L'Autonomia tra riforma e referendum

Il processo di riforma dello Statuto di Autonomia, che vede nella costituzione della Consulta (per il Trentino) e della Convenzione (per l'Alto Adige),il riconoscimento della necessità di ricorrere ad una elaborazione partecipata delle rispettive Comunità, non può prescindere dall'analisi del contesto in cui esso stesso ha inizio, e nel quale si svilupperà.
Lucia Maestri, "Trentino", 22 febbraio 2016

 

Questo contesto assume, contemporaneamente, vesti europee, nazionali e naturalmente regionali. Siamo di fronte ad una progressiva riduzione dello spazio europeo, dovuta alla riemersione delle forze statuali, se non di veri e propri nazionalismi; ad una riduzione delle libertà di movimento dei cittadini europei (il venir meno del trattato di Schengen); ad una contrazione dell'appartenenza culturale a quei valori sedimentati dopo le tragedie del novecento; ad un immiserimento dell'antica nobile concezione di un' Europa "superstato", sostituita dalla somma degli stati europei per nulla intenzionati a cedere quote di sovranità. Contemporaneamente assistiamo ad un processo aggregativo dei territori in "macroregioni": un processo di natura precipuamente economica, che pone questi macroterritori in contrattazione diretta con Bruxelles.

Quasi un'articolazione "istituzionale" in contraddizione con il disegno d'Europa delineato dai padri fondatori, che assimila, come nel caso dell'Eusalp, 75 milioni di abitanti che forse poco condividono sul piano delle radici culturali, della nervatura economica e sociale, del rapporto con il territorio di appartenenza e con la possibilità, dello stesso, di rimanere comunità coesa. Noi godiamo, inoltre, dell'appartenenza all'Euregio, che trova, nel Gect, un ulteriore strumento di collaborazione transfrontaliera al di qua e al di là delle Alpi. Quel Gect che, in questi giorni, si confronta, per trovare una risposta condivisa alla solitaria e scellerata scelta austriaca di innalzare barriere al Brennero, per gestire, in assenza di responsabilità europea, la grande ondata dei disperati delle guerre. Quel Gect che, forte della positiva evoluzione delle convivenze insita nelle terre di minoranze, può, forse, esercitare verso l'Austria la giusta pressione, per ripristinare il senso dell'appartenenza dell'Austria stessa all'Europa. Europa, macroregione, Euregio. Tre livelli che dovrebbero trovare sintesi di linguaggi e politiche coerenti con un prospettiva europea che vogliamo larga, e che dovrebbero trovare collocazione, come nucleo di riferimento primario in tema di rapporti transfrontalieri, dentro la riscrittura dello Statuto. Il contesto nazionale ci consegna una riforma costituzionale che mette nelle mani del "Senato delle Regioni" la rappresentatività territoriale. Il referendum sul tema, indetto per il mese di ottobre, pare assumere una portata politica che va ben al di là, della sola materia in discussione, forse aprendo, al suo svolgimento, di fatto, la campagna elettorale per le elezioni del futuro Parlamento. Dentro il processo di riforma costituzionale la nostra delegazione parlamentare ha saputo svolgere un ottimo lavoro, garantendo all'Autonomia delle province di Trento e di Bolzano una clausola di salvaguardia che ci permette, al netto della riforma del titolo quinto della Costituzione, di essere propositivi e protagonisti del processo di ridefinizione del nostro Statuto. Stanno tutte qui dentro le ragioni del nostro poter dar vita alla Consulta e alla Convenzione.

È un bene che una riforma di questa natura sia patrimonio della comunità intera del Trentino e dell'Alto Adige. E che sia poi tradotta in articolato di legge dal consiglio regionale. Ma il corretto incipit dei lavori esige che siano sciolti, nelle opportune sedi, alcuni nodi di fondo. Il primo nodo riguarda l'interrogativo di quali siano, (e se esistano) valori non negoziabili, tra Trento e Bolzano, già per altro contenuti nello Statuto. Il secondo nodo riguarda la delimitazione del campo della riforma statutaria; se questa miri ad una sua ridefinizione, per l'adeguamento alle nuove esigenze, o ad una sua riscrittura dalla "a alla zeta". Sono scelte fondamentali.

Personalmente credo si debba procedere con passo veloce verso un adeguamento dello Statuto, essendo le ragioni della nostra autonomia ancora valide. Ad un aggiornamento che ridefinisca il ruolo della Regione come spazio strategico condiviso delle due comunità territoriali (che si declinerà su temi di interesse comune), e che, dando gambe al significato dell'essere Regione alpina di confine, possa indicare strumenti idonei per l'esercizio di un ruolo propulsivo nell'ancora possibile processo di integrazione europea.

Ad un aggiornamento che sancisca l'Autonomia laboratorio di sperimentazione ed innovazione assidua, luogo antesignano di riforme di respiro nazionale, non solo terreno di riconoscimento di fondate ragioni storiche e comunitarie, per altro parte dei di quei valori non negoziabili di cui sopra.

C'e un terzo nodo, però. E questo anela ad una forte interlocuzione con lo Stato chiamato ad esplorare la fattibilità della declinazione del concetto di "regionalismo differenziato", quale criterio premiante le Regioni, e a maggior ragione le "Autonomi speciali" virtuose; quelle che salvaguardano gli equilibri dei loro bilanci, producendo innovazione; quelle che, per il loro stesso agire, mettono in forte discussione la convinzione che i territori e le loro classi dirigenti siano tutte uguali. Per un corretto sviluppo del dibattito partecipato sullo Statuto, rimane dunque da perimetrare il "campo di gioco" e il rapporto che Consulta e Convenzione dovranno stabilire con la sede legiferante.

Sede, che potrebbe, sottoposta alle tipiche dinamiche d'aula, non rispettare, almeno in parte, i risultati del pensiero ivi maturato. E che faticherebbe (ma nessuno credo lo auspichi) a rispettare la spinta propulsiva dettata dal processo partecipativo stesso. Sede che, a prescindere, dovrà fare i conti, almeno nei tempi di produzione dell'atto legislativo finale, con un Parlamento che potrebbe non conoscere vita adeguata al processo di "doppia lettura" prevista per ogni riforma di rango costituzionale.


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