Olivi: «No al "chi ci sta, ci sta" del Patt»

Il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi (Pd), si mostra perplesso dopo l'incontro organizzato dal Patt a Sanbapolis. «Mi è parsa soprattutto una operazione di marketing ad uso interno al Patt, non penso infatti che vedremo mai il partito dei trentini, inteso come partito di raccolta, se non altro per la pluralità culturale di questo territorio».
L. Patruno, "L'Adige", 5 luglio 2015


«Se l'operazione - aggiunge Olivi - è stata solo di semplice capitalizzazione, per irrobustire il loro ruolo politico ed essere più incivisi nella coalizione, va bene; ma se il Patt pensa di cambiare il paradigma della coalizione, per sperimentare tutte le convergenze che consentono di costruire un fragile partito di raccolta, dove la ragione dello stare insieme è quello di offrire di volta in volta al nel governo quello che i cittadini vogliono sentirsi dire, con le risposte più immediate, è chiaro che cambia lo scenario. Questo porterebbe a snaturare quella che è stata per anni la base fondativa della coalizione, che è nata innanzitutto dalle culture del popolarismo cattolico e di una sinistra capace di interpretare una responsabilità di governo. Se è questo il disegno del Patt, vuol dire che non ci sarebbe più il centrosinistra autonomista, ma un'area che costruisce i suoi legami cercando una relazione diretta con i cittadini trentini, come fossero tutti pronti ad affidarsi al partito autonomista, con la promessa di dare risposte a singole esigenze e non sulla base di scelte politiche basate su un sistema di valori condiviso dalle forze della coalizione».
Al vicepresidente Olivi continua ad andare di traverso infatti quando gli autonomisti ripetono - una volta il presidente Ugo Rossi, un'altra il segretario Franco Panizza - che «non esistono più destra e sinistra».
«Certo - osserva Olivi - se dici ai cittadini: io non sono né di destra né di sinistra ma ti risolvo il problema, in una società molto più debole e polverizzata, dove ognuno è alla ricerca di una risposta per sè come è la nostra oggi, raccogli molti pesci. Invece io penso che proprio questa crisi chiama in causa ancor di più i valori con i quali puoi affrontare in un modo o in un altro problemi nuovi. Questo ragionamento del Patt applicato alla realtà trentina è come dire: chi ci sta ci sta, sulla base di un programma di cose da fare e tendenzialmente sul fatto che se stai da questa parte vinci, togliendo il perché stai assieme, ovvero senza un disegno politico. Io sono fiducioso che molte parole dette a Sanbapolis siano state finalizzate all'orgoglio di partito, ma dentro ci vedo anche l'idea di costruire un soggetto, una sorta di "area del buon governo" i cui perché sono molto sfumati e in questa logica ci sta il tentativo di cambiare l'impostazione della coalizione. Questo non è il mio disegno e a questo va opposta una chiara alternativa che io vedo marcatamente rappresentata dal Pd, se smette di flagellarsi, e l'Upt, cercano di capire che devono fare qualcosa insieme, da lì si è ha originato il centrosinistra in Trentino, che non nasce con il Patt. Pd e Margherita hanno costruito l'anomalia trentina rispetto a un Veneto e Lombardia a forte trazione leghista. Quel patto va rinnovato, non stanno più in piedi operazioni meramente tattiche, l'idea di un'area democratica che unisce Pd e Upt, quest'ultima ancora molto capace e presente nelle valli, il partito democratico deve compiere lo sforzo di dare spazio alla cultura popolare. Dobbiamo costruire un'altra cosa, rispetto al Patt, insieme all'Upt». 


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