Bressa a Dellai: giù le mani dal Pd

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio boccia senza appello il "modello bavarese": la strada solitaria dei movimenti autonomistici non ha mai portato risultati. "Siamo alle sue solite iniziative: ricordo che anche le precedenti sono state sempre sconfessate dalla storia".
D. Battistel, "L'Adige", 9 febbraio 2015



Onorevole Gianclaudio Bressa, ha sentito della nuova iniziativa politica di Lorenzo Dellai?

Le sembra nuova? Ma non scherziamo.
Prego?
Non è la nuova iniziativa di Dellai, è la solita. E ricordo che anche le precedenti sono sempre state sconfessate dalla storia. È una vita che cerca di fare qualcosa per conto suo ma non ci riesce. Adesso ha ancora più motivi visto che è venuto meno il suo partito a livello nazionale.
Eppure suona così bene l'idea di fare la Csu trentina...
Ma ha presente cos'è la Csu? Esiste da da 70 anni e, con tutto il rispetto, stiamo parlando della Baviera, di 12 milioni e mezzo di abitanti e di un peso economico non indifferente. Se Dellai ha veramente in mente la Csu sta prendendo un abbaglio clamoroso.
Eppure la sua idea di un Partito democratico del Trentino confederato con quello nazionale non dispiace a tanti suoi colleghi del Pd.
Chiediamoci: a cosa serve una soluzione di questo tipo? A nulla. Dellai faccia il suo partito territoriale ma non metta in mezzo il Pd su strategie prive di significato. Piuttosto entri nel Pd e si giochi la partita nel Pd. Il nostro è un partito aperto e scalabile. Eppoi, al limite, nessuno vieterebbe all'Upt di federarsi al Pd nazionale.
Di fatto anche lei considera l'iniziativa di Dellai un'Opa sul Pd?
Non so se lui vuole fare esattamente questo. Sono 20 anni che sono residente in Alto Adige e che mi occupo di questioni autonomistiche. Tutte le volte che si è tentata la via solitaria dei movimenti autonomistici non si è mai ottenuto nulla. Le uniche volte in cui si sono avuti dei risultati è stato quando la Svp e il Patt erano alleati ad un partito nazionale. Per cui dico che i partiti territoriali hanno piena legittimità di esistere e nessuno vieta a Lorenzo Dellai di farne uno nuovo, ma coinvolgere il Pd è privo di senso. Totalmente.
Scusi, ma se è tutto così illogico, perché tanti esponenti di spicco del Pd trentino danno corda a Dellai?
Non lo so, lo si chieda a loro.
L'impressione è che da parte di tanti dentro il Pd ci sia una sorta di sudditanza psicologica nei confronti di Lorenzo Dellai. Condivide?
Credo che la classe dirigente del Partito democratico di Trento abbia tutte le carte in regola per governare e reggere il confronto con le altre forze politiche. Non ha certo bisogno del «settimo cavalleggeri» che la venga a liberare dal Patt. Dopodiché, se mi è permessa una battuta, il Pd trentino faccia quello che vuole, io sono iscritto a Bressanone. Le posso comunque assicurare che in Alto Adige un'ipotesi del genere fa soltanto sorridere.
A proposito di Patt, la «fusione» tra Pd e Upt potrebbe essere vista come una strada per contenere le mire espansionistiche delle Stelle alpine. Potrebbe essere una spiegazione?
I tentativi di espansione si arginano con la proposta politica, non con l'ingegneria partitica. Rossi fa la sua partita e ha diritto di farla. Il Pd fa la sua e ha tutta la forza per farla. 
E allora torniamo alle motivazioni per le quali Dellai sta tentando di ribaltare il tavolo.
Semplice. Perché non ha più un riferimento nazionale. I tentativi che aveva fatto prima con Rutelli, poi con Monti e poi con i fuoriusciti montiani sono tutte esperienze che non hanno prodotto un risultato politico accettabile. Ora ci riprova: legittimo che lo faccia, ma che non metta in mezzo il Pd.
In via del Nazareno a Roma cosa si sa di questa nuova (o solita) iniziativa di Dellai?
Da tempo Lorenzo Dellai ha contatti con la segreteria nazionale del Pd, ma è anche logico che sia così. 


LEGGI anche:
"PD e Upt per una CSU trentina", A. Conte, "L'Adige", 8 febbraio 2015 


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