Autonomia, Pd stufo di guardare. Nasce l’asse dei vice-governatori

I vicepresidenti di Bolzano e Trento, Tommasini e Olivi: «Siamo l’unica forza nazionale sul territorio». «Possiamo salvare le Speciali solo ponendo fine alle continue rivendicazioni dei partiti autonomisti. Il Pd dovrà far valere la sua filiera lunga rispetto a quella corta degli autonomisti. Che spesso negoziano singole partite e usano le competenze come argine solo muscolare verso l'esterno. Invece l'esterno, cioè Roma e lo Stato, è il Pd che deve tenerlo sempre dentro i processi. Perché il Pd è autonomista nel governo e lo è a Trento». 

"Trentino", 30 gennaio 2015

L'autonomia provvisoria corre su un filo. Che è quello del telefono, tra due presidenti mai così amici. «Ci sentiamo almeno due volte al giorno», hanno ammesso Rossi e Kompatscher. Basterà per non farla diventare precaria, l'autonomia?
E se, invece, servissero anche i vice? Perché i due si sono fatti ieri una domanda: «Reggerà tutto questo sul solo asse Patt-Svp o serve una strategia, una filiera lunga che tenga insieme Bolzano, Trento e Roma? ». I due, Alessandro Olivi e Christian Tommasini, vicepresidenti Pd delle due giunte provinciali, ieri ospiti della redazione dell’Alto Adige si sono dati una risposta: i vice servono. Eccome. Perché serve il Pd. Che non è meglio o peggio dei due partiti territoriali. Ma serve proprio perché non è "solo" territoriale.
E in questa fase di territori malmenati e precarizzati dalla crisi e dalle invidie chi meglio del Pd "anche" nazionale? E pure europeo. Insomma i due vice ieri sono venuti allo scoperto. Ha detto Tommasini: «Basta tattica, pensiamo alla strategia. E in quella dovremo essere più bravi noi». E Olivi: «Basta anche dividerci e renderci invisibili. Pensiamo a un Pd regionale». Ecco la notizia, tra tante riflessioni. Il Pd pensa a regionalizzarsi. Non contro Patt o Svp ma per creare quella rete di supporto che renda il percorso che ci aspetta (riforme costituzionali a Roma e riforma interna dello statuto qui) meno estemporaneo. Meno legato alla personalità dei presidenti e alle istanze localiste e più inserito in un più vasto cammino riformista italiano e europeo. Ma anche per dare visibilità, in Alto Adige, alla minoranza italiana e nel Trentino ad una autonomia fatta di collegamenti e non solo di confini. E dunque, nel Forum dell'Alto Adige e del Trentino con il nostro direttore Alberto Faustini, è nato l'asse dei vice.
Molti nel Pd direbbero: alla buon'ora. Tommasini: E' vero. Dobbiamo essere più presenti anche nei passaggi interni. Non solo attraverso l'azione di Bressa o Renzi. E dobbiamo farlo non per spirito di partito ma perchè il Pd è l'unico partito capace di farci uscire da una fase di precarietà in cui l'autonomia cerca solo di strappare competenze e finanziamenti a Roma e poi scappa a Bolzano. Ma adesso quel tempo è finito. La legge elettorale toglierà peso ai parlamentari Svp ad esempio. E solo il Pd può far capire agli altoatesini che dietro l'autonomia c'è un disegno. Più ampio rispetto a quello rivendicativo della Svp. Olivi: Il Pd dovrà far valere la sua filiera lunga rispetto a quella corta degli autonomisti. Che spesso negoziano singole partite e usano le competenze come argine solo muscolare verso l'esterno. Invece l'esterno, cioè Roma e lo Stato, è il Pd che deve tenerlo sempre dentro i processi. Perché il Pd è autonomista nel governo e lo è a Trento.

La Svp dice: se c'è pericolo andiamo a Vienna. E il Patt: se ci attaccano andiamo dalla Svp. Basterà adesso? Tommasini: No, non serve più solo il diritto. Serve la politica. Non bastano i commi, le clausole. Quando arriva la necessità di fare le riforme occorre mettersi avere una rete. Chi farà le riforme costituzionali che daranno un assetto anche alle speciali? Il governo, il Pd e le autonomie insieme. Non da sole. Chi farà la riforma degli statuti? Svp, Patt, Pd e le comunità. Lì si farà politica, non diritto. Olivi: Il Pd rappresenta l'alternativa strategica alla sola tattica degli autonomisti. Esiste un governo a Trento perché c'è stato alla base un patto politico. Esiste l'autonomia per le nostre terre perché c'è stata la politica più di trent'anni fa che ha messo insieme istanze regionali, provinciali e doveri dello Stato. Guardiamo al passato recente. La crisi per Trento e Bolzano è iniziata quando sono spariti gli interlocutori politici, cioè col governo Monti. Tutti uguali e leggi (e tagli) uguali per tutti. Invece gli accordi sostenibili sono stati quelli di Milano, con Berlusconi e questo di Roma, con Renzi. Dove si è messa in mezzo la politica.

Ma il Pd appare sfilacciato. Non solo nel sostegno a Renzi ma anche a Bolzano, dove è accusato di appiattirsi sulla Svp, e a Trento dove rischia di farsi schiacciare dal Patt. Tommasini: Serve più forza nelle segreterie. Maggiore presenza. A Bressanone, dove c'erano 400 persone, abbiamo iniziato un percorso nuovo. E' un segnale preciso. Come pure lo è il fatto che io e Olivi oggi siamo qui, insieme. Il Pd metterà in campo le sue competenze e le sue reti nazionali nelle riforme istituzionali e instaurerà un rapporto diretto con la gente in Alto Adige proponendo di affrontare i temi della governance e della proporz. Olivi: Il Pd deve pensare a darsi un assetto regionale. Un asse che dia delle risposte di largo respiro, che rassicuri le popolazioni, che non minacci soltanto questo o quello. Dobbiamo evitare l'omologazione sulle posizioni di Patt o Svp che puntano tutto sulle competenze. Che serve decidere anche sul merlo maschio se poi all'improvviso tutto cambia, l'Europa preme, la spending avanza e non ci sono più soldi? Dobbiamo dare l'esempio. Buon governo a Trento e Pd che sappia stare tutto insieme, dal Brennero a Borghetto.

A proposito, la Regione? Dopo essere stata svuotata ora sembra rientrare dalla finestra... Tommasini: Perché serve. E non soltanto come massa critica. Del tipo: da soli siamo 500mila, insieme siamo un milione. Ma come luogo in cui regolare questioni comuni. Ambiente, trasporti. Ma pure perchè ha un alto valore simbolico. Pensate all'operazione Haydn. Trento e Bolzano che decidono insieme sulla cultura. Che poi è il vero collante della convivenza. Olivi: La stagione degli egoismi l'ha svuotata. Ma oggi capiamo tutti che c'è l'esigenza di nuova coesione, di solidarietà. Tentiamo un passaggio forte: discutiamo a livello regionale tutto quello che ci può stare. Poche cose ma strutturate. Penso al turismo, dove il lago di Garda trentino può imparare molto da Caldaro. Ma anche alla sanità. A Trento si ragiona di rete sanitaria. Ebbene? Perchè guardare solo a Trento e Rovereto? E se c'è un buon chirurgo a Bolzano?.

Dopo avervi ascoltato uno pensa: ma allora, i presidenti? Che fate, li sentite, li subìte, siete d'accordo su molto o su poco? Tommasini: Io ho un buon rapporto. Ogni azione della giunta è basata sulla condivisione. Poi Kompatscher non è affetto da bulimia delle competenze. Non è questione di rapporti ma di far valere una presenza. Olivi: Non si tratta di rapporti personali ma di instaurare un modello. La presenza del Pd non vale perchè Olivi è il vice. Vale politicamente. Vale il modello che coniuga interessi territoriali e responsabilità nazionali. A proposito: bene l'Euregio. Ma vorrei che si andasse oltre. Verso una cooperazione alpina che tenga unite le terre omogenee. In una Ue dove il Pd conta sui legami con la grande famiglia riformista europea. Siamo grandi e forti e qui ci muoviamo in sordina. E' ora di cambiare registro. 


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