Sanità, a regime in primavera

Questa mattina, Luca Zeni porterà in giunta con urgenza la delibera che sblocca l’assunzione di personale per l’Azienda sanitaria. I numeri esatti saranno definiti dall’esecutivo, ma l’intenzione dell’assessore sarebbe di procedere al rafforzamento della pianta organica dell’Azienda sanitaria con più di 50 medici.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 27 novembre 2015

 

Questo dovrebbe permettere di superare l’emergenza creata dall’applicazione della normativa europea sui riposi (non meno di 11 ore tra un turno e l’altro) dei medici, ma non prima della primavera, visti i tempi necessari per i bandi. In ogni caso, non soddisferà le richieste dei sindacati che chiedono almeno 200 nuovi posti di lavoro. 
La giunta non si limiterà ad assumere una cinquantina di medici. L’intenzione di Zeni è rafforzare anche il fronte infermieristico, ma si tratta anche in questo caso di qualche decina di assunzioni, non di più. Le risorse economiche necessarie saranno oggetto dell’assestamento di bilancio del 2016. Quanto ai tempi, alcuni concorsi — ad esempio uno per medici anestesisti — è già attivo, ma diversi altri dovranno essere indetti. Per pubblicarli, sarà questione di pochi giorni, poi bisognerà attendere i tempi tecnici. In buona sostanza, la nuova pianta organica entrerà progressivamente a regime per completarsi in primavera. Solo allora l’emergenza potrà dirsi interamente rientrata. Un aspetto che forse non piacerà a chi, in giunta, cercherà oggi di ribadire le istanze degli ospedali di valle, la cui operatività, per quanto riguarda i punti nascita, è stata ridotta alle sole ore diurne (a Tione la media dei parti notturni è di 1 a settimana, 2 a Cavalese). «L’assessore Zeni — dice Mauro Gilmozzi — ci ha rassicurato circa la natura straordinaria dell’attuale situazione e sta lavorando per risolverla». Nel dubbio, questa sera alla 18 a Cavalese ci sarà una manifestazione di protesta. 
Intanto, l’Azienda sanitaria cerca di evitare gli allarmismi. Ieri ha diramato ben due comunicati. Il direttore del dipartimento di ostetrico-ginecologico Saverio Tateo ha ribadito che negli orari diurni non cambierà nulla e che al personale «è stato raccomandato di garantire la massima flessibilità». Tradotto: «Una donna non verrà mai caricata in elicottero a metà travaglio solo perché si è entrati in orario notturno». La valutazione clinica della partoriente nella fascia notturna, pomeridiana e nel fine settimana è assicurata dall’ostetrica che può contattare il ginecologo del S. Chiara». Comunicato analogo per il direttore generale Luciano Flor, che così conclude: «Le voci allarmistiche alimentate da coloro che non intendono supportare il buon funzionamento dei servizi risultano assolutamente ingiustificate». Sul fronte sindacale, la polemica non mancherà. Gianna Colle (Fp Cgil) fa sapere di avere chiesto «un incontro urgente con l’assessore». «Si delineano 96 assunzioni per il personale del comparto sanitario escluso i medici, numeri assolutamente insufficienti» e probabilmente nemmeno reali. Anche nel Pd la polemica non manca. Alla riunione del gruppo, le affermazioni di Donata Borgonovo Re ( Corriere del Trentino di ieri) sono state criticate da segretario e capo gruppo. 

 

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«Nei punti nascita sono rispettati i requisiti di sicurezza e non c'è alcun pericolo, non lo dico io ma lo dicono i tecnici, come il primario Saverio Tateo, responsabile del Dipartimento ostetrico-ginecologico. La cosa può funzionare». Il presidente della Provincia, Ugo Rossi , risponde così alle molte critiche che si sono sollevate anche dall'interno della maggioranza sulla nuova organizzazione a orario ridotto delle sale parto di periferia (senza medici dalle 18 alle 8 di mattina e nel fine settimana) a seguito dell'introduzione delle nuove regole sui turni di riposo del personale. 
Ma per quanto durerà questa situazione di servizio dimezzato ? «Non lo so - risponde Rossi - dipenderà dai tempi necessari per il potenziamento del personale che siamo decisi a fare. Noi come le altre Regioni pensavamo che il governo avrebbe concesso una proroga del termine per l'entrata in vigore della norma sui turni del personale. Invece non è stato così e ora questo ci obbliga ad assunzioni che cercheremo di fare nel più breve tempo possibile. Confermiamo infatti la volontà di tenere aperti i punti nascita rispettando gli standard previsti chiedendo la deroga al ministro Lorenzin come consentito dal decreto recentemente approvato».
Il presidente della Provincia chiarisce che oggi la giunta provinciale approverà una delibera che dà il via libera all'Azienda sanitaria a predisporre un piano di assunzioni per completare l'organico (almeno 50 medici) in modo che vengano garantiti i servizi compromessi dalla carenza di personale. «Nella delibera - spiega Rossi - non indicheremo quanti e quale personale andrà assunto perché questo lo deciderà l'Azienda e in base alle necessità definiremo anche lo stanziamento di risorse che servirà per farvi fronte».
Della difficile situazione in cui versa la sanità trentina parla anche il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi , che dice: «Questa situazione dei punti nascita non può essere una soluzione perché la qualità e la sicurezza non possono essere garantite da un servizio ad ore. Non possiamo scherzare su un momento tra l'altro così delicato e importante per la vita di una donna come quello del parto».
«La politica - aggiunge Olivi - non si può fare sopraffare dalla tecnica. Non si possono applicare soluzioni tecniche solo perché non si è provveduto per tempo a trovare delle soluzioni politiche, perché è questo che è successo. Il problema nasce dal fatto che invece di affrontare la questione della riorganizzazione dei servizi negli ospedali periferici così come a Trento e Rovereto in modo complessivo si affrontato le questioni una alla volta: i punti nascita, la mammografia e ogni volta che tocchi una cosa cade il castello di carta. O si trova la forza e il coraggio tutti insieme, come coalizione, per una decisione complessiva, in un senso o nell'altro, o non ne veniamo fuori. Oggi i nodi vengono al pettine e vanno prese le decisioni, anche impopolari, che non si sono prese nei cinque anni precedenti quando questi problemi non sono stati affrontati».


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