Grandi elettori, è impasse. Scontro tra Rossi e il Pd

TRENTO È ancora muro contro muro in maggioranza sulla scelta dei «grandi elettori» da inviare a Roma per l’elezione del presidente della Repubblica a partire dal 29 gennaio. Mercoledì è convocato il consiglio regionale, ma il vertice del centrosinistra autonomista ieri non ha sciolto il nodo e ognuno è rimasto sulle proprie posizioni di partenza. Uno scontro che è soprattutto interno alla maggioranza trentina, tra il governatore Ugo Rossi e il Pd.
C. Bert, "Trentino", 17 gennaio 2015


Rossi ieri è restato fermo sulla proposta avanzata insieme al presidente altoatesino Arno Kompatscher, un ticket istituzionale formato da presidente e vicepresidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo (Patt) e Thomas Widmann (Svp), a cui si aggiungerà un rappresentante scelto dalle minoranze. Il governatore ne fa una questione di prassi (e ha citato la circolare di Chiamparino e Brega, che hanno dato indicazione di inserire i presidenti di giunte e consigli regionali nelle delegazioni dei grandi elettori), di rappresentanza istituzionale regionale, a cui si aggiungerebbe l’alternanza di genere visto che, con Chiara Avanzo, nella delegazione del Trentino Alto Adige ci sarebbe anche una donna.
Un’impostazione che cozza con le rivendicazioni del Partito democratico, primo partito a livello regionale e provinciale, che non intende restare fuori dalla partita Quirinale.
Lo ha detto ieri la segretaria Pd Giulia Robol, parlando a nome anche del Pd altoatesino: «Rossi insiste sulla valenza istituzionale dei grandi elettori, ma l’elezione del presidente della Repubblica è sì un atto istituzionale ma è anche una scelta politica, e il primo partito non può esserne escluso. Abbiamo chiesto che se ne discuta ancora e mi auguro che il presidente Rossi ne tenga conto». «Anche perché - aggiunge polemizzando sul metodo - sarebbe stato meglio se Rossi e Kompatscher la loro proposta l’avessero fatta in maggioranza e non sui giornali».
Pronta la replica del segretario del Patt Franco Panizza: «Il voto dei nostri grandi elettori sarà un voto di maggioranza e non di partito. E al Pd ricordo che nel 2013 noi autonomisti fummo fedeli all’indicazione di Marini e Prodi, mentre Pacher e Nicoletti dichiararono di non aver votato Marini. Se c’è chi teme franchi tiratori, non è da noi che deve cercarli, ma nei 101 del Pd che affossarono Prodi». Il nodo dei grandi elettori è stato in realtà l’ultimo tema affrontato al vertice di ieri. Sul tavolo della maggioranza anche il dossier sull’aggiornamento dello Statuto di autonomia, a cui stanno lavorando dieci esperti (5 a Trento e 5 a Bolzano) che dovrebbero elaborare un disegno di legge costituzionale da approvare contestualmente alla riforma del Titolo V della Costituzione in discussione in parlamento. Un testo che dovrebbe definire meglio le competenze delle Province autonome rispetto allo Stato. Ma in questa discussione entra naturalmente in gioco anche il ruolo della Regione, su cui trentini e altoatesini hanno storicamente posizioni diverse. «È il solito dilemma - sintetizza Panizza - Trento accelera e Bolzano frena. Non possiamo rompere, serve gradualità, per questo è importante che i due gruppi di lavoro si raccordino tra loro». E Rossi è tornato a richiamare l’importanza di aver portato Bolzano a condividere l’esigenza di uno Statuto unico. Panizza ha anche messo in agenda entro febbraio una giornata di studio con apporti di politici e tecnici: «La riflessione sul futuro della nostra autonomia non può essere confinata dentro i partiti». 


Grandi elettori braccio di ferro Patt-Pd, "L'Adige", 17 gennaio 2015
Scontro tra Rossi e il Pdal fuoco - dalle misure per la crescita economica al terzo Statuto - era molta, ma il pepe al vertice di maggioranza di ieri lo ha dato la questione dei grandi elettori. Su chi voterà il successore di Napolitano siamo al braccio di ferro tra Patt e Pd che, per ragioni diverse, hanno idee opposte su chi debba andare a Roma in rappresentanza della Regione. 


Il presidente Ugo Rossi ha insistito per mantenere la prassi istituzionale: «Ad ogni elezione dal 1992 - dice - sono stati nominati per la maggioranza il presidente o il vicepresidente del consiglio regionale o della giunta regionale. Non c'è motivo per modificare una consuetudine che, tra l'altro, è caldeggiata anche a livello nazionale dalla Conferenza delle Regioni». Dunque avanti con Chiara Avanzo (Patt) e Thomas Widmann (Svp), rispettivamente presidente e vice del Consiglio regionale.

Il Pd però non ci sta, e su questa partita non ha alcuna intenzione di mollare. Lo sottolinea Giulia Robol respingendo al mittente la proposta avanzata da Rossi e Kompatscher: «Per cominciare non ci è piaciuto il metodo: ho appreso della proposta dal giornale. E poi non condivido il merito della proposta perché va trovato un equilibrio tra prassi istituzionale e politica. L'elezione del Capo dello Stato per il Pd, partito di maggioranza in Italia ma anche in Trentino Alto Adige, ha un alto valore politico. Chiediamo solo che sia riconosciuto al Partito democratico il suo ruolo in questo delicato passaggio istituzionale». Insomma, il Pd chiede che accanto a Widmann ci sia un suo esponente (per esempio Bruno Dorigatti o Alessandro Olivi). 

Che succederà ora? Di certo serve un chiarimento prima del consiglio regionale di mercoledì, quando all'ordine del giorno c'è proprio l'elezione dei grandi elettori. «Abbiamo chiesto che ci sia un nuovo incontro prima del voto - dice Robol - non chiediamo poltrone e neppure vogliamo mostrare i muscoli, per noi è una questione di rappresentanza politica. Il tema non può essere liquidato solo come un passaggio istituzionale, sono i partiti che esprimono le maggioranze anche per l'elezione del capo dello Stato. Contiamo che si trovi una mediazione». Ma anche il Patt è deciso a non mollare: «Il tema politico c'è - ribatte Rossi - ma è successivo: fare in modo che tutti i grandi elettori della coalizione di maggioranza si riconoscano nelle proposte che vengono fatte. Politico è che il prossimo presidente della Repubblica nel suo messaggio di insediamento faccia riferimento anche al ruolo svolto dalle autonomie speciali».

Su questo fronte ha avuto gioco facile anche il senatore autonomista Franco Panizza (tra l'altro segretario del Patt): «All'ultima elezione del capo dello Stato io e il collega Ottobre, entrambi per formazione abituati a rispettare gli accordi presi, abbiamo votato secondo le indicazioni prima Marini e poi Prodi. I 101 franchi tiratori che hanno impallinato Prodi - sottolinea Panizza mettendo il dito in una piaga ancora aperta tra i democratici - erano in gran parte del Pd». Come dire che la lealtà degli autonomisti è superiore a quella di molti esponenti dello stesso Pd, e dunque Robol si metta pure l'anima in pace. 

Il confronto, duro, sull'elezione dei grandi elettori alla fine ha in qualche modo offuscato i temi su cui, ancor prima delle dimissioni di Napolitano, era stato messo in calendario il vertice di maggioranza: in cima alla lista le misure per favorire la crescita economica. All'incontro erano presenti tutti gli assessori e i segretari di partito della coalizione con cui è stata tracciata una sorta di "road map" delle novità introdotte dalla finanziaria e messe a punto dalle ultime riunioni di giunta. È stata fatta anche un'ipotesi di calendarizzazione dei disegni di legge in gestazione.

Altro argomento di rilievo era la discussione sul terzo Statuto e i progressi fatti dal gruppo di lavoro di cui fanno parte anche Marco Boato, Luca Zeni e Giuseppe Detomas. Panizza ha proposto che la discussione ora esca dalle stanze degli addetti ai lavori organizzando a febbraio una giornata aperta a tutti coloro che sono interessati alla riforma dell'autonomia regionale. «Abbiamo condiviso - sottolinea il senatore del Patt - che la fisionomia della Regione debba rimanere forte, ragione in più per mandare a Roma due grandi elettori espressione ai massimi livelli dell'istituzione regionale».



Il Pd ha ufficializzato la candidatura di Dorigatti. 
Grandi elettori Robol scrive a Rossi e alla maggioranza. Baratter e Ottobre per Avanzo, L. Patruno, "L'Adige", 19 gennaio 2015

La segretaria del Pd del Trentino, Giulia Robol , ha formalizzato ieri via email al presidente Ugo Rossi - e per conoscenza ai segretari Panizza (Patt) e Conzatti (Upt) - la proposta del presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti , come grande elettore da inviare a Roma insieme a Thomas Widmann (Svp), presidente del consiglio provinciale di Bolzano e vicepresidente di quello regionale, per l'elezione del capo dello Stato, perché coniuga ruolo politico e istituzionale.
Ieri sia Robol che il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi, hanno chiesto nuovamente al governatore Ugo Rossi un incontro di maggioranza per discutere della questione, dopo il confronto di venerdì in cui il presidente aveva ribadito la sua volontà di indicare come grande elettore la presidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo (Patt), come scelta istituzionale, perché rappresenta l'assemblea regionale.
Mercoledì il consiglio regionale dovrà votare e prima d'allora la maggioranza di centrosinistra autonomista e l'Svp dovranno cercare un'intesa se non vogliono arrivare in aula divisi. Patt e Svp, insieme all'Upt, avrebbero i voti per eleggere la Avanzo anche senza il Pd, ma politicamente uno scenario di questo tipo segnerebbe una frattura pericolosa e incomprensibile. 
Intanto, ieri a difesa della scelta di Avanzo si sono espressi il deputato autonomista Mauro Ottobre e il capogruppo provinciale Lorenzo Baratter.
Baratter dice al Pd: «Non si può essere regionalisti a corrente alternata, a seconda delle convenienze». 


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