#MORI - Accordo Lega-Patt a Mori: è terremoto

Un abbraccio asfissiante. Il caso Moiola rischia di soffocare la coalizione di centrosinistra. L’inedita alleanza, a Mori, del candidato autonomista con quello della Lega Nord Marzari in vista del ballottaggio contraddice in pieno tutte le rassicurazioni sulla lealtà dei vertici del Patt a livello provinciale, facendole apparire come vuoti proclami.
L. Marognoli, "Trentino", 18 maggio 2015

Costretto a fare il pompiere il presidente Ugo Rossi: «Sono molto sorpreso e anche deluso dalle dichiarazioni del candidato sindaco Moiola circa un suo accordo con la Lega Nord», dichiara in una nota diramata alle 8 del mattino. «Lo sono perché solo qualche giorno fa mi assicurava che non ci sarebbero stati accordi e lo sono perché penso si tratti di un grave errore politico». Raggiunto da noi a Budapest, dove sta partecipando alla sessione primaverile della Nato, il segretario del Patt Franco Panizza, dice di avere ricevuto un sms «in cui Moiola ribadisce che non c'è alcun apparentamento». Il senatore autonomista precisa che «non ci sono firme in calce ad accordi», ma avverte: «Se ci si è spinti oltre rispetto alla legittima ricerca del consenso per il ballottaggio, è ovvio che chi ha agito sarà sconfessato dai vertici del partito: la coalizione viene prima di tutto, ma soprattutto la coerenza politica. A una civica non puoi fare gli esami del sangue, ma qui c'è un simbolo e la cosa si fa più seria».

Chiede chiarimenti a nome del Pd, Alessandro Olivi: «Dobbiamo essere chiari: Moiola non è un candidato civico. Ricordo perfettamente che quando il Patt decise di rompere con Pd e Upt per decidere legittimamente di provare a correre da solo il primo turno, Baratter ed Ottobre valorizzarono quella scelta. Il problema è che non ha né corso né ballato da solo. Si è accordato con la Civica, di destra, la stessa che è all'opposizione in consiglio provinciale e poi con la Lega Nord. Si realizza uno schema che non si può considerare una fisiologica versione di scomposizione del centrosinistra in forme civico - territoriali, come era stato detto all'inizio: questo è centrodestra. Che ha pari legittimità del centrosinistra, semplicemente è un'altra cosa da noi. Questa alleanza è un fatto politicamente serio, nel sesto comune del Trentino». Olivi sa che Rossi ha preso le distanze: «Questo mi fa piacere: è coerente con quello che ha affermato sulla compattezza della coalizione, ma resta un dato politico il fatto che non si sia sentito ancora alcun distinguo da parte di consiglieri ed onorevoli del Patt che avevano benedetto la candidatura di Moiola». Un terremoto politico che potrebbe causare crepe profonde. «Noi abbiamo fatto un percorso lineare candidando un giovane e con l'Upt abbiamo raggiunto un'intesa proficua», dice il vicepresidente della giunta. «Il Patt ha fatto qualcosa di diverso. Ci vuole un chiarimento politico, non si può considerare questo un incidente di percorso. A Mori vinceremo lo stesso, ma questa idea di un partito senza contorni distinti che torna a fare il pendolo tra destra e sinistra indebolisce la coalizione. Ai vertici del Patt ogni opportuna considerazione...».

«Nessun imbarazzo» per il leghista Maurizio Fugatti, che parla di valutazione programmatica locale. «Dopodiché - aggiunge- se a me come segretario chiedono se è opportuno apparentarsi con il Pd o il Patt scelgo il male minore. Ad Avio per due legislature la Lega ha governato con il Patt: nulla di strano in Bassa Vallagarina. Aldilà dei vertici, nella base autonomista c'è una certa sensibilità verso i temi portati avanti dalla Lega. A Mori se ne sono resi conto».

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MORI - La cavalcata del candidato sindaco di Mori - nonché segretario del Patt locale - Cristiano Moiola, finora era andata avanti a suon di strappi politici, ma senza conseguenze. Prima la coalizione con la Civica Trentina, poi le trattative con la Lega Nord. Anomalia moriana diventato caso politico quando il vicepresidente Alessandro Olivi ha invocato un cenno al Patt provinciale. Ecco, all'indomani dell'ufficializzazione dell'intesa - non apparentamento formale, ma intesa programmatica - in forza della quale la Lega nord invita iscritti e votanti a scegliere Moiola al ballottaggio, il cenno è arrivato. Ed è arrivato dal presidente Ugo Rossi. Laconico, per la verità. Ma chiaro: «Sorpreso e deluso da Moiola con Lega nord a Mori - scrive il presidente su Twitter - Per me grave errore».
Seguono commenti, naturalmente. E non manca chi al candidato moriano offre fiducia, interpretandolo come un difensore del territorio da pressioni esterne e indebite. 
Un ruolo, per altro, che lo stesso Moiola gioca volentieri. Perché davanti alle parole di Rossi lui non arretra di un millimetro. Anzi. Inizia col fare un'interpretazione autentica delle parole del presidente: «L'ho sentito oggi (ieri, ndr) . Tra noi c'è assoluta intesa. Il problema non è il presidente Rossi, è Olivi che minaccia la giunta provinciale. Quelle parole sono state dettate solo da questo».
È questo il suo contrattacco. Una accusa diretta a Olivi e a un po' tutto il Pd. Prima arriva una nota ufficiale: «Che Olivi minacci la giunta provinciale perché il suo partito a Mori è in difficoltà è inaccettabile. Il bene comune deve prevalere rispetto agli interessi e alle carriere politiche personali. A Mori stiamo lottando per qualcosa di più grande: per la nostra indipendenza e libertà. Non siamo il feudo di Olivi». Poi davanti a qualche domanda spiega meglio. Partendo appunto dal ruolo di Olivi: «Il Pd ha perso a Brentonico ad Avio, rischia di perdere a Rovereto e Folgaria. In Vallagarina, che era il bacino elettorale di Alessandro Olivi, sta crollando il suo consenso elettorale. Ma Mori ha mille problemi e non ha bisogno di guardare ai capricci di Olivi». O ancora: «A Mori serve una amministrazione libera, senza scheletri nell'armadio. Non serve un uomo messo lì da Olivi per garantirgli la rielezione». Poi la stoccata finale: «Il Patt ha suoi candidati solo dove non c'è intesa col Pd. A cosa serve avere il presidente della Provincia se poi i territori sono amministrati da altri?».Ribadendo di non aver fatto apparentamenti con la Lega perché «altrimenti avremmo perso l'elettorato moderato», assicura che «in un'eventuale giunta non ci saranno assessori del Carroccio». 
Parole che rischiano di diventare granelli di sabbia in ingranaggi già poco oliati nella coalizione di centrosinistra ben al di là della borgata. E bene lo sa Lorenzo Baratter, che chiamato in causa cerca di usare acqua anziché lanciafiamme. «Il Patt non ha affatto bisogno della Lega. Sono o non sono i nostri più acerrimi nemici in consiglio provinciale? La Lega nelle regioni vicine è una forza che mina la nostra autonomia. Su Mori lo avevo già detto: secondo me non andavano fatti né apparentamenti né giochetti, la scelta spettava alla cittadinanza. Capisco Moiola, che tiene molto alla partita, ma non è necessario sbilanciasi nei confronti della Lega. È stata una scelta autonoma ma che di fatto mette in crisi la coalizione e soprattutto il presidente Rossi. Mori è nel sistema Trentino, non contano i partiti, conta la squadra. Se si mette in discussione, si mette in discussione il sistema che ha portato gli autonomisti alla presidenza della Provincia. Per questo la mia posizione non può essere che quella del presidente». Ma guarda un po' oltre Mori, Baratter, e avverte: «Non vorrei che questa vicenda togliesse attenzione nei confronti della partita più importante, quella di Rovereto. È fondamentale la consapevolezza della delicatezza della partita, l'esito positivo non è scontato, serve l'impegno di tutti. Perdere Rovereto aprirebbe scenari pericolosi, non tanto per Rossi, ma per tutti i protagonisti e leader della coalizione, soprattutto quelli che hanno come riferimento la Vallagarina».


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