Il Patt fa il suo mestiere, è il Pd che deve scattare

Il voto del 10 maggio rappresenta una tappa molto importante per i tre partiti della coalizione di centrosinistra autonomista, che in assenza di un reale competitor, il centrodestra, misurano le reciproche forze e lanciano in modo anche piuttosto individuale progetti politici di respiro più lungo, di cui all'esito delle urne si verificherà la reale applicabilità. Le diverse prese di posizione emerse sulla stampa, da parte del segretario del Patt Panizza, stigmatizzano, qualcuno dice come improponibile, un progetto che in realtà, a mio giudizio, il Partito Autonomista sta perseguendo da diverso tempo e che è tutto fuorché una boutade elettorale.
Giulia Robol, "L'Adige", 30 aprile 2015

L'intento parte da un'analisi della situazione politica trentina e del suo evidente assetto in evoluzione, lasciando sullo sfondo il chiaro e consolidato ancoraggio nazionale con il Partito Democratico e le scelte ormai definite, che il governo sta facendo con l'Italicum, che evidentemente non possono non essere condizionanti.

La vittoria alle primarie per la Presidenza della Provincia, con il Partito Democratico distratto nel non comprendere la vera portata di quel passaggio politico, ha rappresentato, per il Presidente Rossi, il primo atto di costruzione di un progetto, che puntava oltre il Partito Autonomista, allargando la base del consenso, lavorando sul principio identitario e costruendo classe dirigente.
Che Panizza ribadisca questo concetto ogni momento possibile, dà, a mio avviso, la legittima concretezza di un percorso, che se pur adesso prenda la forma del partito dei Trentini, è in realtà una strategia specifica, che va oltre le elezioni amministrative e cerca di disegnare la strada, anche ed evidentemente, verso un secondo mandato della Presidenza Rossi.

La continua insistenza, legittima e auspicata su un piano istituzionale con il premier e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, di un interlocuzione che va oltre la natura del normale confronto tra capo del governo e Presidenti di Provincia, per sfociare nell'ambiguità di un rapporto anche politico che fa del Partito Autonomista l'interlocutore preferenziale rispetto alle scelte del Partito Democratico nazionale, seguono a mio avviso lo stesso tipo di strategia.

Dal punto di vista del Partito Democratico, ciò che secondo una mia personale riflessione non appare lineare nella mission di questo disegno, è il punto di partenza del ragionamento.

Cito l'on. Dellai in un suo recente articolo: «Ci sono due modelli di partito, uno nazionale uno locale». Ecco, il Patt rivendica il modello del partito locale, che va oltre sé stesso e supplisce al modello nazionale con un accordo legato all'Svp con il Pd nazionale e anche locale dico io, perché il Pd è uno solo. Ora, o sei locale o sei nazionale, ed entrambe non sono brutte parole.

Ma la diatriba politica recente si esercita sull'interpretazione di locale come localistico e territoriale, e nazionale come centralista.
Un partito come il Patt ha una forte tradizione identitaria, di tutto rispetto, di importante matrice storica e su quella fonda la base del suo elettorato, non si tratta di allargarsi ad un ceto moderato, di guardare a Upt, Pt ed ex Margherita, si tratta di costruire un rinnovato percorso identitario che ci può stare, ma deve essere chiaro e comprensibile, con un perimetro certo, che va dichiarato. Blockfrei oppure no - e che vada oltre la pur comprensibile e unanimemente condivisa rivendicazione del nostro essere Provincia Autonoma.

Ora,  se richiamare l'accordo con l'Svp, un accordo molto importante, rinnovarlo nella sua dimensione politica istituzionale, può avere un senso, puntare ad un grande partito di raccolta che si allarga al famoso ceto moderato poco ha di comprensibile rispetto al percorso appena citato.
La vera domanda che da segretaria del Partito Democratico del Trentino mi pongo, guardando indietro a questo anno di esperienza del Partito, è la seguente. Il dopo elezioni amministrative rappresenterà un terreno indubbiamente fertile di costruzione di un percorso politico dove il Partito Democratico in Trentino è chiamato a fare delle scelte, ad intraprendere quella strada, che dimostra sul campo la reale mission che il partito si pone. Innanzitutto intercettare il cambiamento, non per darsi l'etichetta renziana ma per capire che se il percorso nazionale ragiona su un partito progressista che apre le porte a contributi diversi, che si pone l'obiettivo della vocazione maggioritaria, che reinterpreta, non dimenticando la storia, il valore dell'essere di sinistra, vuol dire che quel coraggio deve trovare spazio anche in Trentino.
Vuol dire che non esistono diversi Partiti Democratici come il Patt vorrebbe dimostrare, uno nazionale con cui si dialoga, uno locale chiuso in dinamiche interne e che parla ad un elettorato più ristretto, rivendicando solo a sé la possibilità di parlare ad un ceto moderato (ex Margherita ex Pt, Upt).

La cifra della territorialità è per me legata al rinnovamento del partito, ad una rappresentanza nei territori di classe dirigente fortemente radicata nelle comunità che veda nel Partito Democratico lo spirito del cambiamento e di una rappresentanza politica non solo legata al passato ma anche ad un investimento di nuova classe dirigente di cui c'è assoluto bisogno. La contaminazione con saperi e competenze provenienti dalla società, dalle professioni è del tutto insufficiente, le dinamiche interne al partito, raramente si aprono al coinvolgimento diretto e reale di tali soggetti. Per fare tutto questo ci vuole però la disponibilità reale a mettersi in discussione e un forte desiderio unito ad autentico coraggio per cambiare davvero.

Abbiamo una storia politica di coalizione e rispettiamo il contributo e l'identità di ogni tradizione, la diversità arricchisce, non limita ma il Partito Democratico siamo noi e, con forte senso di responsabilità, si tratta di capire in che direzione vogliamo andare. Il confronto è aperto, sia chiaro, leale e trasparente!


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