia con la nascita dell'Europa unita evidentemente si sbagliava. La questione è più attuale che mai: l'Austria ha detto chiaramente di volere ripristinare le frontiere e di voler posizionare l'esercito al confine come risposta ai flussi migratori degli ultimi anni. Una risposta che al Trentino, e non solo, non piace.

E allora, nell'arco di qualche giorno, è stato lanciato un appello (dal Pd del Trentino e da Lucia Maestri in particolare: ma lo sanno solo gli addetti ai lavori, visto che non è stata fatta alcuna «pubblicità» politica e i simboli sono stati lasciati nel cassetto), che è stato raccolto da molte forze, ma anche da sindacati, associazioni, singoli cittadini. Tutti uniti, tutti con il loro nome e cognome, non con il proprio ruolo in consiglio, a difendere il concetto di Europa, di Euregio, di solidarietà, spinti anche del timore di quello che potrebbe accadere e dei problemi che potrebbero sorgere come conseguenza a una decisione che tutti hanno definito «antistorica». Al tempo stesso tutti hanno sottolineato di non essere arrivati fino al Brennero contro l'Austria: i vicini di casa non sono un nemico da combattere o da contestare, anzi la loro decisione agli occhi di molti è assolutamente comprensibile visto il grande numero di migranti che si sono trovati a dover accogliere o a vedere transitare negli ultimi anni. Contro la decisione, quindi, e non contro chi l'ha presa. E, se proprio, chi era lì era «contro» l'Europa perché si vuole difendere l'Europa. Due frasi, queste ultime, che possono apparire contraddittorie, lo sappiamo. Ma le contraddizioni in tema di migrazione, barriere ed Europa sono parecchie, quindi non ci sentiamo in colpa. 
Chi in treno, una cinquantina di persone, chi in macchina si sono dati appuntamento al passo. Alle 11, dopo un rapido caffè e i saluti ai colleghi, la manifestazione è iniziata: circa duecento persone, forse più di duecento persone, hanno formato una catena umana, tutti mano nella mano, passando di fronte al cartello Republik Österreich ed entrando liberamente in territorio austriaco, per dare un segnale simbolico. Persone appunto: niente bandiere, niente simboli di partito, niente slogan. La piccola orchestra ha suonato anche «Bella Ciao», ma tutti hanno tenuto il ritmo con il piede e canticchiato, a prescindere dal colore politico. E anche le frasi di Alex Langer che sono state lette hanno ricevuto un applauso convinto da parte di tutti. Forse, agli occhi dei «duri e puri» il tutto può essere apparso un po' ipocrita, ma quella mezz'ora di ieri al Brennero non voleva e non doveva essere uno spunto per polemiche e polemicucce politiche. Non si voleva che a far rumore e a far notizia fosse chi era assente ma chi era presente. E il dato inequivocabile è uno solo: erano presenti, insieme, le maggioranze politiche di Trentino e Alto Adige che hanno avuto un aiuto e un contributo per la realizzazione del corteo anche dall'Austria. La polizia ha bloccato il traffico per almeno venti minuti, lasciando che le duecento persone sfilassero e, visto che si trattava per un'ampia percentuale di politici, si facessero intervistare in mezzo alla strada, proprio sul confine. La manifestazione è stata breve e (volutamente) improvvisata. Qualche discorso, un po' di musica, le parole con i tanti media presenti e poi via, di nuovo verso Trento, Bolzano o Innsbruck. Convinti che l'Europa e l'Euregio debbano essere più uniti che mai.

«Solidarietà, non muri»
«Questa mattina al Brennero si è vista la Politica con la P maiuscola: una manifestazione fatta con lo spirito giusto, senza contrapposizioni rispetto all'Austria, ma ribadendo con forza e unione che i confini all'interno dell'Europa non li vogliamo». Il presidente Ugo Rossi , salito sul treno a Mezzocorona, cappellino di lana, è soddisfatto. «Vogliamo dare aiuti umanitari seri e gestire la ripartizione in maniera equa: noi stiamo facendo la nostra parte, ma pretendiamo che l'Europa non appalti i problemi. Trentino, Alto Adige e Tirolo sono in prima linea, vogliamo fare la nostra parte con senso di umanità, accoglienza e solidarietà. Non deve passare il messaggio che la risposta è alzare muri, reticolati o frontiere: quelle cose appartengono al passato. E quel passato non lo vogliamo. Vogliamo costruire il futuro».
«Oggi abbiamo lanciato un messaggio forte per una sfida che riguarda ogni uomo e ogni donna di questa terra. Hanno aderito in tanti, senza bandiere, per affermare che i confini non devono esistere, le barriere sono fili di seta». Sono da poco passate le 13 e la giornata è già stata lunghissima per Lucia Maestri , vera anima della manifestazione al Brennero. Sul treno che la riporta verso Trento è tempo per un primo bilancio. «C'è grande soddisfazione. Non so quantificare quante persone ci fossero, ma di sicuro siamo riusciti a mettere insieme idee, orientamenti politici, storie anche molto diverse tra loro ma unite da un tema di straordinaria importanza. Lunedì scorso è nata spontaneamente un'idea e quest'oggi si è realizzata. Un'idea non del Pd, non di Lucia Maestri, un'idea che va difesa da tutti». 
Una piccola bandiera in realtà c'era: uno sfondo blu e una serie di stelle gialle a comporre un cerchio e l'hanno tenuta in mano un po' tutti, sentendola loro. Ma oggi cosa è l'Europa? 
«L'Europa è un sentimento che tanta gente, non solo quella che era al Brennero oggi, sente con forza. I principi sui quali l'Europa Unita è nata, dalla convivenza alla cooperazione sono in pericolo. Ci sono una serie di valori che vanno molto oltre l'euro, inteso come moneta, che vanno difesi anche se si sono concretizzati poco. L'Europa non è solamente un insieme di regole. E in Europa certamente non devono esserci confini». 
Chi urla e twitta contro i migranti è anche chi vuole tagliare i fondi alla cooperazione internazionale: è una contraddizione, no? «Lo è: bisogna rinforzare la cooperazione, facendola nei Paesi che ne hanno bisogno. E non deve avere solo una dimensione caritatevole».
Guerre, flussi migratori, morti in mare, accoglienza, frontiere: con un'Europa più forte, o forse semplicemente forte, tutto questo potrebbe non essere più un problema. Il nodo è tutto nel trattato di Dublino? 
«Senza dubbio molto ruota intorno alla norma che prevede che lo Stato membro competente all'esame della domanda d'asilo sarà lo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell'Unione europea. Ma il punto è che il primo confine non è quello dell'Italia o della Grecia, ma quello dell'Europa. Davanti a un processo migratorio di proporzioni quasi bibliche la risposta data fino a ora non fa che irrobustire il nazionalismo, perché gli Stati vengono lasciati soli. La questione va invece affrontata in maniera civile e umana: l'accoglienza è un dovere. La paura è legata al fatto che si fa un'equazione: migrante uguale a delinquente. È sbagliato! Ci saranno persone che sbagliano, ma la maggior parte sono giovani in cerca di un futuro».

 

Trecento al Brennero contro il filo spinato, M. Bona, "Trentino", 21 febbraio 2016
Oltre trecento persone hanno sfidato ieri mattina il gelo al Brennero (-5 gradi) per manifestare contro la decisione dell’Austria di installare barriere e reti metalliche al confine italo-austriaco per bloccare il flusso di migranti che arriverà (anche) in Alto Adige dalla rotta dei Balcani. Per la prima volta a contestare, in modo composto ma deciso, le decisioni di Vienna c’erano anche i vertici della Svp. Dall’Obmann Philipp Achammer all’europarlamentare Herbert Dorfmann fino all’assessore Richard Theiner. «Ho fatto sapere anche al ministro degli Esteri austriaco - ha commentato Achammer - che il Governo di Vienna non si sta dimostrando affatto sensibile ai problemi dell’Alto Adige e del Tirolo. Un fatto grave sul quale i governatori dell’Euregio hanno una posizione unica e compatta sia a Roma che a Vienna. A chi propone oggi di chiudere il passo ricordo le immagini del 1998, quando togliere le barriere fu per tutti, italiani e austriaci, una conquista». Ancora più esplicito l’europarlamentare Herbert Dorfmann che ne fa anche una questione di diritto internazionale: «Non credo proprio che l’Austria possa respingere i rifugiati alla frontiera. Non è legale, visto che fa parte della Comunità europea.

Quando supereranno quota 80 al giorno cosa farà con gli altri 100, 200 o 300? Oggi (ieri per chi legge ndr) era importante essere qui e far sentire la nostra voce. Mi auguro che Vienna si comporti così solo per scuotere l’Europa, incapace finora di gestire in modo adeguato la questione migranti». Resta il fatto che dal governo austriaco il tema migranti è considerato strategico anche in chiave elettorale. A breve sarà eletto il Presidente della Repubblica. Il partito nazionalista dell’Fpö nei sondaggi sta crescendo e i centristi non vogliono perdere punti. Reti metalliche e barriere ai confini sono considerate quasi necessarie per arginare le proteste degli estremisti. Centrosinistra al completo. Ieri al Brennero, al fianco della Svp, c’erano anche Pd e Verdi. Il consigliere provinciale Riccardo Dello Sbarba ha auspicato che la «catena umana» di ieri possa servire «a dare una sveglia non solo all’Austria, ma anche a tutti noi, alle nostre teste». Partendo dal presupposto che «il Tirolo ha accolto 6 mila profughi e noi solo mille. Spero che l’Austria, con questa azione, voglia solo fare pressione sull’Europa per dire che non è possibile che ogni Stato faccia da solo. Sono ancora fiducioso, pertanto, e spero ancora che al Brennero non si vedano i fili spinati preannunciati da Vienna. Anche noi siamo coinvolti, perché l’Europa è circondata da guerre e da persone che fuggono. Il primo nostro dovere è l’accoglienza e il secondo spingere per una soluzione europea». Esplicita anche Liliana Di Fede, segretario provinciale del Pd: «La mia generazione ricorda la prima volta che ha passato il Brennero dopo l’entrata in vigore di Schengen. Ed era una sensazione di libertà e unità, la consapevolezza di far parte di un progetto più grande, quello dell’Europa unita. Questo atteggiamento di difesa dell’Austria non aiuta. La Lega? C’è chi strumentalizza i problemi che ci sono pensando solo alle elezioni.

La chiusura dei confini, ancor di più in una terra come la nostra, non può essere la soluzione. Scaricare il problema sul vicino non è una risposta». Duro Rossi. Ci ha tenuto ad esserci anche il governatore trentino e attuale presidente dell’Euregio Ugo Rossi: «Non può passare il messaggio che questo fenomeno si può gestire alzando barriere, reticolati e frontiere. Reticolati e barriere appartengono al passato e noi oggi affermiamo con forza che questo passato non lo vogliamo. Siamo qui per pensare al futuro e lo dico anche da presidente dell’Euregio, che questo futuro lo vuole costruire». Poco comprensibile - o, forse meglio, sciocco - da parte degli organizzatori sottolineare al megafono che la manifestazione «non è contro l’Austria» ma «contro il ripristino delle barriere». Visto che le barriere, anche al Brennero, le vuole mettere proprio Vienna. Pochi migranti, zero controlli. Ieri, al Brennero, la situazione era di calma piatta o quasi. Pochi migranti al centro di accoglienza e zero controlli al confine italo-austriaco. Solo un paio di minuti di attesa per le auto in coda - durante la catena umana - sotto lo sguardo attento dei gendarmi tirolesi. Nella casa-protetta, che può ospitare fino a 70 migranti, lavora un team di Volontarius di cinque persone guidato da un iracheno che ha sposato con un’altoatesina e vive a Bressanone. «Chi arriva qui non sa nemmeno da che parte è l’Austria. I posti? Se dovessero essere pochi chiederemo aiuto a Croce Bianca e Croce Rossa per allestitre delle tendopoli». 

 

 

«Primo importante passo per salvare l’Europa», M. Di Tolla, "Trentino", 21 febbraio 2016
«Questa manifestazione è stata un bel segnale. C’erano rappresentanti di tutta la coalizione e dei due territori interessati, Trentino, Alto Adige. Il corso della storia non si cambia», commenta a caldo l’assessora provinciale Sara Ferrari. «Adesso c’è bisogno che la popolazione dia un segnale forte insieme ai suoi rappresentanti politici per dare risposte adeguate». Oltre a Ferrari, il Pd era rappresentato da un folto gruppo di presenti, con il presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti, la vice presidente della giunta regionale Violetta Plotegher, i consiglieri provinciali Lucia Maestri e Alessio Manica, esponenti dei territori, come l’ex presidente del Pd di Rovereto, Fabiano Lorandi, Claudia Merighi e altri. Per i Verdi, c’era, accanto a Marco Boato con altri, la presidente del consiglio comunale di Trento, Lucia Coppola, che ha ricordato: «È essenziale dare cittadinanza e prospettive in particolare ai giovani migranti e richiedenti asilo. Abbiamo costruito l’Europa sulla speranza di maggiore libertà per i popoli, non possiamo deluderla». L’impressione raccolta fra rappresentanti di partiti, sindacati, associazioni e dai cittadini senza etichette è che la spinta contro la chiusura, con un rimando fra politica e corpi sociali, vi sia già, «basta organizzarla con altri eventi e impegni», come ha commentato Giorgio, del Centro Astalli di Trento.

Viaggiando in treno, camminando per le strade al Brennero con gli oltre 150 manifestanti, l’idea che hanno espresso le persone è che questo sia stato «un primo passo verso una battaglia di civiltà che sarà lunga e impegnativa e che ci riguarda tutti, come europei». Per molti cittadini, la paura è di «perdere l’Europa e il sogno di libertà e condivisione fra i popoli, che avevamo con la caduta del muro di Berlino, con gli accordi di Schengen». Accanto al segretario della Uil Walter Alotti, e ad alcuni rappresentanti della Cgil, come l’ex segretario Paolo Burli, è intervenuto Lorenzo Pomini, segretario della Cisl: «Qui rischiamo che dell’Europa resti poco. Vediamo le precondizioni per il ripetersi di una situazione simile a quella degli anni Venti del secolo scorso. Se non diamo prospettive di un successivo spostamento oppure di stabilità qui, con lavoro e integrazione, a chi resta bloccato in Italia rischiamo tensioni sociali pericolose. L’Europa deve intervenire per aiutare le popolazioni nei paesi di origine, dove possibile, e poi deve operare realmente la redistribuzione delle quote fra i vari paesi. Nessuno deve fare da sé. Non dobbiamo lasciare solo l’Alto Adige e neppure l’Austria. Però dobbiamo evitare decisioni che porterebbero per l’Italia a crisi difficili anche ad ovest e a est, se altri chiudessero le frontiere. Per parte nostra, come sindacato, inizieremo presto un dialogo con i colleghi austriaci, come già facciamo con l’Alto Adige e il bellunese».

 

Brennero, una catena di duecento persone Rossi: «Pretendiamo di non rimanere soli», A. Rossi Tonon, "Corriere del Trentino", 23 febbraio 2016
«Non siamo qui per manifestare contro l’Austria. Sappiamo quali sono le difficoltà di uno Stato nazionale nel gestire i flussi migratori, di un Paese che in Europa è uno di quelli che ha accolto di più. Va detto, perché i numeri sono inequivocabili. Ma non può passare il messaggio che questo fenomeno si gestisca alzando reticolati, muri o frontiere. Essi appartengono al passato e noi oggi affermiamo con forza che questo passato non lo vogliamo. Siamo qui per pensare al futuro e sono qui a dirlo come presidente dell’Euregio». Ugo Rossi spiega così le ragioni che ieri hanno portato lui e altre duecento persone a riunirsi lì dove finisce l’Italia e inizia l’Austria, quasi calpestando quella linea immaginaria che i divide i due Paesi, che sembrava un ricordo del passato e che invece ricompare da sotto la polvere accumulata negli ultimi sedici anni. Domani, insieme a Kompatscher, sarà a Roma per incontrare il ministro Alfano «al quale chiederemo di essere coinvolti, dando la nostra disponibilità a collaborare per questa necessità umanitaria, ma pretenderemo di non essere lasciati soli». 

Prima di lui, attraverso quel megafono rimediato dal capogruppo del Pd in consiglio provinciale Alessio Manica, aveva parlato Lucia Maestri. «Siamo qui per dire un no deciso ai muri, che sono il sintomo dell’assenza di una politica europea e che rappresentano la morte di una straordinaria occasione — spiega a gran voce la consigliera — Ma anche per dire invece un sì convinto all’Europa, affinché possa impedire un ripiegamento su se stessi degli stati membri, e all’Euregio, perché prosegua nella positiva gestione alta e comune di una simile urgenza». Un intervento concluso con la lettura di «Perché vado al Brennero e cosa andrò a dire» di Alexander Langer, datato 15 settembre 1991 anche se non si direbbe. 
Sono partiti quasi tutti con il Trento delle 8.05 da Trento. Maestri è una delle prime a comparire al binario 3. Insieme a lei ci sono Marco Boato, la presidente del consiglio comunale di Trento Lucia Coppola, il presidente delle Acli Fausto Gardumi, il segretario della Uil Walter Alotti, l’ex segretario della Cgil Paolo Burli e diversi esponenti del Pd locale. Poco dopo arrivano anche il segretario della Cisl Lorenzo Pomini, alcuni consiglieri comunali e l’assessore Roberto Stanchina. Alle 8.18 il convoglio si ferma a Mezzocorona. Sale il governatore, che non si siede ma preferisce passeggiare lungo i vagoni per salutare chi ha deciso di partecipare alla manifestazione. Ore 10.25, la stazione è quella di Brennero e scendono tutti. Sulla banchina ad attendere ci sono il presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti e diversi consiglieri provinciali tra cui Gianpiero Passamani, Pietro De Godenz, Lorenzo Baratter, Lorenzo Ossanna e Violetta Plotegher. Appena fuori dalla stazione si ha il primo approccio con il clima che i brenneresi vivono ogni giorno: blindato dell’esercito a bordo strada e militari armati. Quattrocento metri più a nord ci sono il confine e numerosi agenti di polizia, italiani e austriaci, ma le auto transitano liberamente. Nessun controllo. 
La situazione non è piacevole e a ricordarlo c’è la dura presa di posizione del sindaco Franz Kompatscher: «È giusto invitare a non lasciare solo chi aiuta i profughi, ma proprio per ciò non dovete lasciare soli noi, perché qui viviamo tutti i giorni la realtà delle persone in fuga». 
Poco prima aveva preso la parola il vicegovernatore altoatesino Richard Theiner, ieri chiamato a fare le veci di Arno Kompatscher, assente giustificato per presenziare alla consegna delle onorificenze tirolesi a Innsbruck insieme al governatore Platter. «Certe persone non hanno imparato niente dalla storia, non ricordano più tutto il male che è derivato dai nazionalismi — commenta seccamente Theiner — Qualcuno ha insinuato che da parte della giunta ci sia stata freddezza nei confronti di questa manifestazione: non è vero, noi oggi siamo qui a viso aperto e sentiamo il bisogno di ribadire che gli steccati non vanno bene». A conclusione del suo intervento Theiner ha inoltre aggiunto che «c’è grande rammarico nei confronti delle scelte dell’Austria, ma voglio sottolineare che è stato il governo di Vienna a decidere, e non il governatore del Tirolo Platter». 
Il megafono viene deposto e si scatta qualche foto di rito, tutti insieme con la bandiera dell’Europa esposta sotto il cartello che indica l’inizio della Repubblica austriaca oppure da soli, come Violetta Plotegher che chiude simbolicamente il cartello di stop al confine.

 

L'articolo uscito sul quotidiano nazionale "La Repubblica", 21 febbraio 2016

 


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