#AUTONOMIA - Adeguarla come valore repubblicano

Il futuro dell’autonomia speciale: questa la sfida lanciata da Alberto Faustini. Sfida importante che va gestita con intelligenza. Innanzitutto, uscire dallo stato di agitazione permanente. Agitare prima dell’uso è una prescrizione che vale per i farmaci. La politica dovrebbe essere altro.
Giancaludio Bressa, "Trentino", 16 gennaio 2015


La motivazione definitiva della specialità sta nel rispetto del principio pattizio tra Stato e autonomie speciali, non nel rivendicazionismo urlato e nervoso di una propria diversità. Prendo in prestito e parafraso le parole del prof. Gaetano Silvetri, presidente della Corte Costituzionale: la creazione di Regioni a statuto speciale è un portato della storia. 

La loro creazione, dunque, così come la loro cancellazione, non può essere frutto di una mera volontà politica. Per questo, suggerisce Silvestri, il loro futuro coincide con la valorizzazione della loro peculiarità, con il diventare componenti della ricchezza culturale e sociale del Paese. Ricordare le origini non è coltivare le ragioni della memoria. Le origini sono le basi su cui costruire il futuro. Senza fretta. Lo Statuto del Trentino Alto Adige è l’unico nato non direttamente da iniziative della comunità interessata, ma predisposto sulla base di un disegno di legge governativo, ai sensi dell’Accordo Degasperi-Gruber. Questo carattere peculiare e singolare della specialità di Trento e Bolzano fece sì che l’Assemblea Costituente abbia preso atto dell’autonomia speciale come di “un fatto compiuto”.

Questo, però, ci dice anche che la specialità dell’Alto Adige è un fatto politico prima ancora che istituzionale. Quando si parla di terzo Statuto è inutile, se non pericoloso, immaginare percorsi solitari. La questione centrale è più politica e meno diritto. Trento e Bolzano hanno dimostrato come la capacità di iniziativa e proposta possa pagare: il recente accordo di Roma dello scorso ottobre non ha prodotto solo una semplice modifica dell’ art. 79 dello Statuto, ma ha introdotto una visione nuova e concordata tra Province e Stato dell’autonomia finanziaria basata su certezza, responsabilità e solidarietà. Si tratta di una scelta culturale e istituzionale significativa per l’intero Paese che aiuta a spiegare l’accordo a chi speciale non è.

L’aver riconosciuto che è il sistema territoriale integrato (e cioè Regioni, Province, Enti locali, Autonomie, Amministrazioni e Università) che concorre al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, significa non solo aver cancellato un contenzioso pluridecennale con lo Stato, ma aver responsabilizzato al massimo livello il ruolo istituzionale e politico delle Province. Consapevoli di questo, io credo che il tema della specialità vada affrontato nel suo insieme, anche sapendo che stiamo parlando di cinque storie diverse. Dove le esigenze particolari delle collettività territoriali sono più forti e più sentite, gli strumenti sono utilizzati meglio e le soluzioni adottate sono differenziate. Dove, al contrario, è più difficile individuare queste esigenze, vi sono ampi spazi di “erosione” delle competenze.

Non sono dunque solo gli statuti a generare la specialità. E’ piuttosto la specialità “sentita” e declinata in un disegno di autonomia a determinare gli spazi di vera differenziazione e di vera efficienza delle Regioni ad autonomia differenziata. Risulta più facile, allora, comprendere quanto ho tentato di trasmettere: la questione della specialità non è solo diritto ma anche e soprattutto politica. Di tale processo fanno parte anche le norme di attuazione, magari riscrivendone alcune per meglio dettagliare oggetti e ambiti materiali senza dover necessariamente mettere mano allo Statuto. Tutto questo valorizzerebbe il rapporto pattizio bilaterale con lo Stato. Io credo che il lavoro per adeguare lo Statuto di autonomia sia necessario e importante, sapendo che i problemi da affrontare sono complessi e con livelli di maturazione tra loro diversi. Ad esempio, i temi linguistici, della scuola e della rappresentanza per gruppi linguistici per Bolzano sono decisivi e non andrebbero elusi in una revisione complessiva dello Statuto. Il tema più urgente, però, rispetto al quale rilevo una inerzia preoccupante, sarebbe quello di un approccio comune delle cinque autonomie speciali rispetto al processo di aggiornamento costituzionale dei rispettivi Statuti.

Aprire un confronto unitario tra le cinque regioni speciali e lo Stato, che potrebbe concludersi con una convenzione tra Stato e autonomie speciali (capace di tracciare le linee procedurali per le revisioni degli Statuti), sarebbe non solo opportuno, ma decisivo. Si potrebbe scrivere un importante passaggio repubblicano, capace di esaltare il pluralismo costituzionale e rimotivare i fondamenti della specialità in chiave di responsabilità e solidarietà. Le speciali non sono solo un pezzo della Repubblica, sono uno degli elementi costitutivi dell’autonomia e della cultura dell’autonomia nazionali.

Decliniamo questo come un valore repubblicano, non immiseriamoci in una piccola battaglia protezionistica provinciale.


L'onorevole Gianclaudio Bressa, sottosegretario agli affari regionali, sarà oggi alla tavola rotonda sull’autonomia che verrà, organizzata a Bressanone dal Pd. Insieme a lui, nel dibattito moderato dal nostro direttore all'Accademia Cusano, alle 20.30, ci saranno il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, il senatore e membro della Commissione dei 6 e dei 12, Karl Zeller e il segretario locale del Pd, Carlo Costa.


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