Centrale Aquafil, la valle insorge. In 300 all’assemblea pubblica

Trento Il progetto di una centrale idroelettrica ad acqua fluente sull’Adige nei comuni di Pomarolo e Volano (per quanto riguarda le opere di sbarramento e produzione) e di Mori (per il riflusso delle acque) non convince. Giovedì sera un coro di circa 300 «no» si è sollevato in risposta alla presentazione proposta dall’azienda nel corso dell’assemblea pubblica organizzata al teatro di Pomarolo come previsto dall’iter della valutazione di impatto ambientale (Via).
M. Romagnoli, "Corriere del Trentino", 24 ottobre 2015

 

I sindaci di Besenello, Volano, Calliano, Nomi, Pomarolo, Villa Lagarina e Nogaredo hanno dato voce alle loro perplessità e lo stesso hanno fatto, presenti in sala, i capogruppo di Pd e Patt in consiglio provinciale Alessio Manica e Lorenzo Baratter. «Giustifico la popolazione, ma non la presa di posizione aprioristica dei rappresentanti della politica», dice Giulio Bonazzi, presidente di Aquafil.

 
Le «modifiche paesaggistiche», le eventuali esondazioni, l’impatto e la funzionalità delle pompe idrovore: queste le principali paure e critiche sollevate durante l’assemblea da pubblico e amministratori. Questi ultimi si incontreranno la prossima settimana nell’ambito della conferenza dei sindaci convocata nell’ambito della Comunità di valle: tra i temi all’ordine del giorno il progetto di intervento sull’Adige. L’iter di valutazione dell’impatto ambientale prevede che i Comuni depositino le loro osservazioni entro l’8 novembre, ma giovedì i primi cittadini hanno chiesto ai tecnici provinciali presenti una proroga di 30 giorni. Il termine potrebbe dunque essere spostato all’8 dicembre. 


«La Comunità della Vallagarina ha già condiviso con i sindaci, in fase di elaborazione delle linee programmatiche di governo, la posizione contraria alla realizzazione di ulteriori impianti di derivazione», ricorda il presidente Stefano Bisoffi. «Tutti i Comuni faranno una delibera — dichiara il sindaco di Nomi Rinaldo Maffei — L’incontro è stato sereno, una bella pagina di democrazia. È la prima volta che tutta l’area vasta che collega Trento e Rovereto si trova d’accordo su una valutazione di tutela. È assurdo pensare di alzare le falde a 80 centimetri sotto il suolo e far dipendere 250 ettari dal funzionamento di pompe». 


La questione arriva a interessare la politica provinciale. L’altro ieri all’assemblea c’erano i capigruppi in consiglio di Patt e Pd. «La serata doveva, secondo la committente, rassicurare, ma la popolazione si è preoccupata di più — afferma Baratter — Sono intervenuto per ribadire la mia contrarietà: non ci sono sufficienti garanzie di sicurezza ambientali. Il legittimo interesse di un’azienda va messo sulla bilancia con l’interesse della comunità. L’acqua poi rimane un bene pubblico. La mia non è una posizione ideologica, ma una presa d’atto che non ci sono garanzie perché il progetto sia sostenibile. Dal punto di vista politico non si può non tener conto della contrarietà della popolazione». Il consigliere fa riferimento alla mozione presentata l’anno scorso da Michele Nardelli e poi sottoscritta in consiglio che introdusse una moratoria al modello di produzione di energia idroelettrica. «Bisogna valutare se c’è il rispetto del piano della tutela delle acque, si deve capire l’impatto sulla popolazione», dichiara lo stesso capogruppo del Pd che, a titolo personale esprime «perplessità e contrarietà» al progetto. 


Alle critiche risponde per Aquafil Giulio Bonazzi: «Qualche sindaco è riuscito a spaventare la cittadinanza con problematiche inesistenti. Ribadisco che la sicurezza c’è. I dati sono sul nostro blog, ma la gente non si interessa veramente. È chiaro che la popolazione è spaventata per quel che ha detto qualche sindaco sulle falde, ma noi abbiamo proposto uno studio ingegneristico autorevole che prevede di migliorare la situazione esistente con la nostra opera. Il clima è di sfiducia, ma non critico la popolazione, quando una presa di posizione aprioristica gli amministratori». Cosa intende? «La cosa più brutta — risponde — è il fatto che l’altro ieri ci fossero i capigruppo provinciali di Patt e Pd che hanno già espresso la loro contrarietà. Quando si fanno determinate opere è responsabilità del politico approfondire la faccenda, fare un bilancio di sostenibilità a 360 gradi e poi prendere una decisione. Se le cose si fanno a priori e se si interrogano solo le persone il cui intorno è colpito non si potrà fare imprese e progredire in Italia e nel mondo. Se ci avessero detto che c’era una contrarietà a priori avremmo evitato di spendere dei soldi. Quella dei capigruppo mi sembra una presa di posizione che non fa loro onore». Il presidente di Aquafil parla poi delle «tante altre persone favorevoli in Trentino oltre le 200-300 che c’erano l’altro giorno» e dice: «Ora attendiamo, la decisione è della Provincia». 

LEGGI ANCHE:

"Dighe sull'Adige, solo Aquafil le vuole", M. Stinghen, "Trentino", 24 ottobre 2015

POMAROLO. La diga, quella virtuale, costruita in ogni dettaglio da Aquafil per arginare la prevedibile ostilità dei cittadini alla centrale idroelettrica sull'Adige, è crollata rovinosamente durante la serata di giovedì scorso, in un auditorium di Pomarolo strapieno di gente. Si poteva intuire che alla presentazione pubblica per la valutazione di impatto ambientale ci sarebbero state critiche e attacchi, ma i progettisti ad un certo punto si sono trovati come in trincea, di fronte ad un fuoco di fila composto ed educato ma altrettanto unanime e netto: non vogliamo la diga tra Pomarolo e Volano. Prima il sindaco di Pomarolo Adami ha scavato la prima crepa ("Aquafil è un'impresa modello, ma qui è come se lasciassi il mio tetto ad un privato per farci i pannelli fotovoltaici per il suo lucro, e poi magari mi cadono anche addosso"). Quindi le ondate dei contadini preoccupati per i possibili innalzamenti delle falde, è poi arrivata la mazzata del primo consigliere provinciale che è intervenuto, Lorenzo Baratter: «Noi del Patt diremo di no a questo progetto, per i rischi e perché non garantisce un ritorno alle popolazioni». A ruota Alessio Manica: «L'aumento del rischio c'è e questo progetto non può arrivare in fondo se la comunità locale non è d'accordo. E l'acqua pubblica non può essere usata da un privato a scopo di lucro se la comunità è contraria».

Manica e Baratter vivono rispettivamente a Villa e Pomarolo, e sono pure capigruppo dei due partiti maggiori in Provincia. Il varco era aperto, ci ha pensato il sindaco di Nomi Maffei a far crollare tutto, rilevando una modifica al progetto presentato appena una settimana fa in un incontro tecnico. Si trattava di un'idrovora al Taio spostata in un altro punto; forse nulla di sostanziale, ma anche Giancarlo Anderle, dirigente provinciale, bacchetta gli ingegneri su questo aspetto formale, mentre l'uditorio recepisce che "allora il progetto non è definitivo", "continuate a mettere toppe di qua e di là". E allora ogni difesa, per quelli di Aquafil, è diventata disperata. E dire che per convincere della bontà del loro progetto la delegazione, guidata dal consigliere delegato Adriano Vivaldi, si era presentata in forze. C'era anche un ricercatore del Cnr, Emanuele Romano, incaricato di dare un parere tecnico sulle previsioni dei livelli di falda e rassicurare.

Non riuscendoci: «Per costruire casa di riposo e scuola media abbiamo dovuto avere una deroga e sopraelevare di quattro metri, perché Volano è in zona di esondazione - ha detto la sindaca di Volano Furlini - se la falda sale ancora, cosa ne sarà di queste due opere in costruzione?». Anche i pescatori restano nettamente contrari, non credono alla bontà del canale di risalita previsto. Aquafil è stata corretta fino in fondo, dicendo chiaro e tondo: il progetto diventa vantaggioso per noi grazie al Gse, cioè quella percentuale che tutti paghiamo in bolletta per le rinnovabili. «Ma anche noi abbiamo contribuito a questo fondo negli anni, versando milioni di euro, per l'energia che utilizziamo», ha ricordato Vivaldi. Ciò non è bastato a rassicurare la cittadinanza, che anzi, di fronte a tutte queste misure di compensazione previste, ha accresciuto la sua preoccupazione. "Ho paura" (Mauro Pergher), "ogni volta che l'Adige si alza noi a Nomi andiamo in barca" (Angelo Parolari), "sarà la rovina della Vallagarina e dei suoi vini e uno sfregio all'ambiente" (Grigoletti), "dite che migliorerete l'ambiente, mi accontento di quello che è" (Giordani). Il responso della valutazione d'impatto ambientale si avrà a dicembre o gennaio, ma dovrà tenere conto della netta contrarietà della popolazione locale.


il tuo nick name*
la tua email (non verrà pubblicata)*